Or s'è staccato un pezzo di luna,
Attonito constàto dal balcone;
In una notte silenziosa e bruna,
Sugli astri poserò la mia attenzione,
Forma il cielo una limpida laguna,
Dove le stelle delicate e buone,
Si bagnano e risplendono una ad una,
Ma a guardarle non ci son persone,
Ch'è giunta l'ora del dolce riposo,
Per l'uom che é delle fatiche sposo,
Non turbi, stelle, la vostra bellezza,
Di Morfeo la placida carezza,
Che porta a noi quel sonno necessario,
Che pur d'altre fatiche è l'emissario.
martedì 31 luglio 2007
L'agguato
Aghi aguzzi
Che vorticando
Nella spirale
Infinita,
Pungono frangenti
Attimi di nulla.
Attraversando
La strada,
Su un metallico
Bisonte,
Trema leggermente
Il carico ben trattenuto.
Spilli d'acciaio,
Che roteano
Senza esser visti,
Preparando il prossimo
Agguato.
E intanto ripenso
Alla Sibilla Cumana,
Alle sue foglie sparse,
Irrecuperate dagli
Abissi del tempo,
Annotate dagli Angeli.
Alle colonne doriche
Crollate,
Non spilli allora,
Ma ombre mortali
Di meridiane
Immo-mobili.
Schivo il prossimo
Dèmone,
Ruggisce rombando,
Il rosso occhio
Di un Triocolo
Evidenzia il mio errore.
Ma penso
Alle vette notturne
Percorse dai venti,
Ora tacite,
Un tempo percorse
Da Annibale,
E il rosso
Delle torce,
I barriti degli
Elefanti,
Dove sono ora
Quelle zanne d'avorio ?
Predato
Da un verme
Metallico
Che si muove
Su rotaie,
Tremo al passaggio!
Carovane
Di mercanti
Si snodano
Su lunghe file,
Trema la terra
Sotto zoccoli e ruote.
Ma aghi aguzzi
Vorticano nella
Spirale infinita,
Anch'io cadrò vittima
Del loro agguato.
Che vorticando
Nella spirale
Infinita,
Pungono frangenti
Attimi di nulla.
Attraversando
La strada,
Su un metallico
Bisonte,
Trema leggermente
Il carico ben trattenuto.
Spilli d'acciaio,
Che roteano
Senza esser visti,
Preparando il prossimo
Agguato.
E intanto ripenso
Alla Sibilla Cumana,
Alle sue foglie sparse,
Irrecuperate dagli
Abissi del tempo,
Annotate dagli Angeli.
Alle colonne doriche
Crollate,
Non spilli allora,
Ma ombre mortali
Di meridiane
Immo-mobili.
Schivo il prossimo
Dèmone,
Ruggisce rombando,
Il rosso occhio
Di un Triocolo
Evidenzia il mio errore.
Ma penso
Alle vette notturne
Percorse dai venti,
Ora tacite,
Un tempo percorse
Da Annibale,
E il rosso
Delle torce,
I barriti degli
Elefanti,
Dove sono ora
Quelle zanne d'avorio ?
Predato
Da un verme
Metallico
Che si muove
Su rotaie,
Tremo al passaggio!
Carovane
Di mercanti
Si snodano
Su lunghe file,
Trema la terra
Sotto zoccoli e ruote.
Ma aghi aguzzi
Vorticano nella
Spirale infinita,
Anch'io cadrò vittima
Del loro agguato.
Benessere
Sono pervaso da
Un vago senso di malessere,
Il piede cavo si impegna
Nel causare dolore,
Specie se, per qualche motivo,
Non ho i plantari,
Mi sento le ginocchia cedevoli,
I muscoli della schiena
E delle gambe sono rigidi
E un po' indolenziti,
La discopatia erniaria
Mi rende insicura la schiena,
Alle volta fa male,
Ho un leggero senso
Di insicurezza intestinale,
Anche le spalle e
I muscoli delle braccia
Sono rigidi
E un po' indolenziti,
Se tengo il collo girato
Magari per parlare con
Qualcuno un po' scostato,
Prende presto a farmi male,
Sono miope,
E soffro d'insonnia,
Mi fanno male gli occhi
A causa dello schermo
Del computer
E delle letture,
Ho una certa cefalea,
Che mi dà l'impressione
Di avere un piccolo
Martello pneumatico
Dentro il cranio,
Fa caldo e sudo
Tantissimo,
L'attrito delle
Ascelle mi causa
un certo bruciore;
Tutto sommato,
Direi che sto proprio bene.
Un vago senso di malessere,
Il piede cavo si impegna
Nel causare dolore,
Specie se, per qualche motivo,
Non ho i plantari,
Mi sento le ginocchia cedevoli,
I muscoli della schiena
E delle gambe sono rigidi
E un po' indolenziti,
La discopatia erniaria
Mi rende insicura la schiena,
Alle volta fa male,
Ho un leggero senso
Di insicurezza intestinale,
Anche le spalle e
I muscoli delle braccia
Sono rigidi
E un po' indolenziti,
Se tengo il collo girato
Magari per parlare con
Qualcuno un po' scostato,
Prende presto a farmi male,
Sono miope,
E soffro d'insonnia,
Mi fanno male gli occhi
A causa dello schermo
Del computer
E delle letture,
Ho una certa cefalea,
Che mi dà l'impressione
Di avere un piccolo
Martello pneumatico
Dentro il cranio,
Fa caldo e sudo
Tantissimo,
L'attrito delle
Ascelle mi causa
un certo bruciore;
Tutto sommato,
Direi che sto proprio bene.
Il Re Nero
Dei giorni in cui
Praticavo la musica,
E' rimasta solo una nota,
Una sirena di nave, grave,
Lontana come lontano
E' il pianoforte da me,
Di quando sognavo
Di far l'insegnante,
E' rimasta una frase,
Che dissi a un'amica
Al Liceo: - Penso già
Ai futuri miei allievi.
Dell'impegno che misi
A cercare l'amore,
E' rimasto un fiore,
Secco, appassito,
Son io, che aspetto
Il vento per portarmi via.
Ma ora soltanto
Rimango perplesso,
Alla scacchiera sedendo,
E ad ogni alba mi accorgo,
Che la partita va avanti;
Ma il Re Nero da tempo
E' reclinato.
Praticavo la musica,
E' rimasta solo una nota,
Una sirena di nave, grave,
Lontana come lontano
E' il pianoforte da me,
Di quando sognavo
Di far l'insegnante,
E' rimasta una frase,
Che dissi a un'amica
Al Liceo: - Penso già
Ai futuri miei allievi.
Dell'impegno che misi
A cercare l'amore,
E' rimasto un fiore,
Secco, appassito,
Son io, che aspetto
Il vento per portarmi via.
Ma ora soltanto
Rimango perplesso,
Alla scacchiera sedendo,
E ad ogni alba mi accorgo,
Che la partita va avanti;
Ma il Re Nero da tempo
E' reclinato.
domenica 29 luglio 2007
Chi mi spiegherà ?
Chi mi spiegherà,
Perché dopo mezzanotte
Mi viene da piangere,
E non so il perché,
Chi mi spiegherà,
Che è come
Passare una frontiera
Di nebbia,
Perché la notte
Sei solo
Di fronte a te stesso,
E non c'è la pace,
Come un campo
Di battaglia
Pieno di ombre,
Sui muri,
Di soldati,
Che puntano
Le baionette
Contro il cuore,
Paesaggio grigio
Che non sai
Da dove arrivi,
Ma ti circonda,
Paesaggio
Che è quello
Dell'anima
Che si guarda,
Paesaggio
Che è un urlo
Di desolazione
Nel deserto,
Chi mi spiegherà ?
La notte
Quando fuggo
Nel sonno,
Ma chiudo
Gli occhi,
E so che il risveglio
Mi aspetta.
Perché dopo mezzanotte
Mi viene da piangere,
E non so il perché,
Chi mi spiegherà,
Che è come
Passare una frontiera
Di nebbia,
Perché la notte
Sei solo
Di fronte a te stesso,
E non c'è la pace,
Come un campo
Di battaglia
Pieno di ombre,
Sui muri,
Di soldati,
Che puntano
Le baionette
Contro il cuore,
Paesaggio grigio
Che non sai
Da dove arrivi,
Ma ti circonda,
Paesaggio
Che è quello
Dell'anima
Che si guarda,
Paesaggio
Che è un urlo
Di desolazione
Nel deserto,
Chi mi spiegherà ?
La notte
Quando fuggo
Nel sonno,
Ma chiudo
Gli occhi,
E so che il risveglio
Mi aspetta.
4 in versi liberi
Le mille e una notte
Una conchiglia
Posata sta
Sopra un guscio di perle
Venute dall'Est
Un silenzio
Un silenzio
Ti sfiora d'emozioni
Che alludono misteriose
All'Amore di Eraclito
Lo sguardo
Mi accarezzi
Senza toccarmi,
Mi guardi,
Ma non mi amerai.
La boccetta
Una boccetta vuota
Rimane in una stanza,
Cadono lacrime,
Che non raccoglie.
Una conchiglia
Posata sta
Sopra un guscio di perle
Venute dall'Est
Un silenzio
Un silenzio
Ti sfiora d'emozioni
Che alludono misteriose
All'Amore di Eraclito
Lo sguardo
Mi accarezzi
Senza toccarmi,
Mi guardi,
Ma non mi amerai.
La boccetta
Una boccetta vuota
Rimane in una stanza,
Cadono lacrime,
Che non raccoglie.
L'equipaggio
L'astronave è già partita,
Si allontana tra le stelle,
Si allontana ed il reattore,
Nello spazio fa faville,
Cinque son dell'equipaggio,
Cinque son ben addestrati,
Se ne vanno nello spazio,
Essi son ben preparati,
Uno esce dopo un giorno
A vedere lo scafandro,
Lui si guarda bene attorno,
Poi si perde nello spazio.
Quattro or son diventati,
Quattro ottimi astronauti,
Essi son ben preparati,
Per agire tra gli astri.
Uno visita l'interno,
Controllandone il motore,
Quello dà in un'accensione,
E' terribile il bruciore,
Tre ora sono qui rimasti,
Tre astronauti ormai impauriti,
Tre a viaggiare nello spazio,
Dalla Terra son partiti;
Quando siedono alla mensa,
Presto iniziano a parlare,
Ma la discussione è intensa,
E si va per litigare,
Ma di loro uno tossisce,
Poi d'alzarsi tenta invano,
A star male si accanisce,
E s'appoggia su una mano,
Cade infine nauseato,
Cosa c'era nel suo piatto ?
Lui con un estremo scatto,
Riman giù, presto fiaccato.
In due ora son rimasti,
Due astronauti paranoici,
Tra quei panorami vasti,
L'uno all'altro dà ogni colpa.
Si controllano l'un l'altro,
Pure sembrano innocenti,
Si controllano ben bene,
Sono pieni di spaventi,
Pure un di lor scompare,
Non si sa che cosa accadde,
Non lo posso raccontare,
Non so cosa capitò.
Uno solo ora è rimasto,
Uno solo preparato,
E' alla guida della nave,
Dalle spore conquistato,
L'atronave ancora viaggia
Nello spazio assai profondo,
Essa è fino al suo fondo,
Dalle spore ricoperta,
Essa viaggia viaggia sempre,
Non c'è più nessun pilota,
Si allontana tra le stelle,
Pure è ancora tutta vuota,
Riman solo un astronauta
Ricoperto dalle spore,
Esso è in vita, mai non muore,
Ché le spore il fiato danno,
Esso è in vita, mai non muore,
Sempre giovane rimane,
E con lui le aliene spore,
In eterno anche vivranno.
Si allontana tra le stelle,
Si allontana ed il reattore,
Nello spazio fa faville,
Cinque son dell'equipaggio,
Cinque son ben addestrati,
Se ne vanno nello spazio,
Essi son ben preparati,
Uno esce dopo un giorno
A vedere lo scafandro,
Lui si guarda bene attorno,
Poi si perde nello spazio.
Quattro or son diventati,
Quattro ottimi astronauti,
Essi son ben preparati,
Per agire tra gli astri.
Uno visita l'interno,
Controllandone il motore,
Quello dà in un'accensione,
E' terribile il bruciore,
Tre ora sono qui rimasti,
Tre astronauti ormai impauriti,
Tre a viaggiare nello spazio,
Dalla Terra son partiti;
Quando siedono alla mensa,
Presto iniziano a parlare,
Ma la discussione è intensa,
E si va per litigare,
Ma di loro uno tossisce,
Poi d'alzarsi tenta invano,
A star male si accanisce,
E s'appoggia su una mano,
Cade infine nauseato,
Cosa c'era nel suo piatto ?
Lui con un estremo scatto,
Riman giù, presto fiaccato.
In due ora son rimasti,
Due astronauti paranoici,
Tra quei panorami vasti,
L'uno all'altro dà ogni colpa.
Si controllano l'un l'altro,
Pure sembrano innocenti,
Si controllano ben bene,
Sono pieni di spaventi,
Pure un di lor scompare,
Non si sa che cosa accadde,
Non lo posso raccontare,
Non so cosa capitò.
Uno solo ora è rimasto,
Uno solo preparato,
E' alla guida della nave,
Dalle spore conquistato,
L'atronave ancora viaggia
Nello spazio assai profondo,
Essa è fino al suo fondo,
Dalle spore ricoperta,
Essa viaggia viaggia sempre,
Non c'è più nessun pilota,
Si allontana tra le stelle,
Pure è ancora tutta vuota,
Riman solo un astronauta
Ricoperto dalle spore,
Esso è in vita, mai non muore,
Ché le spore il fiato danno,
Esso è in vita, mai non muore,
Sempre giovane rimane,
E con lui le aliene spore,
In eterno anche vivranno.
Batte la lavandaia
Batte la lavandaia
Il suo lindo bucato,
Lo batte con pazienza,
Lo ha molto lavorato,
Continua con passione
Codesto suo operare,
Continua per il fatto
Ch'abbisogna di mangiare,
Passa di là un poeta,
E vede il lustro panno,
Dice alla lavandaia:
- Io certo non m'inganno,
Più poeti ci sono
In Italia che lavandaie,
Così uniam le sorti,
Per lasciar parche grondaie,
Io vedo che ancor sbatti
Quel panno ben lavato,
Che davvero a me sembra
Un foglio di bucato,
E' certo un foglio bianco,
Ove scriver si può,
Sarò scarso poeta,
Ma questa idea ti do,
Scriviamo su quel panno
Qualche mia invenzione,
Magari pagheranno,
Per attrarre l'attenzione. -
Così qualche poeta
Rimase pur per strada,
Ma molti ora sanno,
La storia come vada,
Poeti e lavandaie
Hanno unito certe idee,
Ed hanno poi creato
Certe frasi euripidee
Che ancora oggi stanno,
Udite, ben si oda,
Su molte maglie e panni,
E crearono una moda.
Il suo lindo bucato,
Lo batte con pazienza,
Lo ha molto lavorato,
Continua con passione
Codesto suo operare,
Continua per il fatto
Ch'abbisogna di mangiare,
Passa di là un poeta,
E vede il lustro panno,
Dice alla lavandaia:
- Io certo non m'inganno,
Più poeti ci sono
In Italia che lavandaie,
Così uniam le sorti,
Per lasciar parche grondaie,
Io vedo che ancor sbatti
Quel panno ben lavato,
Che davvero a me sembra
Un foglio di bucato,
E' certo un foglio bianco,
Ove scriver si può,
Sarò scarso poeta,
Ma questa idea ti do,
Scriviamo su quel panno
Qualche mia invenzione,
Magari pagheranno,
Per attrarre l'attenzione. -
Così qualche poeta
Rimase pur per strada,
Ma molti ora sanno,
La storia come vada,
Poeti e lavandaie
Hanno unito certe idee,
Ed hanno poi creato
Certe frasi euripidee
Che ancora oggi stanno,
Udite, ben si oda,
Su molte maglie e panni,
E crearono una moda.
Identità oscura
Ho ormai ripreso l'identità oscura,
Così potrò non aver più paura,
E per il mondo mi muoverò in pace:
Sarò vestito come più mi piace.
Nel mio pensiero ogni contrario tace,
E a questo desiderio mio soggiace
Tutto quello che fu per me una cura;
E' la mia scelta fondata e sicura,
Se dubbi ebbi ora son deciso,
Così sul volto mi torna il sorriso,
Dei colori non m'importa più niente,
Come fu m'abbiglierò tra la gente;
Io dell'Inconscio messaggero e alfiere
Son ritornato alle mie vesti nere.
Così potrò non aver più paura,
E per il mondo mi muoverò in pace:
Sarò vestito come più mi piace.
Nel mio pensiero ogni contrario tace,
E a questo desiderio mio soggiace
Tutto quello che fu per me una cura;
E' la mia scelta fondata e sicura,
Se dubbi ebbi ora son deciso,
Così sul volto mi torna il sorriso,
Dei colori non m'importa più niente,
Come fu m'abbiglierò tra la gente;
Io dell'Inconscio messaggero e alfiere
Son ritornato alle mie vesti nere.
I parassiti
I parassiti
Tra i peli
Si appiccicano,
E la pelle,
Fastidiosi,
Pizzicano,
Hanno spesso
Croste
Marroncine,
Oppure molte
Zampette
Vicine,
Quando camminano
Causano
Pruriti,
O quando pungono
Con aghi
Appuntiti,
Piattole,
Pulci, Cimici
O zanzare,
Godono molto
La pelle
A punzecchiare,
Se li guardi
Con la lente
D'ingrandimento,
Ti prende spesso
Un disgustoso
Sentimento,
Specie se
Sono
Bene incassati
Dentro la carne,
E sono
Ormai ingrassati,
Fanno le uova,
Le depongono
Tra i peli,
Credo siano
Bianche
Come asfodeli,
Anche se riesci
Con fatica
Ad annientarli,
Esse si schiudono
Pronte
A rimpiazzarli,
Non c'è
Parte del corpo
Che sia immune,
Ognuno pungono
Prima o poi
Con grande acume.
Tra i peli
Si appiccicano,
E la pelle,
Fastidiosi,
Pizzicano,
Hanno spesso
Croste
Marroncine,
Oppure molte
Zampette
Vicine,
Quando camminano
Causano
Pruriti,
O quando pungono
Con aghi
Appuntiti,
Piattole,
Pulci, Cimici
O zanzare,
Godono molto
La pelle
A punzecchiare,
Se li guardi
Con la lente
D'ingrandimento,
Ti prende spesso
Un disgustoso
Sentimento,
Specie se
Sono
Bene incassati
Dentro la carne,
E sono
Ormai ingrassati,
Fanno le uova,
Le depongono
Tra i peli,
Credo siano
Bianche
Come asfodeli,
Anche se riesci
Con fatica
Ad annientarli,
Esse si schiudono
Pronte
A rimpiazzarli,
Non c'è
Parte del corpo
Che sia immune,
Ognuno pungono
Prima o poi
Con grande acume.
sabato 28 luglio 2007
Mi capita
Mi capita,
Alle volte,
Di viaggiare in posti
Lontani,
Strani,
Beccheggia l'urto
Della mente,
Col niente.
Mi capita
Di sentire
Come un fruscìo
Di velluto,
Intessuto
D'arabeschi misteriosi,
Colorati,
Dinientati.
Mi capita
Di vaneggiare
Uno spicchio di onde,
Profonde sì,
Ma verso l'alto,
Per poi ricadere,
Disperdersi,
Affondare.
Mi capita
Di non vedere
Più
Quanto ho intorno,
Ritorno
Ad un attimo,
Forse un'ora,
Forse un giorno,
E lì soggiorno
Almeno un po',
Perché mi capita
Di non esser presente,
Giacente,
Tra lapislazzuli
Blu
Su persiane
Veneziane,
Mi capita
Di percorrere
Le nuvole,
Come in favole,
Arrampicandomi
Sopra di esse,
Senza fatica,
Come su mollica.
Mi capita
Poi sempre
Di svegliarmi,
Alzarmi
Dal letto,
Ma dal cielo blu
Scendere giù.
Alle volte,
Di viaggiare in posti
Lontani,
Strani,
Beccheggia l'urto
Della mente,
Col niente.
Mi capita
Di sentire
Come un fruscìo
Di velluto,
Intessuto
D'arabeschi misteriosi,
Colorati,
Dinientati.
Mi capita
Di vaneggiare
Uno spicchio di onde,
Profonde sì,
Ma verso l'alto,
Per poi ricadere,
Disperdersi,
Affondare.
Mi capita
Di non vedere
Più
Quanto ho intorno,
Ritorno
Ad un attimo,
Forse un'ora,
Forse un giorno,
E lì soggiorno
Almeno un po',
Perché mi capita
Di non esser presente,
Giacente,
Tra lapislazzuli
Blu
Su persiane
Veneziane,
Mi capita
Di percorrere
Le nuvole,
Come in favole,
Arrampicandomi
Sopra di esse,
Senza fatica,
Come su mollica.
Mi capita
Poi sempre
Di svegliarmi,
Alzarmi
Dal letto,
Ma dal cielo blu
Scendere giù.
Stella del Nord
Stella
Che brilli
Nell'alto,
Illumina
La via
Al viandante,
Che vestito
D'un pallido
Manto,
S'inerpica
Sul terreno,
Ansante,
Illumina
E dimmi,
Nella notte,
Di quante
Strade furono
Interrotte,
Nel tuo
Bagliore
Silenzioso,
Accetta
Un canto
Di riposo,
Dalle
Quotidiane
Lotte tristi,
Tu sai
Perché sempre
Assisti,
Ad ogni
Evento
Sulla Terra,
Ché a te,
Nulla
Si rinserra,
Porta Luce,
Amore
E pace,
Sul nostro sonno,
Quando il mondo
Tace.
Che brilli
Nell'alto,
Illumina
La via
Al viandante,
Che vestito
D'un pallido
Manto,
S'inerpica
Sul terreno,
Ansante,
Illumina
E dimmi,
Nella notte,
Di quante
Strade furono
Interrotte,
Nel tuo
Bagliore
Silenzioso,
Accetta
Un canto
Di riposo,
Dalle
Quotidiane
Lotte tristi,
Tu sai
Perché sempre
Assisti,
Ad ogni
Evento
Sulla Terra,
Ché a te,
Nulla
Si rinserra,
Porta Luce,
Amore
E pace,
Sul nostro sonno,
Quando il mondo
Tace.
Il messaggero alato
Sinistro uccello dalle piume nere,
Tu che il becchime assaggi delle Chere,
Tu che dimori vicino alle tombe,
Ed al cui sguardo Speranza soccombe,
O tu che sai quale destino incombe,
Perché viaggi sicuro tra le ombre,
Le antiche cronache son tutte vere,
Le predizioni tue sono sincere;
Or vola e vieni dal regno dei morti,
E dicci quali notizie tu porti,
Raccontaci di sinistre caverne,
Delle tenebrose regioni averne,
Anche racconta il tuo oscuro passato,
Del Perché fosti Messaggero Alato.
Tu che il becchime assaggi delle Chere,
Tu che dimori vicino alle tombe,
Ed al cui sguardo Speranza soccombe,
O tu che sai quale destino incombe,
Perché viaggi sicuro tra le ombre,
Le antiche cronache son tutte vere,
Le predizioni tue sono sincere;
Or vola e vieni dal regno dei morti,
E dicci quali notizie tu porti,
Raccontaci di sinistre caverne,
Delle tenebrose regioni averne,
Anche racconta il tuo oscuro passato,
Del Perché fosti Messaggero Alato.
venerdì 27 luglio 2007
Fiore stendardo
Un fiore vi sarà come stendardo
Sul poema del torinese bardo,
Un fiore vi sarà irto di spine,
Su strada di macerie e di rovine,
Inframezzate dal pungente cardo,
Dove distrutto è ogni baluardo,
Su tal deserto s'alzan le mattine;
A tale luogo l'animo m'è affine.
Ché vagai a lungo e mai trovai l'amore,
E per questo ogni giorno un poco muore
Quello spirto che non ha più ristoro,
Neanche trova pace nel lavoro,
Di tutti questo è il mio più grande male,
E so che il mio futuro sarà uguale.
Sul poema del torinese bardo,
Un fiore vi sarà irto di spine,
Su strada di macerie e di rovine,
Inframezzate dal pungente cardo,
Dove distrutto è ogni baluardo,
Su tal deserto s'alzan le mattine;
A tale luogo l'animo m'è affine.
Ché vagai a lungo e mai trovai l'amore,
E per questo ogni giorno un poco muore
Quello spirto che non ha più ristoro,
Neanche trova pace nel lavoro,
Di tutti questo è il mio più grande male,
E so che il mio futuro sarà uguale.
Fiocco di neve
Fiocco di neve,
Con te si gioca
Spensierati
Per la strada.
Tu che rallegri,
E fai gioire
Ogni
Contrada,
Tu che rivesti
Il mondo
D'un manto
D'innocenza,
Ma se non ci sei,
Nessuno nota
La tua
Assenza,
Fiocco di lacrime
Che cadi
Dal cielo,
Fiocco di pianto
Reso solido
Dal gelo,
Fiocco di sogni,
Che si uniscono
Ricompattati,
Sul suolo
Per esser
Calpestati,
Fiocco ordinato,
Ma non si vede
Niente,
Della tua precisa
Simmetria
Splendente,
Fiocco che cadi
Soffice
Dall'alto,
E di emozioni
Copri
Il grigio asfalto.
Con te si gioca
Spensierati
Per la strada.
Tu che rallegri,
E fai gioire
Ogni
Contrada,
Tu che rivesti
Il mondo
D'un manto
D'innocenza,
Ma se non ci sei,
Nessuno nota
La tua
Assenza,
Fiocco di lacrime
Che cadi
Dal cielo,
Fiocco di pianto
Reso solido
Dal gelo,
Fiocco di sogni,
Che si uniscono
Ricompattati,
Sul suolo
Per esser
Calpestati,
Fiocco ordinato,
Ma non si vede
Niente,
Della tua precisa
Simmetria
Splendente,
Fiocco che cadi
Soffice
Dall'alto,
E di emozioni
Copri
Il grigio asfalto.
Quadro gotico
Sotto la luna piena c'è un castello,
Sul barbacane posa un pipistrello,
Son tutte le sue mura consumate,
Esso coprono edere intrecciate,
S'alzano verso il cielo,
Lo orlano del loro cupo velo,
Fende e strappa la notte
L'ululato di lupi a frotte e frotte,
Non c'è nessuna luce,
Soltanto il buio d'una notte truce,
Vaneggia nel silenzio
Qualche lamento dato dall'assenzio,
E su tutto troneggia
La musica che un'organo gorgheggia.
Allo strumento è seduto un vampiro,
Che suona e lascia andare un gran sospiro,
Dalle canne si levano accenti
Acuti e di gran dolor gementi,
Rimembra i dì perduti,
I giorni al sole ch'egli ha pur vissuti,
Note di basso lente,
Nel suo animo son le gioie spente,
Soltanto ne rimane,
Un tramonto che non arriva a mane,
Così grevi gemiti
Strappa all'organo con freddi fremiti,
Più che ad altro egli pensa,
All'amore perduto e alla sua assenza,
Lo sguardo fisso sopra la tastiera,
Attende ancora ma non più egli spera,
Come se lei volesse visitarlo,
E ancor pietosamente accettarlo,
Poi sul pallido volto
Si riflette un sogno che fu sepolto,
Ma è sol per un istante,
Ch'ella non ne sarà mai più l'amante,
Un giorno lei è scomparsa,
Quando scoprì la disperata farsa,
Le fece l'ammissione,
Che era soggetto alla Maledizione,
Si allontanò nel buio,
Lui tese la sua mano nel rabbuio.
Adesso ancora suona,
Il suo destino più non l'abbandona,
Rimane solitario,
Le note sta vibrando all'incontrario.
Sul barbacane posa un pipistrello,
Son tutte le sue mura consumate,
Esso coprono edere intrecciate,
S'alzano verso il cielo,
Lo orlano del loro cupo velo,
Fende e strappa la notte
L'ululato di lupi a frotte e frotte,
Non c'è nessuna luce,
Soltanto il buio d'una notte truce,
Vaneggia nel silenzio
Qualche lamento dato dall'assenzio,
E su tutto troneggia
La musica che un'organo gorgheggia.
Allo strumento è seduto un vampiro,
Che suona e lascia andare un gran sospiro,
Dalle canne si levano accenti
Acuti e di gran dolor gementi,
Rimembra i dì perduti,
I giorni al sole ch'egli ha pur vissuti,
Note di basso lente,
Nel suo animo son le gioie spente,
Soltanto ne rimane,
Un tramonto che non arriva a mane,
Così grevi gemiti
Strappa all'organo con freddi fremiti,
Più che ad altro egli pensa,
All'amore perduto e alla sua assenza,
Lo sguardo fisso sopra la tastiera,
Attende ancora ma non più egli spera,
Come se lei volesse visitarlo,
E ancor pietosamente accettarlo,
Poi sul pallido volto
Si riflette un sogno che fu sepolto,
Ma è sol per un istante,
Ch'ella non ne sarà mai più l'amante,
Un giorno lei è scomparsa,
Quando scoprì la disperata farsa,
Le fece l'ammissione,
Che era soggetto alla Maledizione,
Si allontanò nel buio,
Lui tese la sua mano nel rabbuio.
Adesso ancora suona,
Il suo destino più non l'abbandona,
Rimane solitario,
Le note sta vibrando all'incontrario.
Pensieri pomeridiani
Tutto il giorno
A calcolare il tempo
Davanti
Ad orologi disintegrati,
I tuoi versi
Mi assediano
Il cervello
Come cannoni levati.
Mentre qui mi parlano
Del caldo asfissiante.
Il riflesso
D'uno spicchio di sole
Su una pentola
Di stagno.
Una lucente tela
Fatti di
Pensier di
Ragno.
Sogni
che strabordano
Stipati
In un cassetto,
Ne rimane
Ancora uno,
Quello lì,
Dove lo metto ?
Mentre qui mi parlano
Dell'Euro pencolante,
Vuoti
A perdere,
Pensar da soli
Al reso.
Io non ascolto,
Alla noia
Mi sono
Arreso.
A calcolare il tempo
Davanti
Ad orologi disintegrati,
I tuoi versi
Mi assediano
Il cervello
Come cannoni levati.
Mentre qui mi parlano
Del caldo asfissiante.
Il riflesso
D'uno spicchio di sole
Su una pentola
Di stagno.
Una lucente tela
Fatti di
Pensier di
Ragno.
Sogni
che strabordano
Stipati
In un cassetto,
Ne rimane
Ancora uno,
Quello lì,
Dove lo metto ?
Mentre qui mi parlano
Dell'Euro pencolante,
Vuoti
A perdere,
Pensar da soli
Al reso.
Io non ascolto,
Alla noia
Mi sono
Arreso.
Cade di petali una pioggia
Cade
Di petali
Una pioggia,
Cade
Di colorata
Foggia,
Scende,
E galleggia un po'
Sul mare,
Scende,
E silenziosa poi
Scompare,
Piumeggia
Fino a scender
Sui fondali,
Piumeggia,
Fra i pesci
Disuguali,
In cielo
Non son fulmini
E scintille,
Ma solo
Piàne e tenere
Faville,
Le nubi son
Di zucchero
Filato,
Da una rondine
Il cielo
E' attraversato,
Nell'acque,
Semplice,
Schiumeggia
La candida
Spuma,
Che biancheggia.
Di petali
Una pioggia,
Cade
Di colorata
Foggia,
Scende,
E galleggia un po'
Sul mare,
Scende,
E silenziosa poi
Scompare,
Piumeggia
Fino a scender
Sui fondali,
Piumeggia,
Fra i pesci
Disuguali,
In cielo
Non son fulmini
E scintille,
Ma solo
Piàne e tenere
Faville,
Le nubi son
Di zucchero
Filato,
Da una rondine
Il cielo
E' attraversato,
Nell'acque,
Semplice,
Schiumeggia
La candida
Spuma,
Che biancheggia.
La condotta giusta
Nell'armadio sono le vesti nere,
E' la condotta giusta da tenere,
Ché mi è sembrato d'avere successo,
Con i panni che sto portando adesso,
A quanto sono io ritorno spesso,
Ad ogni maschera che addosso ho messo,
Ma nulla d'altro poi vorrei sapere,
Se non fossero che follie mere.
Ahimé! Ché non si può tornare indietro,
Ogni ambizione è infranta come vetro,
Mi adatterò a quanto è necessario,
Piccole cose da scriver sul diario,
Sia la mia vita semplice e comune,
Soprattutto da delusioni immune.
E' la condotta giusta da tenere,
Ché mi è sembrato d'avere successo,
Con i panni che sto portando adesso,
A quanto sono io ritorno spesso,
Ad ogni maschera che addosso ho messo,
Ma nulla d'altro poi vorrei sapere,
Se non fossero che follie mere.
Ahimé! Ché non si può tornare indietro,
Ogni ambizione è infranta come vetro,
Mi adatterò a quanto è necessario,
Piccole cose da scriver sul diario,
Sia la mia vita semplice e comune,
Soprattutto da delusioni immune.
giovedì 26 luglio 2007
Fosca notte
Notte fosca,
Di presentimenti pregna,
Quando nubi nere
Soffocano la gonfia luna,
E nel buio
Soggiace
Un silenzio
Di pace.
Notte arcigna,
Che nascondi i segreti,
Che nessuno
Vuole conoscere,
Tu, paurosa,
Ti sfida
Soltanto
Chi osa.
Notte diafana,
Brilli d'argento
Sotto un velo,
Tu che sei il cielo,
E non si può tagliare
Il tuo tessuto
Di velluto
Per volare.
Fosca notte,
Coperta sul mondo,
O su una parte
Di esso,
In te si ripercuote
Ogni voce
Che la quiete
Scuote.
Di presentimenti pregna,
Quando nubi nere
Soffocano la gonfia luna,
E nel buio
Soggiace
Un silenzio
Di pace.
Notte arcigna,
Che nascondi i segreti,
Che nessuno
Vuole conoscere,
Tu, paurosa,
Ti sfida
Soltanto
Chi osa.
Notte diafana,
Brilli d'argento
Sotto un velo,
Tu che sei il cielo,
E non si può tagliare
Il tuo tessuto
Di velluto
Per volare.
Fosca notte,
Coperta sul mondo,
O su una parte
Di esso,
In te si ripercuote
Ogni voce
Che la quiete
Scuote.
Le vesti nere
Quest'oggi abbandonai le vesti nere,
Non sono più sincere,
Ché voglio tornare ad amar la vita,
Ch'essa mi sia gradita,
Tornare ad annusare ogni fiore,
Della semplicità godere in cuore,
Esser sempre felice,
E non udire più quanto mi dice
Quel che ascoltai da certi antichi tomi,
Di cuoio hanno gli aromi,
Che insegnavano religione antica,
Li studiai con fatica,
Secondo cui il mondo non è bello,
Di quanto praticai qui vi favello.
Vestito sempre al solito colore,
Il segno del dolore,
Mostrai me stesso pallido d'aspetto,
Mi sembrava corretto,
Per due anni mangiai carne di mare,
Senza altro cibo quasi assaporare,
Gustata con il pane,
La pasta e colazione a inizio mane,
Non feci altro mai che lamentarmi,
Nient'altro che lagnarmi,
Ma ora tutto diventa diverso,
Ché d'altro ormai converso,
Affronto l'esistenza col sorriso,
E sereno risulto sopra il viso.
Oggi di nuovo i jeans ho indossato,
Mi son sentito grato,
Ed una bianca e decorata maglia,
Elegante si staglia,
Solo le scarpe erano ancor nere,
Ma d'altro color le vorrei avere,
Allo specchio mi guardai,
E quello che vidi molto apprezzai,
Sono uscito per ammirare il mondo,
L'ho amato fino in fondo,
E poi l'aria del giorno ho respirato,
Mi son sentito amato,
Poi come libero tornai a casa,
Scoprii che di gioia era pervasa.
Finisce anche la strada di poeta,
Sono giunto alla meta;
Seguir pensai così la religione,
Ma alle spalle lasciai tale visione,
Piuttosto apprezzerò il mio tetto,
D'altro non mi preoccupo né aspetto.
Non sono più sincere,
Ché voglio tornare ad amar la vita,
Ch'essa mi sia gradita,
Tornare ad annusare ogni fiore,
Della semplicità godere in cuore,
Esser sempre felice,
E non udire più quanto mi dice
Quel che ascoltai da certi antichi tomi,
Di cuoio hanno gli aromi,
Che insegnavano religione antica,
Li studiai con fatica,
Secondo cui il mondo non è bello,
Di quanto praticai qui vi favello.
Vestito sempre al solito colore,
Il segno del dolore,
Mostrai me stesso pallido d'aspetto,
Mi sembrava corretto,
Per due anni mangiai carne di mare,
Senza altro cibo quasi assaporare,
Gustata con il pane,
La pasta e colazione a inizio mane,
Non feci altro mai che lamentarmi,
Nient'altro che lagnarmi,
Ma ora tutto diventa diverso,
Ché d'altro ormai converso,
Affronto l'esistenza col sorriso,
E sereno risulto sopra il viso.
Oggi di nuovo i jeans ho indossato,
Mi son sentito grato,
Ed una bianca e decorata maglia,
Elegante si staglia,
Solo le scarpe erano ancor nere,
Ma d'altro color le vorrei avere,
Allo specchio mi guardai,
E quello che vidi molto apprezzai,
Sono uscito per ammirare il mondo,
L'ho amato fino in fondo,
E poi l'aria del giorno ho respirato,
Mi son sentito amato,
Poi come libero tornai a casa,
Scoprii che di gioia era pervasa.
Finisce anche la strada di poeta,
Sono giunto alla meta;
Seguir pensai così la religione,
Ma alle spalle lasciai tale visione,
Piuttosto apprezzerò il mio tetto,
D'altro non mi preoccupo né aspetto.
mercoledì 25 luglio 2007
Il vampiro
Triste e demoniaco personaggio,
Poco importante ed ancor meno saggio,
Sono ogni giorno vestito di nero,
Perché più non desidero e non spero;
Della vita tutti i bocconi assaggio,
Li lascio saggiati al mio passaggio,
Che sian di gusto dolce oppure austero,
Mi nutro al lume d'un serale cero,
Perseguo di giorno corso comune,
Di notte invece son dal sonno immune,
Traggo dai classici vitale linfa,
Mi nutro da ogni satiro e ogni ninfa,
E per mezzo della loro energia,
Recito e scrivo la mia poesia.
Poco importante ed ancor meno saggio,
Sono ogni giorno vestito di nero,
Perché più non desidero e non spero;
Della vita tutti i bocconi assaggio,
Li lascio saggiati al mio passaggio,
Che sian di gusto dolce oppure austero,
Mi nutro al lume d'un serale cero,
Perseguo di giorno corso comune,
Di notte invece son dal sonno immune,
Traggo dai classici vitale linfa,
Mi nutro da ogni satiro e ogni ninfa,
E per mezzo della loro energia,
Recito e scrivo la mia poesia.
Il genio imperfetto
Nella sua stanza son lambicchi e storte,
Fiale che siano lunghe oppure corte,
Nell'angolo non mancan materiali,
Per quadri che saranno negli annali,
Appartato si trova un pianoforte,
Libri stipati son dietro le porte;
Tutto è pronto e non ci sono guanciali,
Per chi per il futuro ha messo l'ali:
" Ma che prepari, genio imperfetto ?
Forse il sapere non ti fa difetto,
Ma ancor manca da te una cosa nuova,
Che ti valga per segno o come prova,
Che i tuoi lavori non sian stati vani:
" Forse verrà un'idea dopodomani. "
Fiale che siano lunghe oppure corte,
Nell'angolo non mancan materiali,
Per quadri che saranno negli annali,
Appartato si trova un pianoforte,
Libri stipati son dietro le porte;
Tutto è pronto e non ci sono guanciali,
Per chi per il futuro ha messo l'ali:
" Ma che prepari, genio imperfetto ?
Forse il sapere non ti fa difetto,
Ma ancor manca da te una cosa nuova,
Che ti valga per segno o come prova,
Che i tuoi lavori non sian stati vani:
" Forse verrà un'idea dopodomani. "
Perdonami
- Dedicata a mio padre -
Perdonami,
Per ogni sigaretta che ho fumato,
Per ogni chiodo conficcato
Nella mia bara,
Perdonami,
Per ogni volta che non ho ti ascoltato,
E la tua voce ho consultato
Sempre più rara,
Perdonami,
Per ogni volta che non ti ho capito,
O che non ho intuito
Il tuo bisogno,
Perdonami,
Per quando non ti sono stato accanto,
Se eri in sorriso o in pianto,
Adesso mi vergogno,
Perdonami,
Se non volendo ti ho fatto del male,
Se tristezza t'assale,
E non sono con te,
Perdonami,
Se non comprendo che sei stanco,
Quando sono al tuo fianco,
E penso solo a me,
Perdonami,
Se non ti do tutto l'affetto,
Se qualcosa d'altro aspetto,
E non ti penso,
Perdonami,
Perché alle volte nel tuo sguardo,
Vedo che non ho il riguardo
Che sarebbe il tuo compenso.
Perdonami,
Perché sono quel che sono,
Non è tornare indietro un dono,
Ma ti voglio bene.
Perdonami,
Per ogni sigaretta che ho fumato,
Per ogni chiodo conficcato
Nella mia bara,
Perdonami,
Per ogni volta che non ho ti ascoltato,
E la tua voce ho consultato
Sempre più rara,
Perdonami,
Per ogni volta che non ti ho capito,
O che non ho intuito
Il tuo bisogno,
Perdonami,
Per quando non ti sono stato accanto,
Se eri in sorriso o in pianto,
Adesso mi vergogno,
Perdonami,
Se non volendo ti ho fatto del male,
Se tristezza t'assale,
E non sono con te,
Perdonami,
Se non comprendo che sei stanco,
Quando sono al tuo fianco,
E penso solo a me,
Perdonami,
Se non ti do tutto l'affetto,
Se qualcosa d'altro aspetto,
E non ti penso,
Perdonami,
Perché alle volte nel tuo sguardo,
Vedo che non ho il riguardo
Che sarebbe il tuo compenso.
Perdonami,
Perché sono quel che sono,
Non è tornare indietro un dono,
Ma ti voglio bene.
Cresce il ramicello
Un po' alla volta cresce il ramicello,
Cresce sopra un ruscello,
E dal tronco si sporge lentamente,
E' d'ogni forza assente,
Mette un po' alla volta le prime foglie,
Perché all'improvviso vita coglie,
Si forma con pazienza,
E non rimane d'alimento senza;
Radice saggia terra con acume,
La rende nutrimento,
Ch'essa gli invia col radiante lume,
Non c'è forse spavento;
Sul tronco vive lieto,
S'agita un poco ma è sereno e quieto.
Ma poi vien con brutalità strappato,
Nel rivo vien scagliato,
E con un tuffo va in acqua corrente,
Il muoversi è fluente,
Si mostran le vie calme e mansuete,
Ma già all'inizio è preso in una rete,
Tenace essa l'afferra,
Sempre lo seguirà lontan da terra.
Poi lentamente avanza,
Lo guidan sempre l'acque delicate,
E i primi scogli scansa,
Ché alcune rocce già son affiorate,
Vorrebbe un suo percorso,
Ma dell'acque dovrà seguire il corso.
Più lontano è ormai giunto il travicello,
Ché abbandonò il ruscello,
Colpisce irti sassi e acuminati,
Nel fiume son stagliati,
I suoi urti fan gran rumore e chiasso,
Costantemente gli è sbarrato il passo,
Ruggiscon le correnti,
Le bianche spume danno acuti accenti,
Si scheggia e graffia il legno,
Mentre perde il suo cesellato aspetto,
Non ha più alcun sostegno,
Perché di sicurezza è in difetto,
Fa per precipitare,
E lo vediamo scomparire in mare.
Più non so raccontare,
Forse da lui son nati altri rami,
O è scomparso in posti più lontani,
Nessuno può saperlo;
Io l'ho perso e non posso più vederlo.
Cresce sopra un ruscello,
E dal tronco si sporge lentamente,
E' d'ogni forza assente,
Mette un po' alla volta le prime foglie,
Perché all'improvviso vita coglie,
Si forma con pazienza,
E non rimane d'alimento senza;
Radice saggia terra con acume,
La rende nutrimento,
Ch'essa gli invia col radiante lume,
Non c'è forse spavento;
Sul tronco vive lieto,
S'agita un poco ma è sereno e quieto.
Ma poi vien con brutalità strappato,
Nel rivo vien scagliato,
E con un tuffo va in acqua corrente,
Il muoversi è fluente,
Si mostran le vie calme e mansuete,
Ma già all'inizio è preso in una rete,
Tenace essa l'afferra,
Sempre lo seguirà lontan da terra.
Poi lentamente avanza,
Lo guidan sempre l'acque delicate,
E i primi scogli scansa,
Ché alcune rocce già son affiorate,
Vorrebbe un suo percorso,
Ma dell'acque dovrà seguire il corso.
Più lontano è ormai giunto il travicello,
Ché abbandonò il ruscello,
Colpisce irti sassi e acuminati,
Nel fiume son stagliati,
I suoi urti fan gran rumore e chiasso,
Costantemente gli è sbarrato il passo,
Ruggiscon le correnti,
Le bianche spume danno acuti accenti,
Si scheggia e graffia il legno,
Mentre perde il suo cesellato aspetto,
Non ha più alcun sostegno,
Perché di sicurezza è in difetto,
Fa per precipitare,
E lo vediamo scomparire in mare.
Più non so raccontare,
Forse da lui son nati altri rami,
O è scomparso in posti più lontani,
Nessuno può saperlo;
Io l'ho perso e non posso più vederlo.
martedì 24 luglio 2007
Come un pupazzo di paglia
Alle volte
Quando mi viene
Da piangere,
Provo a distrarmi,
Un libro, un fumetto,
Un film
Oppure anche
Un videogioco,
Ma non si spegne il fuoco,
Che mi consuma dentro,
E mi viene da
Guardare la parete,
Forse per ore,
Non aspettando più niente.
E così veramente,
Capita che passi il tempo,
Silenziosamente,
Attendendo qualcosa
Che non so.
Perché mi par d'essere
Un pupazzo di paglia,
Incapace di
Aspirare a qualcosa.
Sarà che del futuro,
Ho perso
Ogni visione,
- E' triste sensazione -
Oppure ci son stati
Molti errori
Passati.
Ma che rimangono,
Come spilli trapunti
Nell'anima,
- Che danno angoscia -
Ne colgo molti spunti
Per quello che scrivo
Ma
Non arriva un sorriso
Sul mio viso.
Solo rimane attendere,
Mentre scende il sole,
E con lui cala
La mia ombra
Sulla parete.
Quando mi viene
Da piangere,
Provo a distrarmi,
Un libro, un fumetto,
Un film
Oppure anche
Un videogioco,
Ma non si spegne il fuoco,
Che mi consuma dentro,
E mi viene da
Guardare la parete,
Forse per ore,
Non aspettando più niente.
E così veramente,
Capita che passi il tempo,
Silenziosamente,
Attendendo qualcosa
Che non so.
Perché mi par d'essere
Un pupazzo di paglia,
Incapace di
Aspirare a qualcosa.
Sarà che del futuro,
Ho perso
Ogni visione,
- E' triste sensazione -
Oppure ci son stati
Molti errori
Passati.
Ma che rimangono,
Come spilli trapunti
Nell'anima,
- Che danno angoscia -
Ne colgo molti spunti
Per quello che scrivo
Ma
Non arriva un sorriso
Sul mio viso.
Solo rimane attendere,
Mentre scende il sole,
E con lui cala
La mia ombra
Sulla parete.
Il contabile
Giorno e notte, giorno e notte,
Solo documenti a frotte,
Senza sosta, senza sosta,
Noto quello che mi costa,
Senza fretta, senza fretta,
Ché nessuno più m'aspetta,
Sono solo, sono solo,
A levare il triste assolo,
Con pazienza, con pazienza,
Non ne noterò l'assenza,
Stando attento, stando attento,
Io soddisferò il mio intento,
Lavorare, Lavorare,
Sempre per dimenticare,
Non finisce, non finisce,
Il dolor che mi stordisce,
Tutto tace, tutto tace,
Lasciami un pochino in pace,
Tu che vieni, vieni e torni,
Di memorie ognor m'attorni,
Tu fantasma, spettro antico,
Che del cuore sei nemico,
Sei lontana, sei lontana,
Ma il mio tempo si dipana,
Sui miei conti, sui miei conti,
Spero che mai più m'incontri,
Ma non vale, ma non vale,
Perché ancora mi fai male,
Anche stanco, anche stanco,
Sempre annoterò ogni ammanco,
Finché un'ombra un dì verrà,
Che da te mi guiderà.
Solo documenti a frotte,
Senza sosta, senza sosta,
Noto quello che mi costa,
Senza fretta, senza fretta,
Ché nessuno più m'aspetta,
Sono solo, sono solo,
A levare il triste assolo,
Con pazienza, con pazienza,
Non ne noterò l'assenza,
Stando attento, stando attento,
Io soddisferò il mio intento,
Lavorare, Lavorare,
Sempre per dimenticare,
Non finisce, non finisce,
Il dolor che mi stordisce,
Tutto tace, tutto tace,
Lasciami un pochino in pace,
Tu che vieni, vieni e torni,
Di memorie ognor m'attorni,
Tu fantasma, spettro antico,
Che del cuore sei nemico,
Sei lontana, sei lontana,
Ma il mio tempo si dipana,
Sui miei conti, sui miei conti,
Spero che mai più m'incontri,
Ma non vale, ma non vale,
Perché ancora mi fai male,
Anche stanco, anche stanco,
Sempre annoterò ogni ammanco,
Finché un'ombra un dì verrà,
Che da te mi guiderà.
Non
Non spezzare
Delle galassie
Il corso,
Non sentire
Del dispiacere
Il morso,
Non odiare
Il tuo destino
In terra,
Che sia di
Qualche pace,
O solo guerra,
Non avere
Timore
Del domani,
Anche se a volte
Triste
Tu rimani,
Non urlare
Alle celesti
Sfere,
Non sfidare
L'astrologico
Potere,
Non riecheggi
Nel vuoto
Il tuo lamento,
Ma di quel poco
Che hai
Fatti contento,
Ché se sei solo
Sappi,
Forse c'è
Chi tra le stelle
Ama
Solo te;
Così anche se
Sul tuo futuro
Un'ombra giace,
Sorridi solo
Quando
Tutto tace.
Delle galassie
Il corso,
Non sentire
Del dispiacere
Il morso,
Non odiare
Il tuo destino
In terra,
Che sia di
Qualche pace,
O solo guerra,
Non avere
Timore
Del domani,
Anche se a volte
Triste
Tu rimani,
Non urlare
Alle celesti
Sfere,
Non sfidare
L'astrologico
Potere,
Non riecheggi
Nel vuoto
Il tuo lamento,
Ma di quel poco
Che hai
Fatti contento,
Ché se sei solo
Sappi,
Forse c'è
Chi tra le stelle
Ama
Solo te;
Così anche se
Sul tuo futuro
Un'ombra giace,
Sorridi solo
Quando
Tutto tace.
lunedì 23 luglio 2007
L'arte è una preghiera
L'arte è una buona e candida preghiera,
Che verso l'Alto s'invola sincera,
Se suoni una nota al pianoforte,
Un po' allontanerai la nera morte,
Se una poesia scriverai la sera,
In ciel sapran che c'è chi non dispera,
Se una matita farai tua consorte,
Su altri mondi aprirai le porte;
Tutti gli Angeli saranno grati,
A chi li ha con passione allietati,
Mandando su dal mondo di qua sotto,
Che in molti casi si mostra corrotto,
Qualche cosa che renda l'uomo degno,
Che sia un poema, musica, o un disegno.
Che verso l'Alto s'invola sincera,
Se suoni una nota al pianoforte,
Un po' allontanerai la nera morte,
Se una poesia scriverai la sera,
In ciel sapran che c'è chi non dispera,
Se una matita farai tua consorte,
Su altri mondi aprirai le porte;
Tutti gli Angeli saranno grati,
A chi li ha con passione allietati,
Mandando su dal mondo di qua sotto,
Che in molti casi si mostra corrotto,
Qualche cosa che renda l'uomo degno,
Che sia un poema, musica, o un disegno.
Dimmi solo se ti piace
Dimmi solo se ti piace,
Questa poesia che leggo
Anche per te,
E' Solo una foto
Senza immagine,
Solo un supporto
Che non ha più il vetro,
Dimmi solo se l'apprezzi,
E' qualcosa che non so,
Su un foglio bianco
Di neve che si scioglie,
Il suono sussurrato
Del silenzio,
Dimmi solo se l'accetti,
Prendendola così com'è,
Un soffio d'aria
Nel pieno del vuoto,
Un accento tonico,
Senza sillaba.
Dimmi solo se vorrai
Una poesia che non c'è.
Questa poesia che leggo
Anche per te,
E' Solo una foto
Senza immagine,
Solo un supporto
Che non ha più il vetro,
Dimmi solo se l'apprezzi,
E' qualcosa che non so,
Su un foglio bianco
Di neve che si scioglie,
Il suono sussurrato
Del silenzio,
Dimmi solo se l'accetti,
Prendendola così com'è,
Un soffio d'aria
Nel pieno del vuoto,
Un accento tonico,
Senza sillaba.
Dimmi solo se vorrai
Una poesia che non c'è.
Panorama
Al mattino mi sporgo alla finestra
- Vicino è una ginestra -
E vedo andar la metropolitana,
Che piano si allontana,
Più giù un coloratissimo giardino,
Lì va e gioca il bambino:
Un tempo salii sullo scivolo,
E da lì scendevo come un rivolo
D'acque di gioia piene,
Giornate che fur forse più serene,
Sul bordo abbaia un cane,
Un uomo segue e solo non rimane,
Io sono qui che aspetto,
Un poco sotto il mio vermiglio tetto.
Lo sguardo spazia sulla nuova chiesa,
E' verso il cielo ascesa,
Poi cade sulla mole antonelliana;
Le cure mie risana
Vedere dall'alto il mondo pratico,
Cosa che per me è un viatico,
In esso vivo e pur non v'appartengo,
Perché scontento i sogni miei trattengo,
Voglion volar via,
Per tenerli non v'è alcuna magia,
Come fosser cresciuti
Pulcini ch'ora sono adulti astuti,
Ma se un giorno che verrà li perderò,
Per qualche gioia, che altro troverò ?
Guardando un po' più in là vedo Superga,
Sembra che incenso asperga,
E quegli alpestri monti rinomati,
Che si sono levati
In tempi dei quali non ho memoria,
Ed hanno antica storia;
Mentre gli alberi stanno indifferenti
Dell'astro diurno sotto i raggi ardenti,
Sanno le nostre vite,
Ma d'essi non fur mai parole udite,
Ch'altri deridessero,
O che robusto spigolo avessero,
Sol essi forse saggi,
Che siano abeti, pini, oppure faggi.
Finisce la canzone,
Serrate e ferme son le lignee imposte,
Non v'è più narrazione,
Se non di quelle al vivere preposte,
Ché se n'è andato pur questo mattino;
Apro la porta e vado al mio destino.
- Vicino è una ginestra -
E vedo andar la metropolitana,
Che piano si allontana,
Più giù un coloratissimo giardino,
Lì va e gioca il bambino:
Un tempo salii sullo scivolo,
E da lì scendevo come un rivolo
D'acque di gioia piene,
Giornate che fur forse più serene,
Sul bordo abbaia un cane,
Un uomo segue e solo non rimane,
Io sono qui che aspetto,
Un poco sotto il mio vermiglio tetto.
Lo sguardo spazia sulla nuova chiesa,
E' verso il cielo ascesa,
Poi cade sulla mole antonelliana;
Le cure mie risana
Vedere dall'alto il mondo pratico,
Cosa che per me è un viatico,
In esso vivo e pur non v'appartengo,
Perché scontento i sogni miei trattengo,
Voglion volar via,
Per tenerli non v'è alcuna magia,
Come fosser cresciuti
Pulcini ch'ora sono adulti astuti,
Ma se un giorno che verrà li perderò,
Per qualche gioia, che altro troverò ?
Guardando un po' più in là vedo Superga,
Sembra che incenso asperga,
E quegli alpestri monti rinomati,
Che si sono levati
In tempi dei quali non ho memoria,
Ed hanno antica storia;
Mentre gli alberi stanno indifferenti
Dell'astro diurno sotto i raggi ardenti,
Sanno le nostre vite,
Ma d'essi non fur mai parole udite,
Ch'altri deridessero,
O che robusto spigolo avessero,
Sol essi forse saggi,
Che siano abeti, pini, oppure faggi.
Finisce la canzone,
Serrate e ferme son le lignee imposte,
Non v'è più narrazione,
Se non di quelle al vivere preposte,
Ché se n'è andato pur questo mattino;
Apro la porta e vado al mio destino.
Frenesia ingegneria
Frenesia ingegneria,
Cambia il mondo
Per magia,
Ingegneria frenesia,
Calcoli da
Psichiatria.
Tra i due dividendi
Gode solo il
Divisore,
Se sottrai i fattori
Di sicuro
Fai un errore,
Se la tele accendi
In qualche cavo
Partirà,
Un'elettrica corrente
Che lontano
Se ne va,
Pur se non la vedi
Porterà
Davanti a te,
Qualche cosa
Da vedere
Che molto lontano è,
Se un aereo
Fai volare
Di sicuro accadde che
In un dì che non è più
Qualcun volò
Pure per te,
Se di una piattaforma
Nello spazio
Tu saprai,
Non guardare in alto,
Osserva bene
Dove vai.
Frenesia ingegneria,
Riempie il mondo
Di magia,
Ingegneria frenesia,
Io non so che
Cosa sia.
Cambia il mondo
Per magia,
Ingegneria frenesia,
Calcoli da
Psichiatria.
Tra i due dividendi
Gode solo il
Divisore,
Se sottrai i fattori
Di sicuro
Fai un errore,
Se la tele accendi
In qualche cavo
Partirà,
Un'elettrica corrente
Che lontano
Se ne va,
Pur se non la vedi
Porterà
Davanti a te,
Qualche cosa
Da vedere
Che molto lontano è,
Se un aereo
Fai volare
Di sicuro accadde che
In un dì che non è più
Qualcun volò
Pure per te,
Se di una piattaforma
Nello spazio
Tu saprai,
Non guardare in alto,
Osserva bene
Dove vai.
Frenesia ingegneria,
Riempie il mondo
Di magia,
Ingegneria frenesia,
Io non so che
Cosa sia.
Congedo
Ahimé, finisce qui la mia canzone,
Di scriver smetto almeno per un poco,
Il lume che seguii s'è fatto fioco,
Mi mancherà la versificazione,
Forse verrà un dì un'altra situazione,
Quando scriver potrò non più per gioco,
Certo sarìa per me gentile loco,
Ma del futuro ho un'altra visione.
Avessi fatto cosa più leggera,
Non avrei visto strada 'sì severa,
Ma di donar del bello ho tentato,
Ed or mi sento stanco e affaticato;
Così per ora fiacco me ne vado,
Di nostra vita ad affrontare il guado.
Di scriver smetto almeno per un poco,
Il lume che seguii s'è fatto fioco,
Mi mancherà la versificazione,
Forse verrà un dì un'altra situazione,
Quando scriver potrò non più per gioco,
Certo sarìa per me gentile loco,
Ma del futuro ho un'altra visione.
Avessi fatto cosa più leggera,
Non avrei visto strada 'sì severa,
Ma di donar del bello ho tentato,
Ed or mi sento stanco e affaticato;
Così per ora fiacco me ne vado,
Di nostra vita ad affrontare il guado.
La chiocciola platonica
Sempre mi ha meravigliato
La spirale della chiocciola,
Chi ha tracciato col compasso
Le sue linee tenui ?
Ma soprattutto,
E' questa la chiocciola
Che incontrai un mattino,
O un'altra ?
Dite, dite: - Le somiglia ?
La spirale della chiocciola,
Chi ha tracciato col compasso
Le sue linee tenui ?
Ma soprattutto,
E' questa la chiocciola
Che incontrai un mattino,
O un'altra ?
Dite, dite: - Le somiglia ?
domenica 22 luglio 2007
Un incidente
Delle marce al silenzioso calo,
La macchina è finita contro un palo,
I vetri infranti, i gemiti, le urla,
In dramma si mutò presto la burla,
Le sirene, i motori, e poi gli allarmi,
Dei pompieri le innocue e buone armi,
S'avvicina una donna tra la gente,
Un fazzoletto porta caramente:
- Tienilo bene, no, così, così,
E non toglierlo per un po' di lì. -
Poi l'ambulanza, il letto, l'ospedale,
Dove si cerca d'arginare il male:
- E tutti gli altri sono vivi ? -
- Sì, ché non vi volle il ciel di luce privi. -
La macchina è finita contro un palo,
I vetri infranti, i gemiti, le urla,
In dramma si mutò presto la burla,
Le sirene, i motori, e poi gli allarmi,
Dei pompieri le innocue e buone armi,
S'avvicina una donna tra la gente,
Un fazzoletto porta caramente:
- Tienilo bene, no, così, così,
E non toglierlo per un po' di lì. -
Poi l'ambulanza, il letto, l'ospedale,
Dove si cerca d'arginare il male:
- E tutti gli altri sono vivi ? -
- Sì, ché non vi volle il ciel di luce privi. -
Mi piace il verso libero
Mi piace il verso libero perché
Ci posso dir quello che piace a me,
Se ti coglie all'improvviso un'intuizione,
Di scriverci un poema hai l'occasione,
Se si accende un lumino nella mente,
Puoi evitare di non raccontare niente,
Così dalla rima non sei vincolato,
Ma in pace scriverai quanto hai inventato.
Però la rima preferisco assai giacché
E' elegante esattamente come il thé,
Che preso alle cinque al tuo paese,
Può ricordarti dello stile inglese,
Fu usata da Petrarca, Dante e Tasso,
Calcolata con la riga ed il compasso,
E' precisa, equilibrata e ricca molto,
Spesso è citata da ogni uomo còlto.
Così se ad essa tornerò non vi offendiate,
Spererò che il verso mio così apprezziate,
Io amo questo scrivere per gioco,
Oppur sarà che mi si accende un fuoco
Di ritmi, che su un foglio esser tracciati,
Vogliono, sperando essere amati.
Ci posso dir quello che piace a me,
Se ti coglie all'improvviso un'intuizione,
Di scriverci un poema hai l'occasione,
Se si accende un lumino nella mente,
Puoi evitare di non raccontare niente,
Così dalla rima non sei vincolato,
Ma in pace scriverai quanto hai inventato.
Però la rima preferisco assai giacché
E' elegante esattamente come il thé,
Che preso alle cinque al tuo paese,
Può ricordarti dello stile inglese,
Fu usata da Petrarca, Dante e Tasso,
Calcolata con la riga ed il compasso,
E' precisa, equilibrata e ricca molto,
Spesso è citata da ogni uomo còlto.
Così se ad essa tornerò non vi offendiate,
Spererò che il verso mio così apprezziate,
Io amo questo scrivere per gioco,
Oppur sarà che mi si accende un fuoco
Di ritmi, che su un foglio esser tracciati,
Vogliono, sperando essere amati.
Un mattino
Piano piano,
Non scricchiola il pavimento,
Ma è traccia lucente
Che risplende al lumino
- passa un poco un po' di tempo, un pochino di tempino -
Ancora piano,
Senza fretta
Anche al buio
Può passare
- passa ancora qualche tempo, aspettiamo, aspettiam qua -
Ma da questa
Parte invece,
La gamba del letto
Si vedrà
- ticche ticche ticche ticche ticche ticche ticchettà -
Girerà
Il mio orologio
Finché la sveglia
Suonerà
- drinne drinne drinne drinne drinne drinne drinne drà -
Che sorpresa
Al mio risveglio
Una lumaca
Trovo qua !
Non scricchiola il pavimento,
Ma è traccia lucente
Che risplende al lumino
- passa un poco un po' di tempo, un pochino di tempino -
Ancora piano,
Senza fretta
Anche al buio
Può passare
- passa ancora qualche tempo, aspettiamo, aspettiam qua -
Ma da questa
Parte invece,
La gamba del letto
Si vedrà
- ticche ticche ticche ticche ticche ticche ticchettà -
Girerà
Il mio orologio
Finché la sveglia
Suonerà
- drinne drinne drinne drinne drinne drinne drinne drà -
Che sorpresa
Al mio risveglio
Una lumaca
Trovo qua !
I dischi in vinile
Rammento d'un tempo
Emozioni in scaffale
Di dischi in vinile
Stipati vicini,
Entravi in negozio:
- Ascolterei questa;
E la puntina
Dapprima grattava,
Poi melodiosa
Una canzone
Diceva parole,
Che più non ricordo,
Però i sentimenti
Son quelli rimasti,
D'un tempo passato
Lontano da me,
Laddove compravo
Talvolta dei dischi,
Si trova un ufficio
Di contabilità,
Neanche le mura
Riverniciate,
Di quella musica
Parlano più,
Ma nel mio scaffale
C'è qualche vinile,
Che come un fantasma
Ancora s'aggira,
Lo ascolto un pochino,
Ma mi par profanarlo,
Così apro il cassetto
E inserisco un CD,
Già scriverlo è freddo,
Ma è questo il progresso,
I cari ricordi
Lasciamoli lì.
Emozioni in scaffale
Di dischi in vinile
Stipati vicini,
Entravi in negozio:
- Ascolterei questa;
E la puntina
Dapprima grattava,
Poi melodiosa
Una canzone
Diceva parole,
Che più non ricordo,
Però i sentimenti
Son quelli rimasti,
D'un tempo passato
Lontano da me,
Laddove compravo
Talvolta dei dischi,
Si trova un ufficio
Di contabilità,
Neanche le mura
Riverniciate,
Di quella musica
Parlano più,
Ma nel mio scaffale
C'è qualche vinile,
Che come un fantasma
Ancora s'aggira,
Lo ascolto un pochino,
Ma mi par profanarlo,
Così apro il cassetto
E inserisco un CD,
Già scriverlo è freddo,
Ma è questo il progresso,
I cari ricordi
Lasciamoli lì.
Senza rime, tranne una
Come un fiocco di neve,
Un po' di luce
Chiusa dentro,
Come un camino
Spento
Da sempre,
Un sogno forse
Che fu
Dimenticato,
Oppure un'alba
Che non
Sorgerà
Mai più;
Come un libro
Chiuso
Da un lucchetto,
Un soffio d'aria
Per animare
Un fiore,
Sotto la polvere
Che cade
Dal tempo,
Io sono qui
Che non so
Cosa aspetto.
Un po' di luce
Chiusa dentro,
Come un camino
Spento
Da sempre,
Un sogno forse
Che fu
Dimenticato,
Oppure un'alba
Che non
Sorgerà
Mai più;
Come un libro
Chiuso
Da un lucchetto,
Un soffio d'aria
Per animare
Un fiore,
Sotto la polvere
Che cade
Dal tempo,
Io sono qui
Che non so
Cosa aspetto.
sabato 21 luglio 2007
Scusa passerotto
Scusa passerotto,
Se ti ho disturbato,
Ché te ne sei andato
Tanto lontan da me,
Provasti un quarantotto,
Chè ti ho fatto spaventare,
Avrei voluto stare
Ancora un po' con te,
Qui sulla panchina,
Tu sulla spalliera,
Entrambi qui si era
In gran felicità;
Ma su quella vicina
Volare tu volesti,
E così facesti
La tua volontà,
Ma presto una ragazza
Ti buttò del pane,
E tu che hai tanta fame,
Ti lanci proprio là,
Altri della tua razza
S'involano a mangiare,
Che ci si può saziare,
Da tal gran quantità.
Poi passi a me di fronte,
Correndo come un matto,
Hai forse visto un gatto,
Che te ne vai così ?
Vai a bere acqua di fonte,
Per buttar giù il boccone,
Sei proprio un bel ghiottone,
Tu che ti posi lì,
Adesso vai su un vaso,
Nel becco hai una mollica,
Ma quanto fai fatica,
Per poter mangiar ?
Ché meni per il naso
Tutti quegli altri,
Che vengon, fatti scaltri,
Il bene tuo a rubar ?
Ti posi sull'asfalto,
Ed i colombi astuti,
Colossi ben temuti,
Ti tocca d'evitar,
Poi ti allontani in alto,
Se un dì ci rivedremo,
Non ci riconosceremo,
Che avremo altro da far.
Se ti ho disturbato,
Ché te ne sei andato
Tanto lontan da me,
Provasti un quarantotto,
Chè ti ho fatto spaventare,
Avrei voluto stare
Ancora un po' con te,
Qui sulla panchina,
Tu sulla spalliera,
Entrambi qui si era
In gran felicità;
Ma su quella vicina
Volare tu volesti,
E così facesti
La tua volontà,
Ma presto una ragazza
Ti buttò del pane,
E tu che hai tanta fame,
Ti lanci proprio là,
Altri della tua razza
S'involano a mangiare,
Che ci si può saziare,
Da tal gran quantità.
Poi passi a me di fronte,
Correndo come un matto,
Hai forse visto un gatto,
Che te ne vai così ?
Vai a bere acqua di fonte,
Per buttar giù il boccone,
Sei proprio un bel ghiottone,
Tu che ti posi lì,
Adesso vai su un vaso,
Nel becco hai una mollica,
Ma quanto fai fatica,
Per poter mangiar ?
Ché meni per il naso
Tutti quegli altri,
Che vengon, fatti scaltri,
Il bene tuo a rubar ?
Ti posi sull'asfalto,
Ed i colombi astuti,
Colossi ben temuti,
Ti tocca d'evitar,
Poi ti allontani in alto,
Se un dì ci rivedremo,
Non ci riconosceremo,
Che avremo altro da far.
Per i genitori
Scrivo un poema per i genitori,
Son loro i più grandi miei tesori,
M'hanno amato da quando ero bambino,
E nei disagi stanno a me vicino,
Divido le mie gioie e i miei dolori
Con loro, che mi han dato quei valori,
Che guidan come il sole del mattino
Di vita nel sentiero adamantino.
A voi che m'aiutaste nel bisogno,
Che non credeste la mia arte un sogno,
Sia dedicata ogni mia poesia,
Con ogni scritto ed ogni cosa mia,
E ogni nota che sul piano suonai,
Ché non potrò dimenticarvi mai.
Son loro i più grandi miei tesori,
M'hanno amato da quando ero bambino,
E nei disagi stanno a me vicino,
Divido le mie gioie e i miei dolori
Con loro, che mi han dato quei valori,
Che guidan come il sole del mattino
Di vita nel sentiero adamantino.
A voi che m'aiutaste nel bisogno,
Che non credeste la mia arte un sogno,
Sia dedicata ogni mia poesia,
Con ogni scritto ed ogni cosa mia,
E ogni nota che sul piano suonai,
Ché non potrò dimenticarvi mai.
La storia di Francia
Se porrai gli eventi
Sulla bilancia,
Non peserà più gran mistero
Che la storia di Francia,
Con lei l'intera Europa
Tentò uscir dall'anarchia,
Ché il duro Carlo Magno
Spiegò la polizia,
Si unificò per prima
Come una nazione,
Fu sempre governata
Da uomini d'azione,
Vide la dinastia
De' guaritor sovrani,
Che la scròfola curavano
Col tocco delle mani.
Il sud della regione
Conobbe il Càtarismo,
Che fu invero retaggio
Dello Gnosticismo.
I Cavalier Templari
Da lei furono creati,
Quelli che il re e il papa
Poi vollero bruciati.
Fu in seguito coinvolta
In una guerra di cent'anni,
Che sul suo terreno
Portò stragi e malanni,
Finché in certo periodo
Mezza era ormai occupata;
Ma nacque una Pulzella,
Che l'ha tutta liberata,
Lei non combatteva,
Ma alzava il suo stendardo,
E come per magia,
Giungevano al traguardo,
Le milizie che guidava
Senza provar timore;
Vero è che al suo paese
Ha fatto grande onore,
Però di tanti sforzi
Così fu ripagata:
Fu venduta al nemico,
Come strega fu bruciata.
Ma un'altra atroce guerra
Trovò Francia sul sentiero,
Lottò contro dei due mondi
Il magistrale impero,
Ella seppe confrontarsi,
Ma del conflitto soffrì assai,
Ché le truppe mercenarie
Non finivan proprio mai.
Poi conobbe anche
Il regno del Re Sole,
Che recò nel mondo
Il fasto e lo splendore,
Ma in seguito la fame
Portò alla Rivoluzione,
Brillarono da essa
L'armi di Napoleone,
Egli ispirò poeti,
Cantòri e vecchi saggi,
Che furono ammirati
Dei suoi armati viaggi.
Sempre ha cambiato il mondo
Quella gallica nazione,
Perché sempre ebbe ben chiara
Del futuro la visione,
Ancora essa è una guida
Dell'antica Europa cara,
Perché al suo timone
La destinazione è chiara;
Ma se tornerai agli eventi
Sulla bilancia,
Non peserà più gran mistero
Che la storia di Francia.
Sulla bilancia,
Non peserà più gran mistero
Che la storia di Francia,
Con lei l'intera Europa
Tentò uscir dall'anarchia,
Ché il duro Carlo Magno
Spiegò la polizia,
Si unificò per prima
Come una nazione,
Fu sempre governata
Da uomini d'azione,
Vide la dinastia
De' guaritor sovrani,
Che la scròfola curavano
Col tocco delle mani.
Il sud della regione
Conobbe il Càtarismo,
Che fu invero retaggio
Dello Gnosticismo.
I Cavalier Templari
Da lei furono creati,
Quelli che il re e il papa
Poi vollero bruciati.
Fu in seguito coinvolta
In una guerra di cent'anni,
Che sul suo terreno
Portò stragi e malanni,
Finché in certo periodo
Mezza era ormai occupata;
Ma nacque una Pulzella,
Che l'ha tutta liberata,
Lei non combatteva,
Ma alzava il suo stendardo,
E come per magia,
Giungevano al traguardo,
Le milizie che guidava
Senza provar timore;
Vero è che al suo paese
Ha fatto grande onore,
Però di tanti sforzi
Così fu ripagata:
Fu venduta al nemico,
Come strega fu bruciata.
Ma un'altra atroce guerra
Trovò Francia sul sentiero,
Lottò contro dei due mondi
Il magistrale impero,
Ella seppe confrontarsi,
Ma del conflitto soffrì assai,
Ché le truppe mercenarie
Non finivan proprio mai.
Poi conobbe anche
Il regno del Re Sole,
Che recò nel mondo
Il fasto e lo splendore,
Ma in seguito la fame
Portò alla Rivoluzione,
Brillarono da essa
L'armi di Napoleone,
Egli ispirò poeti,
Cantòri e vecchi saggi,
Che furono ammirati
Dei suoi armati viaggi.
Sempre ha cambiato il mondo
Quella gallica nazione,
Perché sempre ebbe ben chiara
Del futuro la visione,
Ancora essa è una guida
Dell'antica Europa cara,
Perché al suo timone
La destinazione è chiara;
Ma se tornerai agli eventi
Sulla bilancia,
Non peserà più gran mistero
Che la storia di Francia.
venerdì 20 luglio 2007
Elisa
Al tuo nome, Elisa,
Vaga il mio pensiero,
Tornano i ricordi
A un tempo più sincero,
Alle passeggiate
Sotto verdi fronde,
Rammento ogni parola,
Nulla si confonde,
A te non piaceva
Passeggiare tanto,
Così ti lamentavi
Con la tua voce d'incanto,
Io ti lasciavo dire,
Per sentirti ancora,
Ti guardavo, ch'eri bella
Come l'alba o l'aurora,
Parlavamo spesso
Sopra le panchine,
Ricordi che dicevi
Che avevo sempre un fine ?
O rammenti quando
Cenavamo al cinese ?
Eravamo studenti,
Facevamo poche spese.
A volte al cinema
La sera ti portavo,
E poi di notte a casa
Da solo ritornavo,
Qualunque spettacolo
Ti faceva felice,
Ché desideravi
Di diventare attrice,
Sempre ti accompagnavo
Alla tua casetta,
Non starai mai più lì,
Ma essa ancor ti aspetta,
E reclamavo un bacio
Sotto il tuo portone,
Era triste allontanarmi
Da quel caro androne,
Da tempo hai traslocato,
E ciò fa ancora male
A quel corridoio,
A quelle bianche scale,
Che più non saranno
Da te resi pieni
Di luce e di gioia,
Di tutti i tuoi beni,
Ancor può capitarmi
Di cercare di te,
Come se fossi pronta
Ad uscire con me,
Ma sul campanello
C'è un altro cognome,
Allor mi rammento
Che non ho che il tuo nome;
Son passati molti anni
Dai tempi d'allora,
Ma mi capita alle volte,
Di ricordarti ancora.
Vaga il mio pensiero,
Tornano i ricordi
A un tempo più sincero,
Alle passeggiate
Sotto verdi fronde,
Rammento ogni parola,
Nulla si confonde,
A te non piaceva
Passeggiare tanto,
Così ti lamentavi
Con la tua voce d'incanto,
Io ti lasciavo dire,
Per sentirti ancora,
Ti guardavo, ch'eri bella
Come l'alba o l'aurora,
Parlavamo spesso
Sopra le panchine,
Ricordi che dicevi
Che avevo sempre un fine ?
O rammenti quando
Cenavamo al cinese ?
Eravamo studenti,
Facevamo poche spese.
A volte al cinema
La sera ti portavo,
E poi di notte a casa
Da solo ritornavo,
Qualunque spettacolo
Ti faceva felice,
Ché desideravi
Di diventare attrice,
Sempre ti accompagnavo
Alla tua casetta,
Non starai mai più lì,
Ma essa ancor ti aspetta,
E reclamavo un bacio
Sotto il tuo portone,
Era triste allontanarmi
Da quel caro androne,
Da tempo hai traslocato,
E ciò fa ancora male
A quel corridoio,
A quelle bianche scale,
Che più non saranno
Da te resi pieni
Di luce e di gioia,
Di tutti i tuoi beni,
Ancor può capitarmi
Di cercare di te,
Come se fossi pronta
Ad uscire con me,
Ma sul campanello
C'è un altro cognome,
Allor mi rammento
Che non ho che il tuo nome;
Son passati molti anni
Dai tempi d'allora,
Ma mi capita alle volte,
Di ricordarti ancora.
Non mi pento di niente
Non mi pento di niente,
Ché mai la mia mente
Alcuna nevrosi
Potrà mai assediare,
Non avrò più rimorsi,
Non ne sentirò i morsi,
Per quanto io osi
Tornare a volare,
Non guardo al passato,
Ché sol per me è stato
Un ponte sospeso
Su che, non si sa,
Non penso al futuro,
Per me è come un muro,
Dall'inérte peso,
Che cuore non ha.
Mi gusto il presente,
Che sempre acconsente,
Perché, da sua parte,
Non può far che così.
Son finite le danze
Con vacue speranze,
E sol queste carte
Rimangono qui,
A testimoniare
Del mio scribacchiare,
Se chi vorrà leggerle
Potranno trovar,
O scompariranno,
Perdute saranno,
Se il tempo a distruggerle
Si vorrà impegnar.
Ché mai la mia mente
Alcuna nevrosi
Potrà mai assediare,
Non avrò più rimorsi,
Non ne sentirò i morsi,
Per quanto io osi
Tornare a volare,
Non guardo al passato,
Ché sol per me è stato
Un ponte sospeso
Su che, non si sa,
Non penso al futuro,
Per me è come un muro,
Dall'inérte peso,
Che cuore non ha.
Mi gusto il presente,
Che sempre acconsente,
Perché, da sua parte,
Non può far che così.
Son finite le danze
Con vacue speranze,
E sol queste carte
Rimangono qui,
A testimoniare
Del mio scribacchiare,
Se chi vorrà leggerle
Potranno trovar,
O scompariranno,
Perdute saranno,
Se il tempo a distruggerle
Si vorrà impegnar.
Ho una certa religione
Ho una certa religione
Per ogni situazione,
A seconda del momento,
O di come mi sento.
Se c'è di che mi pento,
Cattolico mi tènto,
S'è la confessiòn stancante,
Posso fare il protestante,
S'ho con donna litigato,
Dall'Islàm son consolato,
Se per Natura ho ammirazione,
Posso fare lo stregone,
Ma se Natura è un'illusione,
Il Buddhismo è un'occasione,
Se non mi garba l'ateismo,
Seguo pure l'occultismo,
Non praticando l'Induismo,
Mi rimane anche il Sufismo,
Se seguo tante religioni,
Invero ho le mie ragioni.
Per ogni situazione,
Ho una certa religione,
Così, come mi sento,
Io la cambio ogni momento.
Per ogni situazione,
A seconda del momento,
O di come mi sento.
Se c'è di che mi pento,
Cattolico mi tènto,
S'è la confessiòn stancante,
Posso fare il protestante,
S'ho con donna litigato,
Dall'Islàm son consolato,
Se per Natura ho ammirazione,
Posso fare lo stregone,
Ma se Natura è un'illusione,
Il Buddhismo è un'occasione,
Se non mi garba l'ateismo,
Seguo pure l'occultismo,
Non praticando l'Induismo,
Mi rimane anche il Sufismo,
Se seguo tante religioni,
Invero ho le mie ragioni.
Per ogni situazione,
Ho una certa religione,
Così, come mi sento,
Io la cambio ogni momento.
La strega solitaria
S'erge la strega sopra la collina,
E' radiosa mattina,
Mormora una preghiera alla luna,
Mentre traccia una runa,
Pone le braccia in croce,
Come apprese dai riti rosacroce,
Nella man destra porta il suo bastone,
Ed al collo una gemma in un castone,
Nella sinistra sibila un serpente,
E' quello il suo inserviente,
Vestita è d'una tunica argentata,
La sua cinta ha una fibbia cesellata,
Poi in senso orario va la sua andatura,
Pel culto di Natura,
Si ferma e torna a declamar parole,
Come chi prega suole:
- Voi Angeli ch'alta regione vuole
Vicini alla Dèa,
Perché i fiori nei boschi e nelle aiuole,
Che furon la sua idea,
Vogliate far crescere,
Io spero non vi venga a rincrescere,
Ch'in questo giorno vi chiami e vi evòchi,
Perché purifichiate i santi fuochi,
Infatti oggi è la festa di Beltane,
S'aprono le fontane,
Che il Dio dall'alto cielo fa cadere,
Lui, cacciator lanciere,
Perché crescan ricchi i campi di grano,
E il verde melograno,
Cose da accarezzare con la mano,
Perché segni d'amore,
Ché nulla mai Natura ha fatto invano,
Ma piena di colore,
Si sveglia in primavera,
Si mostra in veste colorata e vera,
Con gentilezza mostra a noi i suoi frutti,
Che siano aspri e belli, o dolci e brutti,
Che abbian buccia dura oppure molle;
Si apron le corolle,
Alza l'ape il delicato calice,
Sotto un vecchio salice. -
Accende i fuochi così declamando,
Nell'atto or sta pregando.
Vengono volentieri al suo comando,
Gli Angeli chiamati,
Tra i numerosi fuochi sta passando,
Poc'anzi li ha levàti,
Poi offrendo libagioni lei ringrazia
Gli Dèi tutti della loro grazia,
Quindi con un saluto s'allontana,
Finisce qui la liturgìa silvana.
E' radiosa mattina,
Mormora una preghiera alla luna,
Mentre traccia una runa,
Pone le braccia in croce,
Come apprese dai riti rosacroce,
Nella man destra porta il suo bastone,
Ed al collo una gemma in un castone,
Nella sinistra sibila un serpente,
E' quello il suo inserviente,
Vestita è d'una tunica argentata,
La sua cinta ha una fibbia cesellata,
Poi in senso orario va la sua andatura,
Pel culto di Natura,
Si ferma e torna a declamar parole,
Come chi prega suole:
- Voi Angeli ch'alta regione vuole
Vicini alla Dèa,
Perché i fiori nei boschi e nelle aiuole,
Che furon la sua idea,
Vogliate far crescere,
Io spero non vi venga a rincrescere,
Ch'in questo giorno vi chiami e vi evòchi,
Perché purifichiate i santi fuochi,
Infatti oggi è la festa di Beltane,
S'aprono le fontane,
Che il Dio dall'alto cielo fa cadere,
Lui, cacciator lanciere,
Perché crescan ricchi i campi di grano,
E il verde melograno,
Cose da accarezzare con la mano,
Perché segni d'amore,
Ché nulla mai Natura ha fatto invano,
Ma piena di colore,
Si sveglia in primavera,
Si mostra in veste colorata e vera,
Con gentilezza mostra a noi i suoi frutti,
Che siano aspri e belli, o dolci e brutti,
Che abbian buccia dura oppure molle;
Si apron le corolle,
Alza l'ape il delicato calice,
Sotto un vecchio salice. -
Accende i fuochi così declamando,
Nell'atto or sta pregando.
Vengono volentieri al suo comando,
Gli Angeli chiamati,
Tra i numerosi fuochi sta passando,
Poc'anzi li ha levàti,
Poi offrendo libagioni lei ringrazia
Gli Dèi tutti della loro grazia,
Quindi con un saluto s'allontana,
Finisce qui la liturgìa silvana.
giovedì 19 luglio 2007
'Sta sera mi ha cercato una persona
'Sta sera mi ha cercato una persona,
Ha cliccato da Trapani o da Ancona,
In questa sera mi cercò perché
Volle legger poesie scritte da me,
Ciò tanto delicato al cuore suona,
Perché è una gioia che non t'abbandona,
Mi spinge e sprona a scrivere giacché
Chi i miei scritti apprezza adesso c'è;
Io vi ringrazio gentili lettori,
Ché nonostante gli odierni rumori,
Amate la pace e la poesia,
E tentare voleste anche la mia.
Così: grazie, mi dà tanto conforto,
Sapere che gradite questo porto.
Ha cliccato da Trapani o da Ancona,
In questa sera mi cercò perché
Volle legger poesie scritte da me,
Ciò tanto delicato al cuore suona,
Perché è una gioia che non t'abbandona,
Mi spinge e sprona a scrivere giacché
Chi i miei scritti apprezza adesso c'è;
Io vi ringrazio gentili lettori,
Ché nonostante gli odierni rumori,
Amate la pace e la poesia,
E tentare voleste anche la mia.
Così: grazie, mi dà tanto conforto,
Sapere che gradite questo porto.
Come Vivaldi
Chi mi rammenterà come Vivaldi ?
Ché le sue note erano smeraldi,
Estesi come corde di collana,
Brillanti come squilli di campana;
Mi ricordo i suoi accordi come araldi,
Pronti a levarsi ghiacciati oppur caldi,
Per raccontar d'ogni stagione umana,
E il suo alternarsi in una ruota piana.
Non sono diventato musicista,
Di tutti è questo il mio più gran rimpianto,
Non scriverò mai più sul pentagramma,
Non comporrò un musicato dramma,
Né mi potrò mai dire melodista,
Per questo scende una goccia di pianto.
Ché le sue note erano smeraldi,
Estesi come corde di collana,
Brillanti come squilli di campana;
Mi ricordo i suoi accordi come araldi,
Pronti a levarsi ghiacciati oppur caldi,
Per raccontar d'ogni stagione umana,
E il suo alternarsi in una ruota piana.
Non sono diventato musicista,
Di tutti è questo il mio più gran rimpianto,
Non scriverò mai più sul pentagramma,
Non comporrò un musicato dramma,
Né mi potrò mai dire melodista,
Per questo scende una goccia di pianto.
La giornata di lavoro
- Marcello, presto, corri a lavorare,
Ché il tuo pane ti devi guadagnare. -
- Ma per favore un'altro poco aspetta,
Che gustando mi sto la fresca arietta. -
Ma poi mi reco sul lavoro in fretta,
Fumando stanco una sigaretta,
Vorrei però ancora riposare,
Ché a tante cose belle ho da pensare.
Poi scorre del lavoro la giornata,
A tavola la cena è meritata;
Così alla fine si è arrivati a sera,
E ad altro dì corre la mente e spera:
Quel giorno in cui qualcosa cambierà,
Ma esattamente cosa non si sa.
Ché il tuo pane ti devi guadagnare. -
- Ma per favore un'altro poco aspetta,
Che gustando mi sto la fresca arietta. -
Ma poi mi reco sul lavoro in fretta,
Fumando stanco una sigaretta,
Vorrei però ancora riposare,
Ché a tante cose belle ho da pensare.
Poi scorre del lavoro la giornata,
A tavola la cena è meritata;
Così alla fine si è arrivati a sera,
E ad altro dì corre la mente e spera:
Quel giorno in cui qualcosa cambierà,
Ma esattamente cosa non si sa.
Pastìche
Niet paniemajo di ce vivre vano,
Meine Liebe n'est pas maybe lontano,
In english o en francais se vuoi parlare;
Non es permanecido altro da fare,
Quae dir en pièmunteis o in siciliano:
- Paisà, Paisà songo napulitano.
Que d'otra cosa non voudrais rimare,
E pashalusta se ti fo annoiare.
Combien de languages il y a dans le monde ?
You can't count them really toutes en ronde,
Eppur nobody sabe colloquiare,
Ut poteant tra di lor the men amare,
Il y a dispiaceri in ogni oichìa,
Tragédie quae semper coule et non va via.
Meine Liebe n'est pas maybe lontano,
In english o en francais se vuoi parlare;
Non es permanecido altro da fare,
Quae dir en pièmunteis o in siciliano:
- Paisà, Paisà songo napulitano.
Que d'otra cosa non voudrais rimare,
E pashalusta se ti fo annoiare.
Combien de languages il y a dans le monde ?
You can't count them really toutes en ronde,
Eppur nobody sabe colloquiare,
Ut poteant tra di lor the men amare,
Il y a dispiaceri in ogni oichìa,
Tragédie quae semper coule et non va via.
Poesia semplice
Canzone io ti mando alla ventura,
Ma non aver paura,
Anzi raccogli in te i miei desideri,
Che son semplici e seri,
E quel che vorrei dal mio futuro,
Che mi par sempre più nebbioso e oscuro,
Non v'è strada sicura,
E sembra sia il percorso incerto,
Ché mille insidie esso mi ha scoperto,
Qui ci vuole accortezza:
Il povero viandante pur si attrezza,
Ma per strada consuma i suoi strumenti,
E li disperde ai venti.
Vorrei solo una povera pensione,
E' invero altra illusione,
Che mi lasciasse scrivere sereno,
Ho tante cose in meno,
Per insegnar cose una laurea,
Diventerebbe la vita aurea,
Piena d'animazione,
Ma anche un po' di tempo con gli amici,
Per chiacchierare e fumare felici,
Non ho nulla di questo:
Di quanto vuoi rimane solo il resto,
Il tempo ai tuoi bisogni non arride,
La strada si divide.
Per me anche vorrei una famiglia,
Con moglie, figlio o figlia,
Oppure tanti fratelli e sorelle,
Di casa son le stelle,
Insomma gente che mi aspetta ansiosa,
Perché al mondo non v'é più bella cosa,
E' grande meraviglia
Felici renderli senza mai sosta,
Pensier che dà allegria e nulla costa,
Ma andò diversamente:
Ch'anche di questo non ottenni niente,
Ma facile mi fu restar da solo,
Nel pindarico volo.
Così gioia s'accosta:
Tu costruisci fra lamenti e guai,
Ma quanto sogni non s'avvera mai.
Ma non aver paura,
Anzi raccogli in te i miei desideri,
Che son semplici e seri,
E quel che vorrei dal mio futuro,
Che mi par sempre più nebbioso e oscuro,
Non v'è strada sicura,
E sembra sia il percorso incerto,
Ché mille insidie esso mi ha scoperto,
Qui ci vuole accortezza:
Il povero viandante pur si attrezza,
Ma per strada consuma i suoi strumenti,
E li disperde ai venti.
Vorrei solo una povera pensione,
E' invero altra illusione,
Che mi lasciasse scrivere sereno,
Ho tante cose in meno,
Per insegnar cose una laurea,
Diventerebbe la vita aurea,
Piena d'animazione,
Ma anche un po' di tempo con gli amici,
Per chiacchierare e fumare felici,
Non ho nulla di questo:
Di quanto vuoi rimane solo il resto,
Il tempo ai tuoi bisogni non arride,
La strada si divide.
Per me anche vorrei una famiglia,
Con moglie, figlio o figlia,
Oppure tanti fratelli e sorelle,
Di casa son le stelle,
Insomma gente che mi aspetta ansiosa,
Perché al mondo non v'é più bella cosa,
E' grande meraviglia
Felici renderli senza mai sosta,
Pensier che dà allegria e nulla costa,
Ma andò diversamente:
Ch'anche di questo non ottenni niente,
Ma facile mi fu restar da solo,
Nel pindarico volo.
Così gioia s'accosta:
Tu costruisci fra lamenti e guai,
Ma quanto sogni non s'avvera mai.
Musica senza parole
n
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Piano
M M M M
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Fortissimo
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Ritornello forte
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Mezzoforte
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Pianissimo
CODA
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Pianissimo
CODA
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Forse sarà un problema
Forse sarà un problema nel riscontro,
Che amo tutte le donne che incontro,
Che sia bruna, rossa, castana, o bionda,
Ognuna fa salire in petto un'onda,
Alla quale non mi so porre contro,
E che porta un dolor con cui mi scontro,
Mi colpisce come un colpo di fionda,
E nella malinconia m'affonda.
Mistero delizioso tu sei, donna,
Tutta coperta oppure in minigonna,
In ogni caso mi lasci ammirato,
A guardarti sconvolto e senza fiato;
A te sola appartiene ogni bellezza,
A te, che hai ogni cosa che s'apprezza.
Che amo tutte le donne che incontro,
Che sia bruna, rossa, castana, o bionda,
Ognuna fa salire in petto un'onda,
Alla quale non mi so porre contro,
E che porta un dolor con cui mi scontro,
Mi colpisce come un colpo di fionda,
E nella malinconia m'affonda.
Mistero delizioso tu sei, donna,
Tutta coperta oppure in minigonna,
In ogni caso mi lasci ammirato,
A guardarti sconvolto e senza fiato;
A te sola appartiene ogni bellezza,
A te, che hai ogni cosa che s'apprezza.
Il pappagallo
Durante un piovoso mezzogiorno, mentre mi gustavo il giorno,
Leggendo le più abborracciate e inutili cazzate,
Venne lesto un pappagallo, a scocciare come il gallo,
Che t'angustia le mattinate con le sue menate:
- E' un rompiballe. - Pensai, grattandomi le palle,
Mi era tra le balle.
E distintamente ricordo, certo non me lo scordo,
Che era tutto spento dal soffitto al pavimento,
Ché era in rosso la bolletta, e nessun ti aspetta,
Ma i fili te li tagliano, anche se sei sgomento:
- Cheppalle - ripensai, ché erano due balle,
M'ero rotto le palle.
Le tende eran consunte, malandate, vecchie e unte,
E le tarme in sottofondo, con un fruscìo di fondo,
Ballando sulle punte, si mangiavan le trapunte,
Ma di tutto questo mi esasperava nel profondo
Quello scassaballe già pronto a rompermi le palle,
Mi era tra le balle.
Poi come disamino, mi feci animo:
- Di che genere sei ? - Chiesi - Ché non ti vedo il sesso,
Suvvia ti chiedo scusa, se qualcosa in me t'accusa,
Che anche se leggevo, venisti a scocciarmi lo stesso. -
Ma il rompipalle era deciso a starmi tra le balle,
Ancora tra le palle.
Certo che come giornata, era proprio sfigata,
Senza sole, né luce, un pappagallo ci mancava,
Che venisse a fare il duro, profittando dello scuro,
Poi con le zampe la candela a terra mi buttava,
Volèa mostrarsi il rompiballe anche scassapalle,
Mi era tra le balle.
'Sì tanto era svaccato, che mi ero già incazzato,
Così mi voltai, feci finta di andarmene allora,
Ma quello era un po' stronzo, e con la sua faccia di bronzo
Pronunziò soltanto due parole, e cioé: - Era ora.
- Questo è rompere le balle! - Dissi a quello stressapalle,
Ancora tra le palle.
Lui lesto alzò le ali, e mi cacò negli stivali,
Certo che svolazzando non mostrava alcun rispetto,
Ché a me non s'inchinava, piuttosto mi sputtanava,
Non so se questo facesse per stizza o per dispetto,
Ma proprio mi frantumò le palle, quel tritaballe,
Mi era tra le balle.
E quel bastardo sorrideva, ché mi derideva,
Così mi volsi a dirgli in preda alla disperazione:
- Che significa il tuo nome ? Oppure il tuo cognome ? -
Sperando di distrarlo dalla mala operazione,
Rispose lo scassapalle, mentre alzava le spalle:
- Fuori dalle balle.
Se prima ero incazzato, or mi sentii meravigliato,
Ché nessuno fu mai sbattuto fuori da un uccello,
Quello era indifferente, gl'importava proprio niente,
Che in una delle camere era entrato del mio ostello,
Continuò il rompipalle, riecheggiando nella valle:
- Fuori dalle balle.
Poi col suo peso piegò il fusto del d'Efesto busto,
Che già abbastanza gobbo mi parèa per conto suo,
Io cercai di parlare, e con lui di ragionare,
Ma distinguer per niente lui sapeva tra il mio e il tuo,
Disse anzi il tritaballe, con linguaggio da stalle:
- Fuori dalle balle.
- Io stavo bene solo e non sopporto qui il tuo volo. -
Volli dire a quel tipo dall'aspetto impertinente:
- Ché anche senza amici si può essere felici. -
Ma quello mi puntava col suo sguardo indifferente,
Sarebbe stato il rompiballe forte a Roncisvalle:
- Fuori dalle balle.
Ormai ero esasperato, ero rimasto senza fiato,
Mi chiesi se il suo padrone non fosse un disgraziato,
Che lo aveva preparato e molto bene addestrato,
Affinché il mio pomeriggio fosse tutto guastato,
Urlava lo scassapalle, fin oltre le mie spalle:
- Fuori dalle balle.
Pensai: - Questo m'assedia. - Così presi la mia sedia,
A mia volta decidendo di pensare ai fatti miei,
Lo guardai dritto negli occhi, e lui m'attaccò i pidocchi,
Che contati con le tarme facèan quarantasei,
Intanto il rompipalle acchiappava le farfalle:
- Fuori dalle balle.
La candela ancor bruciava e la casa s'incendiava,
Vidi negli occhi suoi rispecchiarsi un rosso fuoco,
Con la foga d'un corridore corsi all'estintore,
Rimaneva poco per esser costretto al trasloco,
Ma a frantumar le palle continuava il tritaballe:
- Fuori dalle balle.
Mi sarebbe costato l'incendio un grave dispendio,
Si diffondevano in aria il fumo e il molesto odore
Del tappeto bruciacchiato, ahimé quanto l'ho pagato,
Disse: - Era ora; mentre mi si spezzava il cuore
Quel scassapalle, io ero tra le bruciate falle,
E poi: - Fuori dalle balle.
- Per te, disgraziato, finì il mio tappeto bruciato. -
Gli dissi mentre lo scempio guardava compiaciuto:
- Ora uno nuovo mi comprerai o i soldi procurerai,
Per ricucire quel tappeto che ho tanto sbattuto. -
Ma lontano è il rompiballe dall'orientale calle,
Ripete: - Fuori dalle balle.
- Con un colpo finale hai distrutto il tappeto orientale,
Almeno se volto le spalle non dire: - Era ora,
Se brucia la dimora, non ripetere: - Era ora.
Ché solo questo, e anche di peggio tu hai detto sinora.
Ma mi volta le spalle, scuotendo bene le palle:
- Fuori dalle balle.
- Adesso lascia la mia casa, se al suolo non l'hai rasa -
Gli dissi, ché ero al punto di non farcela proprio più:
- E più non venire, se in arrosto non vuoi finire. -
Ma a quanto pare quello proprio non la mandò giù,
Deciso scosse il rompipalle le sue cornee gialle:
- Fuori dalle balle.
Lui si sventolava, la man la pentola afferrava,
Ed a lui mi avvicinai senza far troppo rumore,
Poi mi sollazzava il condimento che pronto stava,
E presto mi tornarono il sorriso e il buonumore,
Non c'era miglior modo per portar quel cuocipalle
Fuori dalle balle.
Questa sera, per scrivere questa parodia delle balle, mi sono proprio fatto due palle ( n.d.a)
Leggendo le più abborracciate e inutili cazzate,
Venne lesto un pappagallo, a scocciare come il gallo,
Che t'angustia le mattinate con le sue menate:
- E' un rompiballe. - Pensai, grattandomi le palle,
Mi era tra le balle.
E distintamente ricordo, certo non me lo scordo,
Che era tutto spento dal soffitto al pavimento,
Ché era in rosso la bolletta, e nessun ti aspetta,
Ma i fili te li tagliano, anche se sei sgomento:
- Cheppalle - ripensai, ché erano due balle,
M'ero rotto le palle.
Le tende eran consunte, malandate, vecchie e unte,
E le tarme in sottofondo, con un fruscìo di fondo,
Ballando sulle punte, si mangiavan le trapunte,
Ma di tutto questo mi esasperava nel profondo
Quello scassaballe già pronto a rompermi le palle,
Mi era tra le balle.
Poi come disamino, mi feci animo:
- Di che genere sei ? - Chiesi - Ché non ti vedo il sesso,
Suvvia ti chiedo scusa, se qualcosa in me t'accusa,
Che anche se leggevo, venisti a scocciarmi lo stesso. -
Ma il rompipalle era deciso a starmi tra le balle,
Ancora tra le palle.
Certo che come giornata, era proprio sfigata,
Senza sole, né luce, un pappagallo ci mancava,
Che venisse a fare il duro, profittando dello scuro,
Poi con le zampe la candela a terra mi buttava,
Volèa mostrarsi il rompiballe anche scassapalle,
Mi era tra le balle.
'Sì tanto era svaccato, che mi ero già incazzato,
Così mi voltai, feci finta di andarmene allora,
Ma quello era un po' stronzo, e con la sua faccia di bronzo
Pronunziò soltanto due parole, e cioé: - Era ora.
- Questo è rompere le balle! - Dissi a quello stressapalle,
Ancora tra le palle.
Lui lesto alzò le ali, e mi cacò negli stivali,
Certo che svolazzando non mostrava alcun rispetto,
Ché a me non s'inchinava, piuttosto mi sputtanava,
Non so se questo facesse per stizza o per dispetto,
Ma proprio mi frantumò le palle, quel tritaballe,
Mi era tra le balle.
E quel bastardo sorrideva, ché mi derideva,
Così mi volsi a dirgli in preda alla disperazione:
- Che significa il tuo nome ? Oppure il tuo cognome ? -
Sperando di distrarlo dalla mala operazione,
Rispose lo scassapalle, mentre alzava le spalle:
- Fuori dalle balle.
Se prima ero incazzato, or mi sentii meravigliato,
Ché nessuno fu mai sbattuto fuori da un uccello,
Quello era indifferente, gl'importava proprio niente,
Che in una delle camere era entrato del mio ostello,
Continuò il rompipalle, riecheggiando nella valle:
- Fuori dalle balle.
Poi col suo peso piegò il fusto del d'Efesto busto,
Che già abbastanza gobbo mi parèa per conto suo,
Io cercai di parlare, e con lui di ragionare,
Ma distinguer per niente lui sapeva tra il mio e il tuo,
Disse anzi il tritaballe, con linguaggio da stalle:
- Fuori dalle balle.
- Io stavo bene solo e non sopporto qui il tuo volo. -
Volli dire a quel tipo dall'aspetto impertinente:
- Ché anche senza amici si può essere felici. -
Ma quello mi puntava col suo sguardo indifferente,
Sarebbe stato il rompiballe forte a Roncisvalle:
- Fuori dalle balle.
Ormai ero esasperato, ero rimasto senza fiato,
Mi chiesi se il suo padrone non fosse un disgraziato,
Che lo aveva preparato e molto bene addestrato,
Affinché il mio pomeriggio fosse tutto guastato,
Urlava lo scassapalle, fin oltre le mie spalle:
- Fuori dalle balle.
Pensai: - Questo m'assedia. - Così presi la mia sedia,
A mia volta decidendo di pensare ai fatti miei,
Lo guardai dritto negli occhi, e lui m'attaccò i pidocchi,
Che contati con le tarme facèan quarantasei,
Intanto il rompipalle acchiappava le farfalle:
- Fuori dalle balle.
La candela ancor bruciava e la casa s'incendiava,
Vidi negli occhi suoi rispecchiarsi un rosso fuoco,
Con la foga d'un corridore corsi all'estintore,
Rimaneva poco per esser costretto al trasloco,
Ma a frantumar le palle continuava il tritaballe:
- Fuori dalle balle.
Mi sarebbe costato l'incendio un grave dispendio,
Si diffondevano in aria il fumo e il molesto odore
Del tappeto bruciacchiato, ahimé quanto l'ho pagato,
Disse: - Era ora; mentre mi si spezzava il cuore
Quel scassapalle, io ero tra le bruciate falle,
E poi: - Fuori dalle balle.
- Per te, disgraziato, finì il mio tappeto bruciato. -
Gli dissi mentre lo scempio guardava compiaciuto:
- Ora uno nuovo mi comprerai o i soldi procurerai,
Per ricucire quel tappeto che ho tanto sbattuto. -
Ma lontano è il rompiballe dall'orientale calle,
Ripete: - Fuori dalle balle.
- Con un colpo finale hai distrutto il tappeto orientale,
Almeno se volto le spalle non dire: - Era ora,
Se brucia la dimora, non ripetere: - Era ora.
Ché solo questo, e anche di peggio tu hai detto sinora.
Ma mi volta le spalle, scuotendo bene le palle:
- Fuori dalle balle.
- Adesso lascia la mia casa, se al suolo non l'hai rasa -
Gli dissi, ché ero al punto di non farcela proprio più:
- E più non venire, se in arrosto non vuoi finire. -
Ma a quanto pare quello proprio non la mandò giù,
Deciso scosse il rompipalle le sue cornee gialle:
- Fuori dalle balle.
Lui si sventolava, la man la pentola afferrava,
Ed a lui mi avvicinai senza far troppo rumore,
Poi mi sollazzava il condimento che pronto stava,
E presto mi tornarono il sorriso e il buonumore,
Non c'era miglior modo per portar quel cuocipalle
Fuori dalle balle.
Questa sera, per scrivere questa parodia delle balle, mi sono proprio fatto due palle ( n.d.a)
mercoledì 18 luglio 2007
La Musa ispiratrice
A te che su quella panchina siedi,
A te che sei assorta e non mi vedi,
Vorrei dedicar questo poemetto,
Mentre come in un sogno qui t'aspetto,
Eppur neanche ch'io esista credi,
Mentre tra i tuoi pensieri vai e riedi,
Ed io la solinga vita accetto,
Ché mai verrai con me sotto il mio tetto.
Distano pochi metri le panchine,
Ma mi sembran distanze senza fine;
Che cosa m'impedisce di parlarti,
Per riuscire in futuro ad abbracciarti ?
Te che potresti rendermi felice,
D'un pomeriggio Musa ispiratrice.
A te che sei assorta e non mi vedi,
Vorrei dedicar questo poemetto,
Mentre come in un sogno qui t'aspetto,
Eppur neanche ch'io esista credi,
Mentre tra i tuoi pensieri vai e riedi,
Ed io la solinga vita accetto,
Ché mai verrai con me sotto il mio tetto.
Distano pochi metri le panchine,
Ma mi sembran distanze senza fine;
Che cosa m'impedisce di parlarti,
Per riuscire in futuro ad abbracciarti ?
Te che potresti rendermi felice,
D'un pomeriggio Musa ispiratrice.
Foglie ordinate di stagion matura
Foglie ordinate di stagion matura,
Vorrei che la mia vita raccontaste,
Voi che dell'altre rime avanzaste,
Purchè esser possa sia gentil che pura.
M'inpegnerò a riporre in voi ogni cura,
Ché sarete un po' tristi un po' entusiaste,
A volte brevi, a volte invece vaste,
Direte di dolor, gioia e paura.
Sperando non si chiuda quel cancello,
Che dà libero accesso al verso bello,
O Dèe dell'arte statemi vicine,
Aiutatemi, operando al fine
Che non mi manchi mai l'ispirazione,
Che non finisca qui la mia canzone.
Vorrei che la mia vita raccontaste,
Voi che dell'altre rime avanzaste,
Purchè esser possa sia gentil che pura.
M'inpegnerò a riporre in voi ogni cura,
Ché sarete un po' tristi un po' entusiaste,
A volte brevi, a volte invece vaste,
Direte di dolor, gioia e paura.
Sperando non si chiuda quel cancello,
Che dà libero accesso al verso bello,
O Dèe dell'arte statemi vicine,
Aiutatemi, operando al fine
Che non mi manchi mai l'ispirazione,
Che non finisca qui la mia canzone.
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