E qui finisce anche questa raccolta
D'una poesia che dal mio mondo ho colta,
Ed è luogo di ringraziar le Muse,
Ogni poeta ad aiutar aduse,
Per scrivere ci vuol pazienza molta,
Trovar cose da dir di volta in volta,
Così a chi legge faccio le mie scuse,
Se non ama le rime qui concluse.
Così questo è un sonetto di congedo,
Che anche questa trama è ormai compiuta,
E a qualche nuovo intento mi preparo;
Or l'estro mi si fa sempre più raro,
Ma spero nell'ispirazione avuta,
Così sempre in avanti guardo e vedo.
sabato 25 agosto 2007
Commemorazione delle Torri Gemelle
Vorrà affrontare un delicato tema,
Si sa come il mondo ancora ne frema,
Questa canzone scritta nel dolore,
Causa il rimembrar grande languore:
L'aereo la Torre ha traversato,
Tutta la gente ha urlato;
Nessuno si aspettava quel mattino,
Era forse destino,
Che ci sarebbe stata una tragedia,
Ché il Male l'uomo assedia,
Eppur sapemmo dal televisore,
Passate poche ore,
Che quel meraviglioso grattacielo,
Era ormai diventato un cimitero.
Venne il primo aereo fuori rotta,
Fu spaventosa botta,
Finita in esplosione,
Si scatenava una conflagrazione,
L'aereo nell'interno disparve,
E mai più riapparve,
Uniti i passeggeri nella sorte,
Di chi nel lavorar trovò la morte,
S'alzaron fumo e fiamme,
A consumare i papà e le mamme
Di bimbi che non han più i genitori,
E adesso che sono rimasti soli,
Le lacrime restano:
Ad un triste vivere s'apprestano.
Ma non fu sufficiente,
Levare l'urlo di 'sì tanta gente,
Altro aereo giunse,
Ed altra sofferenza al mondo ingiunse;
Esplose dopo l'altro grattacielo,
Che si levava al primo parallelo,
E venne ad esso unito nella strage;
Si trovarono molti nelle ambage,
Create dalle fiamme soffocanti,
Terrorizzati e ansanti,
Dall'occhio si calarono del vento,
E pieni di spavento,
Caddero come angeli senz'ali,
Innocenti che scontan gli altrui mali.
Ma non c'era ancor fine al dolore,
Si commosse ogni cuore,
Ché s'ebbe dei pompieri il sacrificio,
Morti nel loro ufficio,
Dalle macerie vennero sepolti,
Fu una stretta mortale che li ha accolti,
E non lasciò speranze,
Ai cari chiusi nelle loro stanze,
Per avere notizia,
Anch'essi vittime di tal nequizia;
Ma portò un altro spavento la nuova,
Forse ancora da mettere alla prova:
Che il fumo disegnò nel pandemonio,
Un'orrenda figura di demonio.
Ground Zero ora si chiama
Quella terra che il cielo a sè reclama,
Ché di tanta innocenza,
Fu imposto al mondo di restare senza,
Ed ora affrante guardano le stelle
Dov'eran prima le Torri Gemelle.
Si sa come il mondo ancora ne frema,
Questa canzone scritta nel dolore,
Causa il rimembrar grande languore:
L'aereo la Torre ha traversato,
Tutta la gente ha urlato;
Nessuno si aspettava quel mattino,
Era forse destino,
Che ci sarebbe stata una tragedia,
Ché il Male l'uomo assedia,
Eppur sapemmo dal televisore,
Passate poche ore,
Che quel meraviglioso grattacielo,
Era ormai diventato un cimitero.
Venne il primo aereo fuori rotta,
Fu spaventosa botta,
Finita in esplosione,
Si scatenava una conflagrazione,
L'aereo nell'interno disparve,
E mai più riapparve,
Uniti i passeggeri nella sorte,
Di chi nel lavorar trovò la morte,
S'alzaron fumo e fiamme,
A consumare i papà e le mamme
Di bimbi che non han più i genitori,
E adesso che sono rimasti soli,
Le lacrime restano:
Ad un triste vivere s'apprestano.
Ma non fu sufficiente,
Levare l'urlo di 'sì tanta gente,
Altro aereo giunse,
Ed altra sofferenza al mondo ingiunse;
Esplose dopo l'altro grattacielo,
Che si levava al primo parallelo,
E venne ad esso unito nella strage;
Si trovarono molti nelle ambage,
Create dalle fiamme soffocanti,
Terrorizzati e ansanti,
Dall'occhio si calarono del vento,
E pieni di spavento,
Caddero come angeli senz'ali,
Innocenti che scontan gli altrui mali.
Ma non c'era ancor fine al dolore,
Si commosse ogni cuore,
Ché s'ebbe dei pompieri il sacrificio,
Morti nel loro ufficio,
Dalle macerie vennero sepolti,
Fu una stretta mortale che li ha accolti,
E non lasciò speranze,
Ai cari chiusi nelle loro stanze,
Per avere notizia,
Anch'essi vittime di tal nequizia;
Ma portò un altro spavento la nuova,
Forse ancora da mettere alla prova:
Che il fumo disegnò nel pandemonio,
Un'orrenda figura di demonio.
Ground Zero ora si chiama
Quella terra che il cielo a sè reclama,
Ché di tanta innocenza,
Fu imposto al mondo di restare senza,
Ed ora affrante guardano le stelle
Dov'eran prima le Torri Gemelle.
Quasi-lirica d'un ascensore
Mi chiamano con un tasto,
Ed io spesso mi presento,
Sempre ligio al mio dovere;
So che spesso sono soli,
A volte sbatton la porta,
Se qualcun altro s'appressa,
A volte invece attendono,
Per non far brutta figura,
Sorpresi nella lor fuga.
Pur a volte s'incontrano,
Li accompagno in silenzio,
E viaggiano imbarazzati,
Han gli occhi verso le scarpe,
Oppure verso i miei vetri,
Mentre io li porto al piano,
Certo che a volte parlano,
Come a romper l'imbarazzo,
Per dire le stesse cose,
Che ho ormai sentite da sempre;
Discuton molto del tempo,
Se fa caldo oppur fa freddo,
Come vogliano accertarsi,
Che non sia per l'uno il clima
Poi diverso che per l'altro,
Chiedono a volte: - Come va?
- Bene. - Oppure: - Abbastanza. -
Anche se in realtà va male.
...................................
Pausa perché m'han chiamato,
Ho portato un passeggero,
Riprenderò il discorso
Dal punto in cui l'ho interrotto:
Pare maleducazione,
Dir le cose come stanno,
Si dà almeno una patina,
Di quello che non c'è,
Ma sanno, che non è così.
Poi quando viaggian da soli,
Certi che non li si veda,
Ci son volte in cui piangono,
Così le loro parole,
Che non possono dire,
Trovano sfogo dagli occhi,
Ma ancor scrutano dai vetri,
Ch'alcun li veda al passaggio,
Ché sarebe anche un parlare.
Così tanta sofferenza,
A volte mi fa ammalare,
Ché non vorrei più vederli,
Resto fermo e non mi muovo,
Ed è inutile chiamarmi;
Così arriva il mio dottore,
E' il mio psicanalista,
Che mi cura col martello,
Con i chiodi e lo scalpello.
Ed io spesso mi presento,
Sempre ligio al mio dovere;
So che spesso sono soli,
A volte sbatton la porta,
Se qualcun altro s'appressa,
A volte invece attendono,
Per non far brutta figura,
Sorpresi nella lor fuga.
Pur a volte s'incontrano,
Li accompagno in silenzio,
E viaggiano imbarazzati,
Han gli occhi verso le scarpe,
Oppure verso i miei vetri,
Mentre io li porto al piano,
Certo che a volte parlano,
Come a romper l'imbarazzo,
Per dire le stesse cose,
Che ho ormai sentite da sempre;
Discuton molto del tempo,
Se fa caldo oppur fa freddo,
Come vogliano accertarsi,
Che non sia per l'uno il clima
Poi diverso che per l'altro,
Chiedono a volte: - Come va?
- Bene. - Oppure: - Abbastanza. -
Anche se in realtà va male.
...................................
Pausa perché m'han chiamato,
Ho portato un passeggero,
Riprenderò il discorso
Dal punto in cui l'ho interrotto:
Pare maleducazione,
Dir le cose come stanno,
Si dà almeno una patina,
Di quello che non c'è,
Ma sanno, che non è così.
Poi quando viaggian da soli,
Certi che non li si veda,
Ci son volte in cui piangono,
Così le loro parole,
Che non possono dire,
Trovano sfogo dagli occhi,
Ma ancor scrutano dai vetri,
Ch'alcun li veda al passaggio,
Ché sarebe anche un parlare.
Così tanta sofferenza,
A volte mi fa ammalare,
Ché non vorrei più vederli,
Resto fermo e non mi muovo,
Ed è inutile chiamarmi;
Così arriva il mio dottore,
E' il mio psicanalista,
Che mi cura col martello,
Con i chiodi e lo scalpello.
Scientifica
State a sentir la mia teoria,
Presa da scienze e da filosofia,
Nelle prime so che son ignorante,
Ma l'ipotesi pare interessante;
Stavo facendo il bagno,
Nel piccolino della vasca stagno,
Quando: - Eureka. Dissi, come Archimede,
Forse è la verità che non si vede,
Per anni riflettei sull'elettrone,
Mi chiedevo ma com'è che s'attacca,
Ma poi si stacca e sempre si riattacca?
Nascono gli elementi,
Dall'atomo coinvolto in movimenti.
Questa realtà è un puzzle d'illusione,
Ch'in sé avere par motivazione,
Così tu vedi l'elettron che gira,
E ben presto a sé un altro atomo attira,
Ma si tratta di una struttura a incastro,
La fece il Grande Mastro,
Ché come nel puzzle ogni tassello.
Va ben combinato questo con quello,
Così è degli elettroni,
Ma non hanno bisogno di spintoni,
Ché l'energia è moto senza massa,
E' tutt'altro che lassa,
Essi per natura si combinano,
E l'intero mondo poi ravvivano.
Ogni Legge a regolare Materia,
E' tale cosa seria,
Nasce da questa tal combinazione,
C'è molta precisione;
E così nella chimica fai incastri,
Con formule che poi ti creano impiastri,
E in fisica son leggi d'attrazione,
Capaci a regolar qualunque azione,
Ma la radice è pur sempre la stessa,
Io qui ti parlo d'essa,
La videro agire con il magnete,
Quei che di sapienza avevano sete,
Ma Chi sia il puzzle a costruire,
Questo proprio non lo sappiamo dire.
Ed ecco hai in pochissime parole,
Com'è che il mondo funzionare suole,
Si spinge il tassello nel proprio moto,
Perché in se stesso ha spinta come scopo,
Convesso il positivo,
Concavo il negativo,
Ché l'energia è moto senza massa,
Così nulla si scassa,
Ma ben tessuta è la ragnatela,
Essa la Fonte d'ogni cosa vela.
Presa da scienze e da filosofia,
Nelle prime so che son ignorante,
Ma l'ipotesi pare interessante;
Stavo facendo il bagno,
Nel piccolino della vasca stagno,
Quando: - Eureka. Dissi, come Archimede,
Forse è la verità che non si vede,
Per anni riflettei sull'elettrone,
Mi chiedevo ma com'è che s'attacca,
Ma poi si stacca e sempre si riattacca?
Nascono gli elementi,
Dall'atomo coinvolto in movimenti.
Questa realtà è un puzzle d'illusione,
Ch'in sé avere par motivazione,
Così tu vedi l'elettron che gira,
E ben presto a sé un altro atomo attira,
Ma si tratta di una struttura a incastro,
La fece il Grande Mastro,
Ché come nel puzzle ogni tassello.
Va ben combinato questo con quello,
Così è degli elettroni,
Ma non hanno bisogno di spintoni,
Ché l'energia è moto senza massa,
E' tutt'altro che lassa,
Essi per natura si combinano,
E l'intero mondo poi ravvivano.
Ogni Legge a regolare Materia,
E' tale cosa seria,
Nasce da questa tal combinazione,
C'è molta precisione;
E così nella chimica fai incastri,
Con formule che poi ti creano impiastri,
E in fisica son leggi d'attrazione,
Capaci a regolar qualunque azione,
Ma la radice è pur sempre la stessa,
Io qui ti parlo d'essa,
La videro agire con il magnete,
Quei che di sapienza avevano sete,
Ma Chi sia il puzzle a costruire,
Questo proprio non lo sappiamo dire.
Ed ecco hai in pochissime parole,
Com'è che il mondo funzionare suole,
Si spinge il tassello nel proprio moto,
Perché in se stesso ha spinta come scopo,
Convesso il positivo,
Concavo il negativo,
Ché l'energia è moto senza massa,
Così nulla si scassa,
Ma ben tessuta è la ragnatela,
Essa la Fonte d'ogni cosa vela.
venerdì 24 agosto 2007
Poesia con le faccine
Che idea che m'è venuta
Di fare una poesia con le faccine,
Son tanto carine !
C'è quella che ride :o)
Oppure sorride :-p
C'è quella un po' offesa :o(
E quella protesa :-/
Per una sopresa :-\
Questa si diverte ^_^
D'uno scherzo ti avverte ^.^
La faccina fornisce un accento
Per ogni pensiero o sentimento.
Di fare una poesia con le faccine,
Son tanto carine !
C'è quella che ride :o)
Oppure sorride :-p
C'è quella un po' offesa :o(
E quella protesa :-/
Per una sopresa :-\
Questa si diverte ^_^
D'uno scherzo ti avverte ^.^
La faccina fornisce un accento
Per ogni pensiero o sentimento.
mercoledì 22 agosto 2007
Storia di un amore inglese tra i due secoli
Ti ricordi quel tempo ormai lontano?
Cominciammo tenendoci per mano,
E poi, nascosti a tutti, il primo bacio,
Quel giorno ci abbracciammo tanto adagio,
E sul Tamigi le corse in carrozza,
Che sopra sassi e buche assai singhiozza,
Le cene che consumavamo insieme,
Discorsi di paura e poca speme,
Davanti a ciotole di foggia indiana,
Piene di chow mien soup e altre delizie,
Delle colonie 'sì tante primizie,
E poi la cioccolata americana,
Ripassavamo assieme il tuo francese;
Perchè volevi tanto esser cortese,
E poi felici tornavamo a casa,
Ti salutavo sotto la cimasa.
La morte di Francesco Ferdinando,
S'ebbe mentre da te stavo tornando,
Di Gavrilo Princip fu l'attentato,
Che l'intero mondo ha terrorizzato,
E noi fummo coinvolti dall'evento,
Finché da te mi portò via il vento,
La Manica dovetti attraversare,
Lasciandoti dolente a lacrimare,
Le navi mi portaron presto in Francia,
Un elmo copriva la mia guancia,
Non più vesti civili ero in divisa,
Che m'era a un tempo dolce a un tempo invisa,
La tua foto portai nel portafogli:
Un fiore tra quei paesaggi spogli,
Mostravi in essa un tenero sorriso,
Eri bella d'aspetto,e dolce in viso.
Quante ne vedemmo passar di mode,
Ché tutte quante il tempo le corrode,
Da quegli alti cappelli con la frutta,
Alle falde che t'ombreggiavan tutta,
Ma fu semplice la fotografia,
Con cui tornai, ma tardi, a casa mia,
E fu essa, certamente, il talismano,
Che mi permise di arrivare sano,
Ma mi sentivo tanto in ansia ché
Volli al più presto rivedere te,
Oh gioia! Reincontrarti, riabbracciarti,
Ch'all'attesa sapesti abituarti;
Avemmo poi la gioia d'un bambino,
Nella vecchiaia conforto vicino:
Un figlio, ma che fosse anche un sostegno,
Per quando l'ossa fossero di legno.
Ma intanto altre armate minacciose
S'affacciavan sul mondo bellicose,
Si riempiva il pianeta di terrore,
All'appressarsi d'un nuovo furore,
Intanto il nostro buon figlio cresceva,
Dall'amore circondato viveva,
Studiava e lavorava senza posa,
E intanto già pensava alla sua sposa,
Ebbe sempre per noi motto gentile,
Era tanto coraggioso, e mai vile,
Finché alle armi un giorno fu chiamato,
E così venne da noi separato,
Restammo poi sotto i bombardamenti,
Insieme stretti, noi tutti tremanti,
Ma la nuova ci fe' mancar la terra,
Di quell'unico figlio perso in guerra.
Così ora noi due, siam ancora soli
Nell'amor che conobbe tanti voli,
Tanti baratri, tanti precipizi,
Passato tra le guerre e gli armistizi,
Finito quasi ormai degli anni il conto,
Andiamo sul viale del tramonto.
Cominciammo tenendoci per mano,
E poi, nascosti a tutti, il primo bacio,
Quel giorno ci abbracciammo tanto adagio,
E sul Tamigi le corse in carrozza,
Che sopra sassi e buche assai singhiozza,
Le cene che consumavamo insieme,
Discorsi di paura e poca speme,
Davanti a ciotole di foggia indiana,
Piene di chow mien soup e altre delizie,
Delle colonie 'sì tante primizie,
E poi la cioccolata americana,
Ripassavamo assieme il tuo francese;
Perchè volevi tanto esser cortese,
E poi felici tornavamo a casa,
Ti salutavo sotto la cimasa.
La morte di Francesco Ferdinando,
S'ebbe mentre da te stavo tornando,
Di Gavrilo Princip fu l'attentato,
Che l'intero mondo ha terrorizzato,
E noi fummo coinvolti dall'evento,
Finché da te mi portò via il vento,
La Manica dovetti attraversare,
Lasciandoti dolente a lacrimare,
Le navi mi portaron presto in Francia,
Un elmo copriva la mia guancia,
Non più vesti civili ero in divisa,
Che m'era a un tempo dolce a un tempo invisa,
La tua foto portai nel portafogli:
Un fiore tra quei paesaggi spogli,
Mostravi in essa un tenero sorriso,
Eri bella d'aspetto,e dolce in viso.
Quante ne vedemmo passar di mode,
Ché tutte quante il tempo le corrode,
Da quegli alti cappelli con la frutta,
Alle falde che t'ombreggiavan tutta,
Ma fu semplice la fotografia,
Con cui tornai, ma tardi, a casa mia,
E fu essa, certamente, il talismano,
Che mi permise di arrivare sano,
Ma mi sentivo tanto in ansia ché
Volli al più presto rivedere te,
Oh gioia! Reincontrarti, riabbracciarti,
Ch'all'attesa sapesti abituarti;
Avemmo poi la gioia d'un bambino,
Nella vecchiaia conforto vicino:
Un figlio, ma che fosse anche un sostegno,
Per quando l'ossa fossero di legno.
Ma intanto altre armate minacciose
S'affacciavan sul mondo bellicose,
Si riempiva il pianeta di terrore,
All'appressarsi d'un nuovo furore,
Intanto il nostro buon figlio cresceva,
Dall'amore circondato viveva,
Studiava e lavorava senza posa,
E intanto già pensava alla sua sposa,
Ebbe sempre per noi motto gentile,
Era tanto coraggioso, e mai vile,
Finché alle armi un giorno fu chiamato,
E così venne da noi separato,
Restammo poi sotto i bombardamenti,
Insieme stretti, noi tutti tremanti,
Ma la nuova ci fe' mancar la terra,
Di quell'unico figlio perso in guerra.
Così ora noi due, siam ancora soli
Nell'amor che conobbe tanti voli,
Tanti baratri, tanti precipizi,
Passato tra le guerre e gli armistizi,
Finito quasi ormai degli anni il conto,
Andiamo sul viale del tramonto.
martedì 21 agosto 2007
Ali di ruggine
Ali di ruggine,
Ti portano
Nel cielo,
Seduto solo
All'ombra
D'uno stelo,
Ali di vento,
Di consistenza
Evanescente,
Ali fatte
D'un assoluto
Niente,
Ali di pioggia,
Di nubi
Che son sciolte,
Ali di ghiaccio,
D'acque
Ormai raccolte,
Ma arriva un dì
In cui
Si ferma il volo,
E tu rimani,
Triste,
Ancora solo.
Ti portano
Nel cielo,
Seduto solo
All'ombra
D'uno stelo,
Ali di vento,
Di consistenza
Evanescente,
Ali fatte
D'un assoluto
Niente,
Ali di pioggia,
Di nubi
Che son sciolte,
Ali di ghiaccio,
D'acque
Ormai raccolte,
Ma arriva un dì
In cui
Si ferma il volo,
E tu rimani,
Triste,
Ancora solo.
Nel portafogli
Oggi nel portafogli
Ho più poesie che soldi,
Domani vorrei avere
Tanti soldi quante poesie.
Ho più poesie che soldi,
Domani vorrei avere
Tanti soldi quante poesie.
Il lupo
Mandami o luna, qualche serenità,
Ché la vita un po' alla volta se ne va,
E' argenteo il tuo glaciale raggio,
Che, la notte, alla finestra assaggio,
Mi ricordi del mio ultimo viaggio,
Che spero arriverà essendo io saggio,
Ma intanto placida e quieta se ne sta
Quell'aria che da te mi porterà,
Intanto il lupo ulula e si strugge,
Egli verso di te grugnisce e rugge,
Al riflesso tuo si scuote e rotola,
Mai in pace, s'impolvera e s'inciòttola,
Così son io ed egli è nel mio centro:
E' quel volere che mi grida dentro.
Ché la vita un po' alla volta se ne va,
E' argenteo il tuo glaciale raggio,
Che, la notte, alla finestra assaggio,
Mi ricordi del mio ultimo viaggio,
Che spero arriverà essendo io saggio,
Ma intanto placida e quieta se ne sta
Quell'aria che da te mi porterà,
Intanto il lupo ulula e si strugge,
Egli verso di te grugnisce e rugge,
Al riflesso tuo si scuote e rotola,
Mai in pace, s'impolvera e s'inciòttola,
Così son io ed egli è nel mio centro:
E' quel volere che mi grida dentro.
Poesia d'alchimia
Più ci penso e più mi pare
Che la trasmutazione alchemica
Dia luogo
Al buon padre di famiglia;
Non credo
Che dell'uomo
Oro più nobile
Si possa fare.
Che la trasmutazione alchemica
Dia luogo
Al buon padre di famiglia;
Non credo
Che dell'uomo
Oro più nobile
Si possa fare.
S'intravede dal vostro sguardo
S'intravede dal vostro sguardo,
Che avrebbe anche potuto
Andare meglio,
S'intuisce dal vostro sguardo,
Che a un certo punto è giunto
Qualche risveglio,
Che ci si è accorti in un qualche tempo
Ch'é venuta a mancare
La motivazione,
E che era ormai troppo tardi,
Per giungere a riavere
Ogni occasione,
Così rimane una tristezza,
Un gemito o un singulto
Sopra lo sguardo,
Che sembrano galleggiare
Su lacrime cadenti
Come in ritardo,
Ma non piove alcunché dagli occhi,
Forse rimane a volte
Pallido il viso,
Ripensando il passato,
Ma è solo un istante, e poi
Torna deciso.
Che avrebbe anche potuto
Andare meglio,
S'intuisce dal vostro sguardo,
Che a un certo punto è giunto
Qualche risveglio,
Che ci si è accorti in un qualche tempo
Ch'é venuta a mancare
La motivazione,
E che era ormai troppo tardi,
Per giungere a riavere
Ogni occasione,
Così rimane una tristezza,
Un gemito o un singulto
Sopra lo sguardo,
Che sembrano galleggiare
Su lacrime cadenti
Come in ritardo,
Ma non piove alcunché dagli occhi,
Forse rimane a volte
Pallido il viso,
Ripensando il passato,
Ma è solo un istante, e poi
Torna deciso.
Come un lupo
Come un moto frenetico s'appresta
Quest'ansia, che mi spinge a naufragare,
Sebbene stretto alle mie cose care,
Ché sento il richiamar della foresta,
Sono alle volte dolci a volte amare,
Le cose a cui sempre so tornare,
Eppur fisso nell'animo mi resta
Quel languore ch'il desiderio attesta,
E' come un voler correre tra i boschi,
Godere di tramonti chiari e foschi,
Come un lupo tra l'erbe volteggiare,
Ed alla luna piena ululare,
Vivere di passioni e sentimenti,
Di cui s'imprimerà l'orda dei venti.
Quest'ansia, che mi spinge a naufragare,
Sebbene stretto alle mie cose care,
Ché sento il richiamar della foresta,
Sono alle volte dolci a volte amare,
Le cose a cui sempre so tornare,
Eppur fisso nell'animo mi resta
Quel languore ch'il desiderio attesta,
E' come un voler correre tra i boschi,
Godere di tramonti chiari e foschi,
Come un lupo tra l'erbe volteggiare,
Ed alla luna piena ululare,
Vivere di passioni e sentimenti,
Di cui s'imprimerà l'orda dei venti.
Il percorso
Sono un sonetto che marcia all'indietro,
Per ogni epoca storica arretro,
So del Bene e del Male,
Ricorderò tutti gli avvenimenti,
Ogni problema internazionale,
In cui furono coinvolti i viventi,
La prima e seconda guerra mondiale,
Che furono cagione di spaventi
Per ogni uomo ed ogni animale,
Ricorderò le colonie lontane,
Ch'Europa ebbe ovunque sopra il mondo,
E di come si lavorasse il pane
Oltre le mura e un fossato profondo,
Vennero prima legioni romane,
E falangi dallo scudo rotondo,
Ma fu eoni dopo che fu il mane
Di questo piccolo puntino tondo.
Per ogni epoca storica arretro,
So del Bene e del Male,
Ricorderò tutti gli avvenimenti,
Ogni problema internazionale,
In cui furono coinvolti i viventi,
La prima e seconda guerra mondiale,
Che furono cagione di spaventi
Per ogni uomo ed ogni animale,
Ricorderò le colonie lontane,
Ch'Europa ebbe ovunque sopra il mondo,
E di come si lavorasse il pane
Oltre le mura e un fossato profondo,
Vennero prima legioni romane,
E falangi dallo scudo rotondo,
Ma fu eoni dopo che fu il mane
Di questo piccolo puntino tondo.
La strada del genio
E' un cammino
Gravido d'incertezze,
Verso una mèta
Immersa nella nebbia,
Non si ha la bussola,
Né alcun quadrante,
Non ci si orienta
Nemmeno un istante,
Come se,
Muovendosi nel vuoto,
Ci si agitasse,
In cerca di uno scopo,
Alla deriva
In terre d'illusione,
Umide e stagnanti,
Come in peregrinazione,
E non si sa
Se si scaverà dell'oro,
Oppure l'ambita
Corona d'alloro.
Gravido d'incertezze,
Verso una mèta
Immersa nella nebbia,
Non si ha la bussola,
Né alcun quadrante,
Non ci si orienta
Nemmeno un istante,
Come se,
Muovendosi nel vuoto,
Ci si agitasse,
In cerca di uno scopo,
Alla deriva
In terre d'illusione,
Umide e stagnanti,
Come in peregrinazione,
E non si sa
Se si scaverà dell'oro,
Oppure l'ambita
Corona d'alloro.
Quelque tour de Jours
J'ai passé quelque tour de jour en France,
Pour chercher un soulagement à ma souffrance,
J'ai passé une semaine heureuse en Menton,
Parce que je, d'etre touriste, ai eu l'occasion,
J'ai eu une quelque liberation, Je pense,
Mais elle n'est pas vrai changé, la substance,
Pourtant Je, qu'ai eu cette merveilleuse vision,
Voudrai levèr a la lune une triste chanson,
Car comme une barque qui s'en va loin sur la mèr,
Je me move sans point et Je désespére,
De revivre ce songe que J'ai eu une été,
Et que tous les hommes appellent felicité,
Ainsi Je chante a ce satellite distant,
Parce que la bonheur, elle est toujours avant.
Pour chercher un soulagement à ma souffrance,
J'ai passé une semaine heureuse en Menton,
Parce que je, d'etre touriste, ai eu l'occasion,
J'ai eu une quelque liberation, Je pense,
Mais elle n'est pas vrai changé, la substance,
Pourtant Je, qu'ai eu cette merveilleuse vision,
Voudrai levèr a la lune une triste chanson,
Car comme une barque qui s'en va loin sur la mèr,
Je me move sans point et Je désespére,
De revivre ce songe que J'ai eu une été,
Et que tous les hommes appellent felicité,
Ainsi Je chante a ce satellite distant,
Parce que la bonheur, elle est toujours avant.
Se vi piace
Se vi piace
Chiamatemi
Il piccolo Leopardi
Di Torino,
Anche,
Se preferite
" Leopardino ",
Perché io porto
Nelle strade
Del Duemila,
Quella tela
Che il Cantòre,
Nei suoi versi,
Tesse e fila.
Chiamatemi
Il piccolo Leopardi
Di Torino,
Anche,
Se preferite
" Leopardino ",
Perché io porto
Nelle strade
Del Duemila,
Quella tela
Che il Cantòre,
Nei suoi versi,
Tesse e fila.
Mentone
Si trova una perla sul lungomare,
Dove ogni tanto mi va di viaggiare,
E' un gioiello di luci e di stelle,
E non distingui mai queste da quelle,
Di barche nuove e vecchie caravelle,
Di granite, gelati e caramelle,
E' una delizia dove passeggiare,
Tra luoghi assai festosi e gioie rare;
I parchi ricchi son di fiori e palme,
Il cielo culmina nell'acque calme,
Ci sono tante vetrine e negozi,
Da visitare tutti tra gli ozi;
Come di Paradiso è una visione:
La città di Menton, Menton, Mentone!
Dove ogni tanto mi va di viaggiare,
E' un gioiello di luci e di stelle,
E non distingui mai queste da quelle,
Di barche nuove e vecchie caravelle,
Di granite, gelati e caramelle,
E' una delizia dove passeggiare,
Tra luoghi assai festosi e gioie rare;
I parchi ricchi son di fiori e palme,
Il cielo culmina nell'acque calme,
Ci sono tante vetrine e negozi,
Da visitare tutti tra gli ozi;
Come di Paradiso è una visione:
La città di Menton, Menton, Mentone!
Nel labirinto dell'esistenza
Nel labirinto dell'esistenza
- Come si cresce? Come si cresce? -
Di stratagemmi non puoi fare senza
- Come si riesce? Come si riesce? -
Imparare a muovere i passi
. Come spostarsi? Come spostarsi? -
Senza inciampare ogni giorno nei sassi
- Senza ferirsi? Senza ferirsi? -
Sapersi muovere in modo opportuno
- Senza fermarsi? Senza fermarsi? -
Senza finire in certame veruno
- Senza lottare? Senza lottare? -
Come si riesca a far tutto questo
- Come puoi fare? Come puoi fare? -
Io non lo so.
- Come si cresce? Come si cresce? -
Di stratagemmi non puoi fare senza
- Come si riesce? Come si riesce? -
Imparare a muovere i passi
. Come spostarsi? Come spostarsi? -
Senza inciampare ogni giorno nei sassi
- Senza ferirsi? Senza ferirsi? -
Sapersi muovere in modo opportuno
- Senza fermarsi? Senza fermarsi? -
Senza finire in certame veruno
- Senza lottare? Senza lottare? -
Come si riesca a far tutto questo
- Come puoi fare? Come puoi fare? -
Io non lo so.
Il passeggero cieco
E' vago un percorso di miglia,
Che mai si distanzia,
Che più non arretra,
Mentre sto immobile e fermo,
Nel ghiaccio che ho attorno,
Mi sento di pietra,
Tra rocce scoscese e gradini
Di ferro battuto,
Guanciali di piuma,
I miei anni senza colori,
Il tatto e gli odori,
E ciò che profuma,
Pensieri di viole cadenti,
D'affanni perduti,
Di muoversi piano,
Sorveglia i miei passi il mio cane,
E' sempre al mio fianco,
Mi porta lontano,
I suoi occhi al posto dei miei,
Un po' di corpo in più,
Quello che manca a me,
Un cuore che sento che batte,
E che mi vuol bene,
Per quanto in me c'è;
Ma ora si struggon colori,
L'azzurro dei fiori,
Chissà com'è il cielo,
O anche la primavera,
La luce del sole,
Il fiorire d'un melo,
Null'altro rimane che buio,
Qualcosa di opaco,
Di luce un bisbiglio,
Lo schermo che non mi permette,
D'avere uno sguardo
Dal mio fermo ciglio,
E adesso che il treno va avanti,
Ho solo paura
D'errar la fermata,
Spaesato tra tutti quanti,
Che vedono il mondo,
Non forse chi guata,
Non chiedo sostegno,
Mi muoverò piano,
Per ire alle porte,
Mi guida il mio cane infermiere,
Le malferme gambe,
Le mie mani accorte;
Ma ecco la porta si chiude,
Davanti al mio corpo,
Sventura che ho avuto.
Mi volgo cercando persone,
Per avere sostegno,
Per chiedere aiuto.
Che mai si distanzia,
Che più non arretra,
Mentre sto immobile e fermo,
Nel ghiaccio che ho attorno,
Mi sento di pietra,
Tra rocce scoscese e gradini
Di ferro battuto,
Guanciali di piuma,
I miei anni senza colori,
Il tatto e gli odori,
E ciò che profuma,
Pensieri di viole cadenti,
D'affanni perduti,
Di muoversi piano,
Sorveglia i miei passi il mio cane,
E' sempre al mio fianco,
Mi porta lontano,
I suoi occhi al posto dei miei,
Un po' di corpo in più,
Quello che manca a me,
Un cuore che sento che batte,
E che mi vuol bene,
Per quanto in me c'è;
Ma ora si struggon colori,
L'azzurro dei fiori,
Chissà com'è il cielo,
O anche la primavera,
La luce del sole,
Il fiorire d'un melo,
Null'altro rimane che buio,
Qualcosa di opaco,
Di luce un bisbiglio,
Lo schermo che non mi permette,
D'avere uno sguardo
Dal mio fermo ciglio,
E adesso che il treno va avanti,
Ho solo paura
D'errar la fermata,
Spaesato tra tutti quanti,
Che vedono il mondo,
Non forse chi guata,
Non chiedo sostegno,
Mi muoverò piano,
Per ire alle porte,
Mi guida il mio cane infermiere,
Le malferme gambe,
Le mie mani accorte;
Ma ecco la porta si chiude,
Davanti al mio corpo,
Sventura che ho avuto.
Mi volgo cercando persone,
Per avere sostegno,
Per chiedere aiuto.
Tutto perché
Tutto perché
Non avevo il coraggio
Di dire
Che avevo paura
...................
Così,
Sciogliendosi la roccia,
Mi sento una foglia
Che s'accartòccia.
Non avevo il coraggio
Di dire
Che avevo paura
...................
Così,
Sciogliendosi la roccia,
Mi sento una foglia
Che s'accartòccia.
O dama dal cappello e scarpe bianche
O dama dal cappello e scarpe bianche,
Porti un vestito decorato a fiori,
Tu che hai fermato più di mille cuori,
Lasciandoli delusi in membra stanche,
Perché alcun fiato non han più neanche,
Versata fu ogni forza negli amori,
Ch'in mille palpiti hai costretto fuori
Da indebolite e sospiranti fianche,
O gemma che fai gemere le genti,
Se anche solo il guardo tuo presenti,
O bagliore che nel barbaglio abbaglia,
Elegante figura che si staglia,
Io ti vedo ma tu non vedi me,
Eppur non penso più ad altro che a te.
Porti un vestito decorato a fiori,
Tu che hai fermato più di mille cuori,
Lasciandoli delusi in membra stanche,
Perché alcun fiato non han più neanche,
Versata fu ogni forza negli amori,
Ch'in mille palpiti hai costretto fuori
Da indebolite e sospiranti fianche,
O gemma che fai gemere le genti,
Se anche solo il guardo tuo presenti,
O bagliore che nel barbaglio abbaglia,
Elegante figura che si staglia,
Io ti vedo ma tu non vedi me,
Eppur non penso più ad altro che a te.
lunedì 13 agosto 2007
Sonetto " alla burchia "
Controlla d'abbassar bene il volume,
Ché tutti quegli insetti ed astronavi,
Non abbiano a far tremar le travi,
Già pronto è ogni tipo di dolciume,
Così han partecipato assieme i favi,
I polli che non han messo il costume,
E tutti i cuochi con il loro acume,
Perché della dispensa hanno le chiavi,
Così s'entra in un clima di taverna,
Si chiacchiera, si beve e gioca molto,
Ma non rotola il dado sulla panca,
Tuttavia la rete poi si stanca,
E d'ordinate cifre fa un raccolto,
Che a poco a poco svuotan la cisterna,
Si spegne la lanterna,
Nel piatto non si trova più biscotto,
Ché tutto s'è ammantato nel cappotto.
Ché tutti quegli insetti ed astronavi,
Non abbiano a far tremar le travi,
Già pronto è ogni tipo di dolciume,
Così han partecipato assieme i favi,
I polli che non han messo il costume,
E tutti i cuochi con il loro acume,
Perché della dispensa hanno le chiavi,
Così s'entra in un clima di taverna,
Si chiacchiera, si beve e gioca molto,
Ma non rotola il dado sulla panca,
Tuttavia la rete poi si stanca,
E d'ordinate cifre fa un raccolto,
Che a poco a poco svuotan la cisterna,
Si spegne la lanterna,
Nel piatto non si trova più biscotto,
Ché tutto s'è ammantato nel cappotto.
domenica 12 agosto 2007
La fiaba dell'albero d'argento
C'era una volta un albero d'argento,
Lo accarezzava il vento,
Culminavano i rami scintillanti
In una chioma di foglie dorate,
Di rilucenti venature ornate,
Le stelle eran sue amanti,
Che si specchiavan nelle belle foglie;
Non erano mai le sue fronde spoglie,
Ma ogni dì fiorite,
Vezzeggiate da un clima dolce e mite,
Portava frutti di rosso rubino,
Per giocar con il sole del mattino,
Ma aveva le radici nella terra,
Prendeva il nutrimento di sotterra.
Ma una notte quell'albero d'argento,
Fu colto da un funesto sentimento,
Perché gli occorse di veder la luna,
Pensò: - Sarebbe certo una fortuna,
Avere tale luogo per mia casa,
La mia radice qui non è persuasa,
Più alto nutrimento là trarrebbe,
D'una terra d'argento lei vivrebbe,
Ed io codesto pianeta dall'alto
Veder potrei, traendone risalto,
Abbandonando il mondo del dolore,
Sarà adeguato a quello il mio colore,
Rispecchierò anch'io la luce e il sole,
Così mi porti speme dove vuole. -
Così a forza di torcersi e allungarsi,
L'albero argenteo finì per spezzarsi,
Rovinò a terra in parte,
Rimase la radice sua in disparte,
Finirono nel fango le sue foglie,
Nessun lume più coglie,
Ché le stelle guardan con asprezza
All'arroganza, che il bel tronco spezza,
Non lo vezzeggia il vento,
Che dalla pianta ormai reso scontento,
Ne allontana i pezzi un po' alla volta,
Finché ogni cosa è tolta,
Restano i bei rubini a rotolare,
Ben più in basso di prima a scintillare.
La favola insegna che
Si ambisce sovente a quello che non c'è,
Forse è meglio sapersi accontentare,
Quanto si ha amare
Con tutte le forze, perché ciò è bello
Ben più che fare in aria un castello.
Lo accarezzava il vento,
Culminavano i rami scintillanti
In una chioma di foglie dorate,
Di rilucenti venature ornate,
Le stelle eran sue amanti,
Che si specchiavan nelle belle foglie;
Non erano mai le sue fronde spoglie,
Ma ogni dì fiorite,
Vezzeggiate da un clima dolce e mite,
Portava frutti di rosso rubino,
Per giocar con il sole del mattino,
Ma aveva le radici nella terra,
Prendeva il nutrimento di sotterra.
Ma una notte quell'albero d'argento,
Fu colto da un funesto sentimento,
Perché gli occorse di veder la luna,
Pensò: - Sarebbe certo una fortuna,
Avere tale luogo per mia casa,
La mia radice qui non è persuasa,
Più alto nutrimento là trarrebbe,
D'una terra d'argento lei vivrebbe,
Ed io codesto pianeta dall'alto
Veder potrei, traendone risalto,
Abbandonando il mondo del dolore,
Sarà adeguato a quello il mio colore,
Rispecchierò anch'io la luce e il sole,
Così mi porti speme dove vuole. -
Così a forza di torcersi e allungarsi,
L'albero argenteo finì per spezzarsi,
Rovinò a terra in parte,
Rimase la radice sua in disparte,
Finirono nel fango le sue foglie,
Nessun lume più coglie,
Ché le stelle guardan con asprezza
All'arroganza, che il bel tronco spezza,
Non lo vezzeggia il vento,
Che dalla pianta ormai reso scontento,
Ne allontana i pezzi un po' alla volta,
Finché ogni cosa è tolta,
Restano i bei rubini a rotolare,
Ben più in basso di prima a scintillare.
La favola insegna che
Si ambisce sovente a quello che non c'è,
Forse è meglio sapersi accontentare,
Quanto si ha amare
Con tutte le forze, perché ciò è bello
Ben più che fare in aria un castello.
Sempre che vago
Sempre che vago nel mio labirinto,
Che di vicende è tutto dipinto,
Ma tal percorso ha un particolare,
E cioé che indietro non si può tornare,
Non si capisce se è vero o se è finto,
Questo edificio in cui devo viaggiare,
E' un intricato e un po' assurdo recinto,
Ed ha un carattere suo peculiare.
Non ho neanche a guidarmi una mappa,
In ogni caso da qui non si scappa,
Non ci son punti di riferimento,
Ed alle volte fa nascer spavento;
Ma sarà triste raggiunger l'uscita,
Ché arduo è il labirinto della vita.
Che di vicende è tutto dipinto,
Ma tal percorso ha un particolare,
E cioé che indietro non si può tornare,
Non si capisce se è vero o se è finto,
Questo edificio in cui devo viaggiare,
E' un intricato e un po' assurdo recinto,
Ed ha un carattere suo peculiare.
Non ho neanche a guidarmi una mappa,
In ogni caso da qui non si scappa,
Non ci son punti di riferimento,
Ed alle volte fa nascer spavento;
Ma sarà triste raggiunger l'uscita,
Ché arduo è il labirinto della vita.
Poesia disordinata
Questa poesia non sarà ordinata,
Né, quasi, rimata,
Sarà invece una poesia scomposta
E disordinata,
Lo faccio apposta,
Perchè voglio scrivere
Quel che più mi va,
E sfogarmi.
La notte fumo sul balcone,
Perché voglio bene ai miei,
E non voglio più fargli respirare
Il fumo passivo,
Se lo faccio mi sento cattivo;
Così fumo fuori,
Fumo tanto io e non dovrei,
Fumo proprio tanto tanto,
Fumo perché è il mio modo di piangere,
Così vado in balcone e piango.
Perciò m'incuriosisce
Quando mi consigliano:
- Smetti di fumare. -
Perché sarebbe
Come dirmi:
- Smetti di piangere. -
Ma come si fa
A smettere di piangere?
Specialmente quando
Non sai, esattamente, perché piangi.
Così, non ditemi:
- Smetti di fumare. -
Perché magari poi ci provo,
Ma non ce la posso fare.
Oggi non ci sono stelle,
E il cielo è terso,
Perché piango non so,
Forse perché mi sento di troppo
Nel mondo,
Un peso in più che non sa
Perché c'é,
Forse per motivi che non conosco,
Comunque mi fanno compagnia
Tante luci
Artificiali, che spezzano
Il buio della notte.
E' pieno qui
Di lampioni,
Che guardano per terra,
E mandan luce al cielo,
Lucciole finte imprigionate
In una gabbia di vetro,
O forse piccole stelline,
Che son come le vedi,
Non so, ma continuo a fumare,
Mentre i lumini
Si riflettono sulle
Mie lacrime,
Che non ci sono.
Né, quasi, rimata,
Sarà invece una poesia scomposta
E disordinata,
Lo faccio apposta,
Perchè voglio scrivere
Quel che più mi va,
E sfogarmi.
La notte fumo sul balcone,
Perché voglio bene ai miei,
E non voglio più fargli respirare
Il fumo passivo,
Se lo faccio mi sento cattivo;
Così fumo fuori,
Fumo tanto io e non dovrei,
Fumo proprio tanto tanto,
Fumo perché è il mio modo di piangere,
Così vado in balcone e piango.
Perciò m'incuriosisce
Quando mi consigliano:
- Smetti di fumare. -
Perché sarebbe
Come dirmi:
- Smetti di piangere. -
Ma come si fa
A smettere di piangere?
Specialmente quando
Non sai, esattamente, perché piangi.
Così, non ditemi:
- Smetti di fumare. -
Perché magari poi ci provo,
Ma non ce la posso fare.
Oggi non ci sono stelle,
E il cielo è terso,
Perché piango non so,
Forse perché mi sento di troppo
Nel mondo,
Un peso in più che non sa
Perché c'é,
Forse per motivi che non conosco,
Comunque mi fanno compagnia
Tante luci
Artificiali, che spezzano
Il buio della notte.
E' pieno qui
Di lampioni,
Che guardano per terra,
E mandan luce al cielo,
Lucciole finte imprigionate
In una gabbia di vetro,
O forse piccole stelline,
Che son come le vedi,
Non so, ma continuo a fumare,
Mentre i lumini
Si riflettono sulle
Mie lacrime,
Che non ci sono.
sabato 11 agosto 2007
Canto alla Stella Polare
Stella che brilli nella nebbia,
Stella che brilli nella notte, e rimani
Su nel cielo, perla dell'oscurità,
Gioiello che di giorno se ne va,
Ma che presta una guida al navigante,
Che si sposta sull'onde del mare.
Stella che impedisci il naufragare,
Ti rifletti negli specchi equorei,
Mentre io dalla mia barca di legno,
Più volte ricadendo la pagaia,
Il tuo disegno infrango, e così muovo
Verso la mia destinazione.
Ma sempre il tuo aspetto
Si ricompone nelle acque
Che spezzate ancor si ricongiungono,
Ed io poso il mio sguardo in basso
E poi in alto, e vedo ancora disegnate
Le tue figure di rifrazioni piene.
Ma una di esse è solo un'illusione,
Mentre l'altra, pur vera, è lontana,
Così delle due una non è sincera,
E l'altra non è alla mia portata,
Così verso di te porto la mano,
Ma nel palmo nulla mi rimane.
Pur avanzo, e con grandi fatiche,
Con il remo spezzo l'acque antiche,
Tu mi guidi, dal tuo luogo in alto,
Immobile mi guardi e non sorridi,
Stella la cui luce è buona e poca,
Stella che ti fai sempre più fioca.
Stella che brilli nella notte, e rimani
Su nel cielo, perla dell'oscurità,
Gioiello che di giorno se ne va,
Ma che presta una guida al navigante,
Che si sposta sull'onde del mare.
Stella che impedisci il naufragare,
Ti rifletti negli specchi equorei,
Mentre io dalla mia barca di legno,
Più volte ricadendo la pagaia,
Il tuo disegno infrango, e così muovo
Verso la mia destinazione.
Ma sempre il tuo aspetto
Si ricompone nelle acque
Che spezzate ancor si ricongiungono,
Ed io poso il mio sguardo in basso
E poi in alto, e vedo ancora disegnate
Le tue figure di rifrazioni piene.
Ma una di esse è solo un'illusione,
Mentre l'altra, pur vera, è lontana,
Così delle due una non è sincera,
E l'altra non è alla mia portata,
Così verso di te porto la mano,
Ma nel palmo nulla mi rimane.
Pur avanzo, e con grandi fatiche,
Con il remo spezzo l'acque antiche,
Tu mi guidi, dal tuo luogo in alto,
Immobile mi guardi e non sorridi,
Stella la cui luce è buona e poca,
Stella che ti fai sempre più fioca.
Il treno nero dalle sbarre bianche
Il treno nero dalle bianche sbarre
Arriva tra la nebbia ed il vapore,
Ovunque sia il momento pronto accorre,
Si muove piano e non fa rumore,
E' mosso dalla sua locomotiva,
Di pilota essa è priva,
Che lo muove con agghiacciante fischio,
A decorarla è un teschio,
La griglia in basso è la sua dentatura,
Non porta ammaccatura,
Essa non abbisogna di carbone,
Le epoche a dar forza sono buone,
Il treno non è mai ritardatario,
Sempre giunge in orario.
Ma i finestrini suoi sono incrostati
Dalle nebbie dei giorni,
Ed i vagoni suoi sono accostati
Da frammenti d'eterno disadorni,
Essi che sembrano non finire mai,
Nella lor fila d'assai freddi acciai,
E nello spazio portano persone,
Che furono malvagie o forse buone,
Ma è breve il viaggio per la gente bella,
Che presto esce dal treno e fa una stella,
Molto più lungo è per gli altri il viaggio,
E' questo un fatto saggio,
Perché in ciò consiste la punizione,
E forse n'avran purificazione.
Ma ogni giorno c'è un nuovo vagone,
Che si ritrova fermo alla stazione,
Esso non porta mai sedile alcuno,
Non si siede nessuno,
Ché tutti in quella molto ampia stanza,
Ballan gli ultimi passi d'una danza,
Che parte molto lenta,
A poco a poco rapida diventa,
Per dopo molti anni poi tornare,
A causa di stanchezza, a rallentare,
Anche gli ultimi tempi,
Pur di dare alla noia contrattempi,
A danzar si continua,
S'attacca il carro al treno che s'insinua.
Così sempre percorre il mondo il treno,
Che non conosce freno,
Ma ovunque è di passaggio,
E anche chi non vuol costringe al viaggio,
Poi si allontana e muove,
E ognuno che rimane allor commuove.
Arriva tra la nebbia ed il vapore,
Ovunque sia il momento pronto accorre,
Si muove piano e non fa rumore,
E' mosso dalla sua locomotiva,
Di pilota essa è priva,
Che lo muove con agghiacciante fischio,
A decorarla è un teschio,
La griglia in basso è la sua dentatura,
Non porta ammaccatura,
Essa non abbisogna di carbone,
Le epoche a dar forza sono buone,
Il treno non è mai ritardatario,
Sempre giunge in orario.
Ma i finestrini suoi sono incrostati
Dalle nebbie dei giorni,
Ed i vagoni suoi sono accostati
Da frammenti d'eterno disadorni,
Essi che sembrano non finire mai,
Nella lor fila d'assai freddi acciai,
E nello spazio portano persone,
Che furono malvagie o forse buone,
Ma è breve il viaggio per la gente bella,
Che presto esce dal treno e fa una stella,
Molto più lungo è per gli altri il viaggio,
E' questo un fatto saggio,
Perché in ciò consiste la punizione,
E forse n'avran purificazione.
Ma ogni giorno c'è un nuovo vagone,
Che si ritrova fermo alla stazione,
Esso non porta mai sedile alcuno,
Non si siede nessuno,
Ché tutti in quella molto ampia stanza,
Ballan gli ultimi passi d'una danza,
Che parte molto lenta,
A poco a poco rapida diventa,
Per dopo molti anni poi tornare,
A causa di stanchezza, a rallentare,
Anche gli ultimi tempi,
Pur di dare alla noia contrattempi,
A danzar si continua,
S'attacca il carro al treno che s'insinua.
Così sempre percorre il mondo il treno,
Che non conosce freno,
Ma ovunque è di passaggio,
E anche chi non vuol costringe al viaggio,
Poi si allontana e muove,
E ognuno che rimane allor commuove.
La pizza
Sul tavolo si fa strada la pizza,
Che col profumo l'appetito attizza,
E' sempre saporita e deliziosa,
Che sia quattro stagioni o capricciosa,
Tagliata a fette spesso essa si posa,
Oppure come tutta intera cosa,
La mozzarella col sugo armonizza,
E gioia ed armonia sul desco sprizza,
Non c'è banchetto che non sappia unire,
E con il suo sapore divertire,
Ad ogni buongustaio s'accompagna,
Perché felice è chi se la magna;
Nessuno può negar che questo piatto,
Ogni palato lascia soddisfatto.
Che col profumo l'appetito attizza,
E' sempre saporita e deliziosa,
Che sia quattro stagioni o capricciosa,
Tagliata a fette spesso essa si posa,
Oppure come tutta intera cosa,
La mozzarella col sugo armonizza,
E gioia ed armonia sul desco sprizza,
Non c'è banchetto che non sappia unire,
E con il suo sapore divertire,
Ad ogni buongustaio s'accompagna,
Perché felice è chi se la magna;
Nessuno può negar che questo piatto,
Ogni palato lascia soddisfatto.
Svegliarsi un mattino
Svegliarsi un mattino
E accorgersi
Che il mondo è bello,
Essere attratti
Dal canto
D'un uccello,
O esser commossi
Da un tocco
Di farfalla,
Che ti si posa,
Delicata,
Sulla spalla,
Restare attòniti
Ad osservare
Il sole,
Che liberarsi
Dalle montagne
Vuole,
O spostare
Lo sguardo
Su nel cielo,
Per scivolare
Su quell'azzurro
Velo;
Se non ci fossero
Così
Tanti conflitti,
Forse noi tutti
Saremmo
Meno afflitti,
E torneremmo
A rimirare
Il mondo,
Per apprezzarlo
Tutto,
Fino in fondo.
E accorgersi
Che il mondo è bello,
Essere attratti
Dal canto
D'un uccello,
O esser commossi
Da un tocco
Di farfalla,
Che ti si posa,
Delicata,
Sulla spalla,
Restare attòniti
Ad osservare
Il sole,
Che liberarsi
Dalle montagne
Vuole,
O spostare
Lo sguardo
Su nel cielo,
Per scivolare
Su quell'azzurro
Velo;
Se non ci fossero
Così
Tanti conflitti,
Forse noi tutti
Saremmo
Meno afflitti,
E torneremmo
A rimirare
Il mondo,
Per apprezzarlo
Tutto,
Fino in fondo.
Brezza lunare
Brezza che vieni di notte,
E un palpito d'amore
Fai nascer nel cuore,
Brezza che chiamo lunare,
Che giungi dall'alto,
Che sai affascinare,
Soffio dolce di vento,
Che spiri leggero,
E mi lasci contento,
Soffio così delicato,
Che, alitando piano,
Rimane inascoltato,
Brezza che induci a sognare,
Così come ami tu,
Insegnami ad amare.
E un palpito d'amore
Fai nascer nel cuore,
Brezza che chiamo lunare,
Che giungi dall'alto,
Che sai affascinare,
Soffio dolce di vento,
Che spiri leggero,
E mi lasci contento,
Soffio così delicato,
Che, alitando piano,
Rimane inascoltato,
Brezza che induci a sognare,
Così come ami tu,
Insegnami ad amare.
Per il mio cane
E per il mio cane ecco un poemetto,
Perché per lui provo un mondo d'affetto,
Adesso si è sdraiato sulla porta,
E se devi passare non gl'importa.
Tutto quello che dico sempre ascolta,
E quando sono in ansia mi conforta,
Così io sempre gli darò un pezzetto
Di cibo, perché è proprio un angioletto.
E' tanto bello, e Gandalf lui si chiama,
Da quando è nato solamente ama,
A guidarlo è un nasino tutto nero,
E' molto dolce ed è sempre sincero,
Lui che di così poco s'accontenta,
Di quel piccolo aver che lo sostenta.
Perché per lui provo un mondo d'affetto,
Adesso si è sdraiato sulla porta,
E se devi passare non gl'importa.
Tutto quello che dico sempre ascolta,
E quando sono in ansia mi conforta,
Così io sempre gli darò un pezzetto
Di cibo, perché è proprio un angioletto.
E' tanto bello, e Gandalf lui si chiama,
Da quando è nato solamente ama,
A guidarlo è un nasino tutto nero,
E' molto dolce ed è sempre sincero,
Lui che di così poco s'accontenta,
Di quel piccolo aver che lo sostenta.
Le 4 stagioni
Primavera
Dolce e sincera,
E' l'aria temperata
Di primavera.
Estate
S'innalza il sole,
Ed accendere suole
La calda estate.
Autunno
Si sveglia il freddo,
Nel rigoroso autunno
Cadon le foglie.
Inverno
Sopra un tappeto
Scricchiolante di foglie,
Segnato è l'anno.
Le 4 stagioni
Siam le stagioni,
Che portano i raccolti,
Che in terra colti,
Son saporiti e buoni,
Per vivere e nutrirsi.
Dolce e sincera,
E' l'aria temperata
Di primavera.
Estate
S'innalza il sole,
Ed accendere suole
La calda estate.
Autunno
Si sveglia il freddo,
Nel rigoroso autunno
Cadon le foglie.
Inverno
Sopra un tappeto
Scricchiolante di foglie,
Segnato è l'anno.
Le 4 stagioni
Siam le stagioni,
Che portano i raccolti,
Che in terra colti,
Son saporiti e buoni,
Per vivere e nutrirsi.
venerdì 10 agosto 2007
Tra le lapidi di legno
Tra le lapidi di legno,
Ormai estinte dal disegno,
Tra le ruvide rovine
Di perdute cittadine,
Tra quei rovi irti e scomposti
Che dal tempo son deposti,
Tra le antiche civilità,
Viaggia, viaggia, corri e va.
Tra le pietre e il Colosseo,
Sopra i libri od al Museo,
Tra le armi e i macchinari
Degli antichi legionari,
Tra le società boschive
Delle epoche primeve,
Tra 'sì tante vecchie età,
Corri, corri, viaggia e va.
Tra le medievali guerre,
E le mappe delle terre,
Tutte già colonizzate,
E dal tempo cancellate,
Tra le suore e le regine,
Tra mercanti e contadine,
Tra cose che non sono più,
Viaggia e corri vieppiù.
E nell'epoca più nuova,
Che 'sì grandi ingegni cova,
Dalle macchine all'aereo,
Dal computer allo stereo,
Dallo Shuttle alle navi,
Viaggian pure le astronavi,
Tutte cose che son là,
Viaggia, viaggia e resta qua.
E' il percorso della storia,
Giunge sempre alla vittoria,
Porta tante cose belle,
E ci guida anche alle stelle,
Ma ci sono anche conflitti,
Che han lasciato tanti afflitti,
Però sempre noi speriamo
Di veder l'amore umano
Riuscir presto a trïonfare,
E la Terra a conquistare.
Ormai estinte dal disegno,
Tra le ruvide rovine
Di perdute cittadine,
Tra quei rovi irti e scomposti
Che dal tempo son deposti,
Tra le antiche civilità,
Viaggia, viaggia, corri e va.
Tra le pietre e il Colosseo,
Sopra i libri od al Museo,
Tra le armi e i macchinari
Degli antichi legionari,
Tra le società boschive
Delle epoche primeve,
Tra 'sì tante vecchie età,
Corri, corri, viaggia e va.
Tra le medievali guerre,
E le mappe delle terre,
Tutte già colonizzate,
E dal tempo cancellate,
Tra le suore e le regine,
Tra mercanti e contadine,
Tra cose che non sono più,
Viaggia e corri vieppiù.
E nell'epoca più nuova,
Che 'sì grandi ingegni cova,
Dalle macchine all'aereo,
Dal computer allo stereo,
Dallo Shuttle alle navi,
Viaggian pure le astronavi,
Tutte cose che son là,
Viaggia, viaggia e resta qua.
E' il percorso della storia,
Giunge sempre alla vittoria,
Porta tante cose belle,
E ci guida anche alle stelle,
Ma ci sono anche conflitti,
Che han lasciato tanti afflitti,
Però sempre noi speriamo
Di veder l'amore umano
Riuscir presto a trïonfare,
E la Terra a conquistare.
mercoledì 8 agosto 2007
L'Angelo della Torcia
Ma non c'è un modo per tornare indietro?
Tornare a ormai passate mattinate,
Di vita risalir le gradinate,
Un Angelo ci guiderà 'sta volta,
Via via ci indicherà quel che più importa,
Quando ti stanchi, o se ce la fai appena,
Per appoggiarti ti offrirò la schiena,
E se vorrai fermarti a qualche piano,
Ti aspetterò, ti tenderò la mano,
Non so se è colpa mia, forse ho sbagliato,
Ma nel mio cuore so che ho solo amato,
Ma con la torcia l'Angelo sta a lato,
Mi scruta attento e non fa un'azione,
Forse attendendo una mia decisione,
Egli che forse non mi ha mai guidato.
Così mi sento solo nella vita,
E guardo ad ogni piaga ed ogni errore;
Un balsamo che curi ogni ferita,
Non ho, e ognuna causa a me dolore,
Starò così all'ombra del mio tetto,
Piangendo sul futuro e sull'affetto,
Ché ahimé mi guardo attorno e non arretro.
Tornare a ormai passate mattinate,
Di vita risalir le gradinate,
Un Angelo ci guiderà 'sta volta,
Via via ci indicherà quel che più importa,
Quando ti stanchi, o se ce la fai appena,
Per appoggiarti ti offrirò la schiena,
E se vorrai fermarti a qualche piano,
Ti aspetterò, ti tenderò la mano,
Non so se è colpa mia, forse ho sbagliato,
Ma nel mio cuore so che ho solo amato,
Ma con la torcia l'Angelo sta a lato,
Mi scruta attento e non fa un'azione,
Forse attendendo una mia decisione,
Egli che forse non mi ha mai guidato.
Così mi sento solo nella vita,
E guardo ad ogni piaga ed ogni errore;
Un balsamo che curi ogni ferita,
Non ho, e ognuna causa a me dolore,
Starò così all'ombra del mio tetto,
Piangendo sul futuro e sull'affetto,
Ché ahimé mi guardo attorno e non arretro.
martedì 7 agosto 2007
Mi allontano
Mi allontano, mi allontano,
Vi saluto con la mano,
Tutti voi che ho conosciuto,
Tutti voi con cui ho vissuto,
Perché il tempo ci distanzia,
In un movimento d'ansia,
E comunque senza sosta,
Da un dì all'altro esso ci sposta,
Penso spesso ai tanti amici,
Con cui passai giorni felici,
Tempi che furon gioiti
Ma che ora son finiti.
Dalle mie persone care,
Non mi voglio separare,
Quelle poche sempre attente,
Così amorevolmente,
Che mi diedero l'affetto,
Ed un mio sicuro tetto,
Che mi seppero guidare,
E m'insegnarono ad amare.
Tutti insieme, tutti insieme,
Come il primo giorno avviene,
Quello in cui ci si conosce,
Ed un nuovo affetto nasce,
Mi allontano, mi allontano,
Vi saluto con la mano,
Tutti voi che ho tanto amato,
E a cui sono affezionato.
Vi saluto con la mano,
Tutti voi che ho conosciuto,
Tutti voi con cui ho vissuto,
Perché il tempo ci distanzia,
In un movimento d'ansia,
E comunque senza sosta,
Da un dì all'altro esso ci sposta,
Penso spesso ai tanti amici,
Con cui passai giorni felici,
Tempi che furon gioiti
Ma che ora son finiti.
Dalle mie persone care,
Non mi voglio separare,
Quelle poche sempre attente,
Così amorevolmente,
Che mi diedero l'affetto,
Ed un mio sicuro tetto,
Che mi seppero guidare,
E m'insegnarono ad amare.
Tutti insieme, tutti insieme,
Come il primo giorno avviene,
Quello in cui ci si conosce,
Ed un nuovo affetto nasce,
Mi allontano, mi allontano,
Vi saluto con la mano,
Tutti voi che ho tanto amato,
E a cui sono affezionato.
6 Giugno 1944 - Lo sbarco in Normandia
Calmo è il mare e la spiaggia si avvicina,
In questa arroventata e aspra mattina,
Noi siamo in tanti qui sulla scialuppa,
Al caldo, col sudore che c'inzuppa,
Racchiusi quasi senza aver riparo,
Vicini alla distanza di uno sparo,
Tra tutti gli escrementi,
Di chi non sa solo stringere i denti,
Ma trema per il terrore e si strugge,
Pur rimane e non fugge,
Perché lontano è da quella casa,
Da cui la mente è invasa;
Così muoviamo immersi nell'afròre,
Che nasce dal gran caldo e dal terrore.
Scorgo alte le fortificazioni,
I bunker e le dure costruzioni,
Son dietro a un territorio recintato
Da duro ed ispido filo spinato,
Si alzan delle croci,
Allestite per degli scopi atroci,
Rallentare il bersaglio,
Per poi colpirlo col rovente maglio,
Che viene da una raffica a distanza,
Che costringe nell'immobile stanza,
Che fa dell'uomo un carneo simulacro,
In seguito ad ignobile massacro,
Così mentre un po' più ci avviciniamo,
Ancora maggiormente noi tremiamo.
Così tocca la terra e poi si alza
La scialuppa, e la battaglia incalza,
Si cala lo sportello della barca,
E la paura ogni schiena inarca,
Così come scendiamo son già tuoni
Di bombe a mano e scoppi di cannoni,
Ruggisce la mitraglia,
E corpi, e sangue, e lacrime sparpaglia,
Urlando corre il medico da campo,
Dove non c'è più scampo,
Si agita tra i morti e tra i feriti,
Di loro molto pochi son guariti,
Così che fan pensare a quanto vale
L'uomo, se escogita 'sì tanto male.
Ma questo scritto è sopra la mia tomba,
Ché d'Angeli allo squillo della tromba,
Finii con un buco nella pancia,
Dopo aver fatto pochi passi in Francia,
Ma con coraggio fu vinta la guerra,
E libera fu l'europea terra.
In questa arroventata e aspra mattina,
Noi siamo in tanti qui sulla scialuppa,
Al caldo, col sudore che c'inzuppa,
Racchiusi quasi senza aver riparo,
Vicini alla distanza di uno sparo,
Tra tutti gli escrementi,
Di chi non sa solo stringere i denti,
Ma trema per il terrore e si strugge,
Pur rimane e non fugge,
Perché lontano è da quella casa,
Da cui la mente è invasa;
Così muoviamo immersi nell'afròre,
Che nasce dal gran caldo e dal terrore.
Scorgo alte le fortificazioni,
I bunker e le dure costruzioni,
Son dietro a un territorio recintato
Da duro ed ispido filo spinato,
Si alzan delle croci,
Allestite per degli scopi atroci,
Rallentare il bersaglio,
Per poi colpirlo col rovente maglio,
Che viene da una raffica a distanza,
Che costringe nell'immobile stanza,
Che fa dell'uomo un carneo simulacro,
In seguito ad ignobile massacro,
Così mentre un po' più ci avviciniamo,
Ancora maggiormente noi tremiamo.
Così tocca la terra e poi si alza
La scialuppa, e la battaglia incalza,
Si cala lo sportello della barca,
E la paura ogni schiena inarca,
Così come scendiamo son già tuoni
Di bombe a mano e scoppi di cannoni,
Ruggisce la mitraglia,
E corpi, e sangue, e lacrime sparpaglia,
Urlando corre il medico da campo,
Dove non c'è più scampo,
Si agita tra i morti e tra i feriti,
Di loro molto pochi son guariti,
Così che fan pensare a quanto vale
L'uomo, se escogita 'sì tanto male.
Ma questo scritto è sopra la mia tomba,
Ché d'Angeli allo squillo della tromba,
Finii con un buco nella pancia,
Dopo aver fatto pochi passi in Francia,
Ma con coraggio fu vinta la guerra,
E libera fu l'europea terra.
Sempre gravoso porto sulla schiena
Sempre gravoso porto sulla schiena
Questo mio nero carico di pena,
Che pesa sulle ossa e rattrappisce
Il corpo e un po' alla volta lo finisce,
Per questo il capello incanutisce,
A volte anche il sol l'occhio ferisce,
Perché ogni dì si entra nell'arena,
Per una lotta che giammai si frena.
Ma cercai oggi una consolazione,
Qualche piacere o una soddisfazione,
Qualcosa che potesse ristorarmi
Da tutto questo inutile affannarmi;
Mi recai presso la gelateria,
Ma giunto mi fermai, me ne andai via.
Questo mio nero carico di pena,
Che pesa sulle ossa e rattrappisce
Il corpo e un po' alla volta lo finisce,
Per questo il capello incanutisce,
A volte anche il sol l'occhio ferisce,
Perché ogni dì si entra nell'arena,
Per una lotta che giammai si frena.
Ma cercai oggi una consolazione,
Qualche piacere o una soddisfazione,
Qualcosa che potesse ristorarmi
Da tutto questo inutile affannarmi;
Mi recai presso la gelateria,
Ma giunto mi fermai, me ne andai via.
Acrostico
Veni, vidi, vici,
In questi giorni infelici
Trovai quel che cercavo,
Recando una torcia, bruciavo
In una pira di passioni,
Operando in grotte d'immaginazioni:
L'arte del poeta.
In questi giorni infelici
Trovai quel che cercavo,
Recando una torcia, bruciavo
In una pira di passioni,
Operando in grotte d'immaginazioni:
L'arte del poeta.
Prove tecniche di poetazione
- Ecco qui che arriva la caraffa, è bella grossa e ha un collo di giraffa -
- Ed ora di riempirla aspetto -
- Proviamo con un sonetto? -
- Oppure tenteremo un bel mottetto. -
- Allora si comincia di sestina? -
- Purché la rima sia con " caffeina. " -
- Aggiungerei, dopo, una terzina -
- Qui ci sta proprio bene una quartina -
- Sta venendo un buon poemetto,
Senti? Ha il sapore del caffé ristretto. -
- E un'altra rima ? -
- Solo una spruzzatina -
- Ma non resisto! -
- E' un poemetto,
Non un fritto misto. -
- Riempi, butta lì, riempi bene la caraffa -
- Qui cosa ci metto? Non ho idee! -
- Ficca una terzina musicale -
- Ma non vale -
- Sì che ci sta bene, fa ritmo! -
- Potrò fare la poesia con l'algoritmo? -
- Certo che puoi se riesce bene -
- Allora copio questo che conviene. -
- Da un libro di fisica applicata ? -
- Perché no? Non vien rima stonata.-
- Quanto manca alla fine, ancora molto? -
- Poco, due versi e poi l'ascolto. -
- L'ascolti solo tu? Ci sono anch'io. -
- Usavo il verbo come sostantivo.
Comunque, come concludiamo ? -
- Due parole e un punto ci mettiamo. -
- Queste qui? -
- Queste qui! -
Così la caraffa fu allestita,
E rapidamente fu servita,
Meglio del caffé, ché s'assapora,
Non dopo pranzo, ma se ti gusta l'ora!
- Ed ora di riempirla aspetto -
- Proviamo con un sonetto? -
- Oppure tenteremo un bel mottetto. -
- Allora si comincia di sestina? -
- Purché la rima sia con " caffeina. " -
- Aggiungerei, dopo, una terzina -
- Qui ci sta proprio bene una quartina -
- Sta venendo un buon poemetto,
Senti? Ha il sapore del caffé ristretto. -
- E un'altra rima ? -
- Solo una spruzzatina -
- Ma non resisto! -
- E' un poemetto,
Non un fritto misto. -
- Riempi, butta lì, riempi bene la caraffa -
- Qui cosa ci metto? Non ho idee! -
- Ficca una terzina musicale -
- Ma non vale -
- Sì che ci sta bene, fa ritmo! -
- Potrò fare la poesia con l'algoritmo? -
- Certo che puoi se riesce bene -
- Allora copio questo che conviene. -
- Da un libro di fisica applicata ? -
- Perché no? Non vien rima stonata.-
- Quanto manca alla fine, ancora molto? -
- Poco, due versi e poi l'ascolto. -
- L'ascolti solo tu? Ci sono anch'io. -
- Usavo il verbo come sostantivo.
Comunque, come concludiamo ? -
- Due parole e un punto ci mettiamo. -
- Queste qui? -
- Queste qui! -
Così la caraffa fu allestita,
E rapidamente fu servita,
Meglio del caffé, ché s'assapora,
Non dopo pranzo, ma se ti gusta l'ora!
Secondo mosso immobile
Vorrei restare fermo
Come un morto,
Nel buio del sonno
Sentirmi sepolto,
Ma poi il mondo attorno
Si avvicina,
E nel suo vorticare
Mi trascina.
Come un morto,
Nel buio del sonno
Sentirmi sepolto,
Ma poi il mondo attorno
Si avvicina,
E nel suo vorticare
Mi trascina.
Passeggiata all'alba
Si ode un frinire di cicale,
Che dagli sparsi arbusti oggi risale,
Mentre l'albeggiare sulle nuvole,
Si riflette in aspetto di favole,
C'è anche un cinguettar di dolci accenti,
Che scivola adagiato sopra i venti,
Assieme a un mormorare di motori,
Che siano d'auto, camion o trattori,
Alle finestre son le prime luci,
Delle fabbriche accese le fornaci,
Apre il panettiere il forno a legna,
Raggiungo facilmente la sua insegna,
Poi compro un po' di latte e qualche pane,
In tasca un soldino mi rimane,
Ed esco, porto tutto in un sacchetto,
Che fornirà alimento al mio deschetto,
Raggiungo dopo la vicina piazza,
Mi fa lì compagnia una gazza,
E' tutta nera con le strisce bianche,
Si posa sulle zampettine stanche,
Mi è facile a sedermi trovar posto,
Così mi adagio in angolo riposto,
Mi adagio e intanto mangio una biovetta,
Lasciando andare il tempo che mi spetta.
Che dagli sparsi arbusti oggi risale,
Mentre l'albeggiare sulle nuvole,
Si riflette in aspetto di favole,
C'è anche un cinguettar di dolci accenti,
Che scivola adagiato sopra i venti,
Assieme a un mormorare di motori,
Che siano d'auto, camion o trattori,
Alle finestre son le prime luci,
Delle fabbriche accese le fornaci,
Apre il panettiere il forno a legna,
Raggiungo facilmente la sua insegna,
Poi compro un po' di latte e qualche pane,
In tasca un soldino mi rimane,
Ed esco, porto tutto in un sacchetto,
Che fornirà alimento al mio deschetto,
Raggiungo dopo la vicina piazza,
Mi fa lì compagnia una gazza,
E' tutta nera con le strisce bianche,
Si posa sulle zampettine stanche,
Mi è facile a sedermi trovar posto,
Così mi adagio in angolo riposto,
Mi adagio e intanto mangio una biovetta,
Lasciando andare il tempo che mi spetta.
Dal parrucchiere
Questa mattina andrò dal parrucchiere,
E' piacevole il volto lindo avere,
Così preparerò un nuovo vestito,
Che cercherò elegante e rifinito.
Forse mi coglierà un anelito,
A fuggire da un posto che é gestito,
Da far sì che star fermi sia un dovere;
Ma almeno le botteghe son ciarliere.
Ne uscirò davvero un figurino,
Mi sentirò grazioso e assai carino,
Passeggerò felice e sorridente,
Sapendomi curato ed attraente;
Tutti vedranno che sarò più bello,
Ché taglierò la barba ed il capello.
E' piacevole il volto lindo avere,
Così preparerò un nuovo vestito,
Che cercherò elegante e rifinito.
Forse mi coglierà un anelito,
A fuggire da un posto che é gestito,
Da far sì che star fermi sia un dovere;
Ma almeno le botteghe son ciarliere.
Ne uscirò davvero un figurino,
Mi sentirò grazioso e assai carino,
Passeggerò felice e sorridente,
Sapendomi curato ed attraente;
Tutti vedranno che sarò più bello,
Ché taglierò la barba ed il capello.
lunedì 6 agosto 2007
E' questo vivere
Come salire
Scale a chiocciola
Di muratura,
Lontano c'è
Una piccola apertura,
Dalla quale luce viene,
Ma più forte
Rimane questa luce
Delle torce.
O viaggiare nella notte
Sottovento,
Circondati da un qual
Placido accento,
Di grilli che stridono
Vicini,
Fremendo con i loro
Corpicini.
O anche meditar
Sotto la luna,
In piedi rimanendo
Su una duna,
E mormorare lenta
Una preghiera,
Che il Cielo raggiungendo
Poi s'avvera.
Oppure vorticar
Come Dervisci,
Finché sopra la sabbia
Tu finisci,
Travolto da una nobile
Emozione,
Che del tuo cuore fa
L'abitazione.
E' questo il vivere che mi è pur caro,
Anche se spesso si dimostra amaro,
Purché si possano sempre sentire
Le piccole cose, che fan gioire.
Scale a chiocciola
Di muratura,
Lontano c'è
Una piccola apertura,
Dalla quale luce viene,
Ma più forte
Rimane questa luce
Delle torce.
O viaggiare nella notte
Sottovento,
Circondati da un qual
Placido accento,
Di grilli che stridono
Vicini,
Fremendo con i loro
Corpicini.
O anche meditar
Sotto la luna,
In piedi rimanendo
Su una duna,
E mormorare lenta
Una preghiera,
Che il Cielo raggiungendo
Poi s'avvera.
Oppure vorticar
Come Dervisci,
Finché sopra la sabbia
Tu finisci,
Travolto da una nobile
Emozione,
Che del tuo cuore fa
L'abitazione.
E' questo il vivere che mi è pur caro,
Anche se spesso si dimostra amaro,
Purché si possano sempre sentire
Le piccole cose, che fan gioire.
Mi mangia la Morte
Mi mangia la Morte, che non aspetta,
Mi mangia un po' alla volta e senza fretta,
E' con me fin dal valico iniziale,
Pronta a calare giù il colpo finale,
Ogni giornata che passa è una fetta,
Che in antro digerente vien costretta;
Non v'è rimedio al tempo che m'assale,
Ché mi crea tristezza e fa un po' male.
Così Natura digerisce e forma
Le forme che di norma poi trasforma,
Tutti nella sua alchimia siam presi,
Perché ci porta via e non ci dà resi;
Di me rimarran forse le poesie,
Ammonticchiate sopra l'ossa mie.
Mi mangia un po' alla volta e senza fretta,
E' con me fin dal valico iniziale,
Pronta a calare giù il colpo finale,
Ogni giornata che passa è una fetta,
Che in antro digerente vien costretta;
Non v'è rimedio al tempo che m'assale,
Ché mi crea tristezza e fa un po' male.
Così Natura digerisce e forma
Le forme che di norma poi trasforma,
Tutti nella sua alchimia siam presi,
Perché ci porta via e non ci dà resi;
Di me rimarran forse le poesie,
Ammonticchiate sopra l'ossa mie.
Un concetto di libertà
Stàtico e perplesso ripenso
A quanto volte mi sono sentito
Un soldatino costruito in stagno,
Da un simpatico pacchetto regalo
Di situazioni avviluppato.
Oppure un burattino in legno,
Legato a fili che cadon dall'Alto
- Ma se non c'è un Alto ci sono i fili -
Non da me agitato, ma dagli eventi,
O forse totalmente inanimato,
Come un cartone privo di disegno.
O soltanto una confezione
Di cibo in scatola senza scadenza,
Usuale alimento della Morte.
A quanto volte mi sono sentito
Un soldatino costruito in stagno,
Da un simpatico pacchetto regalo
Di situazioni avviluppato.
Oppure un burattino in legno,
Legato a fili che cadon dall'Alto
- Ma se non c'è un Alto ci sono i fili -
Non da me agitato, ma dagli eventi,
O forse totalmente inanimato,
Come un cartone privo di disegno.
O soltanto una confezione
Di cibo in scatola senza scadenza,
Usuale alimento della Morte.
Rimane un'ansia
Rimane un'ansia,
E come di noia un fermento,
Il petto s'alza,
E s'abbassa nella grave fatica
Di respirare
- Mi voglio addormentare -
In un desìo di totale annullamento,
Abbraccio il materasso,
Desiderando sprofondarvi dentro
( Sarà il mio morbido sepolcro ),
Per non uscirne mai più.
- Non riesco a resistere all'oppressione
Dell'aria sopra i muscoli nasali. -
Ma poi si muove il corpo,
Strascicato, privo di ogni volontà,
Da varie necessità quotidiane.
E come di noia un fermento,
Il petto s'alza,
E s'abbassa nella grave fatica
Di respirare
- Mi voglio addormentare -
In un desìo di totale annullamento,
Abbraccio il materasso,
Desiderando sprofondarvi dentro
( Sarà il mio morbido sepolcro ),
Per non uscirne mai più.
- Non riesco a resistere all'oppressione
Dell'aria sopra i muscoli nasali. -
Ma poi si muove il corpo,
Strascicato, privo di ogni volontà,
Da varie necessità quotidiane.
Sconclusionato delirio
Mettersi alla finestra ad aspettare
Un che, che non arriva, non arriva,
Un qualcosa che tarda...ad arrivare,
Mentre quell'albero lì, quello laggiù,
Mi prende in giro con l'indifferenza,
Lui che nulla sa della sofferenza
( Oppure lo sa e non lo vuole dire ),
Ma non sceglierà di farsi poeta;
Scagliarsi poi sul PC e scrivere
( Ma PC fa una sillaba o son due? )
Tentar di scrivere poesie moderne,
O di capire una poesia moderna,
Ma che cos'è una poesia moderna?
So solo che il cervello si squinterna,
Si svalvola, si spreme, si squaderna,
E intanto il che ancora non arriva,
Sarà forse già andato alla deriva;
Ma cos'è questo " che " che tanto cerco?
Forse è una congiunzione congiuntiva,
Ma allora perchè tutto l'affannarsi
Per una congiunzione congiuntiva?
O quel Messaggio dell'Imperatore,
Che sopra lustra e decorata carta,
Reca impresso un " che " in caratteri d'oro?
Sarebbe proprio un ricco tesoro!
Attendere senz'aspettarsi altro,
Per un " che " vergato in lettere d'oro.
Può capitare di scrivere su un " che "...
Come si porta a capo il verbo " PC "?
E poi la destrutturalizzazione
Del linguaggio, ma di cosa si tratta?
Deve essere destrutturalizzato
E spezzettato per forza, il linguaggio?
Io al posto suo mi sentirei un po' male;
Comunque è meglio mettere una fine
A questo sconclusionato delirio.
( A rotolar nel letto son riuscito
Benissimo, a dormire invece no ).
P.S. Son persone che soffrono, i poeti,
Come gli altri, certo, come gli altri,
Ma loro si tormentano a scriverlo.
Un che, che non arriva, non arriva,
Un qualcosa che tarda...ad arrivare,
Mentre quell'albero lì, quello laggiù,
Mi prende in giro con l'indifferenza,
Lui che nulla sa della sofferenza
( Oppure lo sa e non lo vuole dire ),
Ma non sceglierà di farsi poeta;
Scagliarsi poi sul PC e scrivere
( Ma PC fa una sillaba o son due? )
Tentar di scrivere poesie moderne,
O di capire una poesia moderna,
Ma che cos'è una poesia moderna?
So solo che il cervello si squinterna,
Si svalvola, si spreme, si squaderna,
E intanto il che ancora non arriva,
Sarà forse già andato alla deriva;
Ma cos'è questo " che " che tanto cerco?
Forse è una congiunzione congiuntiva,
Ma allora perchè tutto l'affannarsi
Per una congiunzione congiuntiva?
O quel Messaggio dell'Imperatore,
Che sopra lustra e decorata carta,
Reca impresso un " che " in caratteri d'oro?
Sarebbe proprio un ricco tesoro!
Attendere senz'aspettarsi altro,
Per un " che " vergato in lettere d'oro.
Può capitare di scrivere su un " che "...
Come si porta a capo il verbo " PC "?
E poi la destrutturalizzazione
Del linguaggio, ma di cosa si tratta?
Deve essere destrutturalizzato
E spezzettato per forza, il linguaggio?
Io al posto suo mi sentirei un po' male;
Comunque è meglio mettere una fine
A questo sconclusionato delirio.
( A rotolar nel letto son riuscito
Benissimo, a dormire invece no ).
P.S. Son persone che soffrono, i poeti,
Come gli altri, certo, come gli altri,
Ma loro si tormentano a scriverlo.
domenica 5 agosto 2007
Una firma su un libro
Leggevo oggi un libro dell'Ottocento,
Ma sussultai al delicato accento,
Di una firma sulla pagina, a lato,
Che il mio interesse ha presto conquistato,
Così ancora adesso in cuore sento
L'impressione che n'ebbi in quel momento,
Datami da un messaggio rilasciato
Da chi non si volle dimenticato.
Chi eri tu che in pochi tratti vivi,
A che pensiero o credo aderivi,
Volesti tu la pagina firmare,
Perchè ti si potesse ricordare?
A tuo modo ti facesti immortale,
Nel leggere il pensiero a te risale.
Ma sussultai al delicato accento,
Di una firma sulla pagina, a lato,
Che il mio interesse ha presto conquistato,
Così ancora adesso in cuore sento
L'impressione che n'ebbi in quel momento,
Datami da un messaggio rilasciato
Da chi non si volle dimenticato.
Chi eri tu che in pochi tratti vivi,
A che pensiero o credo aderivi,
Volesti tu la pagina firmare,
Perchè ti si potesse ricordare?
A tuo modo ti facesti immortale,
Nel leggere il pensiero a te risale.
E' una mia colpa
E' una mia colpa
Di Catoni Censori,
Rigidi ed austeri,
Ruvidi e severi,
Fantasticare,
E poi accorgermi,
Provando tenerezza,
Che anche gli anziani
Vogliono scherzare.
Di Catoni Censori,
Rigidi ed austeri,
Ruvidi e severi,
Fantasticare,
E poi accorgermi,
Provando tenerezza,
Che anche gli anziani
Vogliono scherzare.
Un vapore di fiumane
Delle vissute angosce e dei tormenti,
Delle assidue pene e i patimenti,
Delle dolcissime e felici cose,
Cadute tra i giacinti o tra le rose,
Tutte le vicende sono erose,
Dal tempo di cui si son fatte spose,
E nulla più rimane degli eventi,
Perché del tutto si son fatti assenti.
Così la vita va e cancella il resto,
E si giunge al traguardo molto presto,
Si percorre la vita lagrimando,
A volte sorridendo, sempre ansando,
Finché di tutto quanto non rimane
Che, in cielo, un vapore di fiumane.
Delle assidue pene e i patimenti,
Delle dolcissime e felici cose,
Cadute tra i giacinti o tra le rose,
Tutte le vicende sono erose,
Dal tempo di cui si son fatte spose,
E nulla più rimane degli eventi,
Perché del tutto si son fatti assenti.
Così la vita va e cancella il resto,
E si giunge al traguardo molto presto,
Si percorre la vita lagrimando,
A volte sorridendo, sempre ansando,
Finché di tutto quanto non rimane
Che, in cielo, un vapore di fiumane.
Viaggi
Vedere il cielo,
E riscoprirne l'estensione,
Come un uccello,
Volare d'immaginazione,
Tra le nuvole,
Viaggiare sotto la spinta dei venti,
E al di sotto,
Ad ogni meraviglia essere attenti,
Guardare assorti
I pinnacoli e gli antichi sepolcri,
Esser liberi,
Sopra di verdi pianure le coltri,
Gioir felici,
Sopra i boschi e le vetuste rovine,
Esser sereni,
Come si dicono le genti divine,
Tornare al nido,
Ristorati da 'sì tanto viaggiare,
Vivere in casa,
E il circostante tornare ad amare.
Ché fatti saggi
Da tali e tanti viaggi,
Saper che non c'è niente
Meglio del tuo presente,
Ed è solo chi ti ama,
A crearti sempre il miglior panorama.
E riscoprirne l'estensione,
Come un uccello,
Volare d'immaginazione,
Tra le nuvole,
Viaggiare sotto la spinta dei venti,
E al di sotto,
Ad ogni meraviglia essere attenti,
Guardare assorti
I pinnacoli e gli antichi sepolcri,
Esser liberi,
Sopra di verdi pianure le coltri,
Gioir felici,
Sopra i boschi e le vetuste rovine,
Esser sereni,
Come si dicono le genti divine,
Tornare al nido,
Ristorati da 'sì tanto viaggiare,
Vivere in casa,
E il circostante tornare ad amare.
Ché fatti saggi
Da tali e tanti viaggi,
Saper che non c'è niente
Meglio del tuo presente,
Ed è solo chi ti ama,
A crearti sempre il miglior panorama.
Mattiniere luci ammaliatrici
Si riversan su me nell'albeggiare,
Le mattiniere luci ammaliatrici,
Indosso preparandomi ad andare,
Rattoppati ideali e ricuciti,
Passati in centomila lavatrici,
Per essere domani rivestiti;
Procedendo per la forza d'inerzia,
Nella vita che la nostra solerzia,
Il nostro impegno e tutti i nostri afflati,
Devia verso altri lidi ed altri luoghi,
Di quei che c'eravamo prefissati.
Così per quanto si remi e si voghi,
Della vita nell'acque turbinanti,
Si rimàn per lo più stanchi ed affranti,
Sapendo che si giungerà a quel mare,
Laddove spetta a tutti di arrivare;
Si perde al giorno un poco di se stessi,
Che va dove i ricordi sono messi;
Con le speranze e i sogni trova posto
Tutto in un cofanetto ben riposto,
Che riponiamo come cosa cara,
Ché la vita si fa sempre più avara.
Le mattiniere luci ammaliatrici,
Indosso preparandomi ad andare,
Rattoppati ideali e ricuciti,
Passati in centomila lavatrici,
Per essere domani rivestiti;
Procedendo per la forza d'inerzia,
Nella vita che la nostra solerzia,
Il nostro impegno e tutti i nostri afflati,
Devia verso altri lidi ed altri luoghi,
Di quei che c'eravamo prefissati.
Così per quanto si remi e si voghi,
Della vita nell'acque turbinanti,
Si rimàn per lo più stanchi ed affranti,
Sapendo che si giungerà a quel mare,
Laddove spetta a tutti di arrivare;
Si perde al giorno un poco di se stessi,
Che va dove i ricordi sono messi;
Con le speranze e i sogni trova posto
Tutto in un cofanetto ben riposto,
Che riponiamo come cosa cara,
Ché la vita si fa sempre più avara.
L'uccellino in gabbia
Scivolerà il mio canto dalla gabbia,
Sarà un canto d'amore e non di rabbia,
Di me tra queste sbarre prigioniero,
Parlerà con tono dolce e sincero,
Del cibo, dell'acqua e un po' di sabbia,
Sono i miei beni, non che d'altro abbia,
Se non questo piccolo spazio austero,
Sopra i miei voli guardiano severo.
Vorrei spiegare le mie ali ai venti,
Volar sulle prigioni e sui conventi,
Invece compirò tra queste sbarre,
Quel resto di mia vita da detrarre;
Così è dell'uomo che nato nel mondo,
Non ne scoprirà ch'un piccolo fondo.
Sarà un canto d'amore e non di rabbia,
Di me tra queste sbarre prigioniero,
Parlerà con tono dolce e sincero,
Del cibo, dell'acqua e un po' di sabbia,
Sono i miei beni, non che d'altro abbia,
Se non questo piccolo spazio austero,
Sopra i miei voli guardiano severo.
Vorrei spiegare le mie ali ai venti,
Volar sulle prigioni e sui conventi,
Invece compirò tra queste sbarre,
Quel resto di mia vita da detrarre;
Così è dell'uomo che nato nel mondo,
Non ne scoprirà ch'un piccolo fondo.
sabato 4 agosto 2007
La cosa peggiore
La cosa peggiore è sapere,
Che anche se tutti i miei traguardi,
Avessi mai raggiunto,
Ora mi sentirei così lo stesso,
O anche molto peggio.
Che anche se tutti i miei traguardi,
Avessi mai raggiunto,
Ora mi sentirei così lo stesso,
O anche molto peggio.
Maschere
Pose appositamente poste,
E poi nascoste e ben riposte in posti,
Dove son prese per essere alle prese,
Con le frese del mondo in ogni mese,
E con l'estese accese offese prese
Senza pavese che difenda le tese
Stanche membra che sembrano patire
Quel martirio di cui fine è il morire.
E poi nascoste e ben riposte in posti,
Dove son prese per essere alle prese,
Con le frese del mondo in ogni mese,
E con l'estese accese offese prese
Senza pavese che difenda le tese
Stanche membra che sembrano patire
Quel martirio di cui fine è il morire.
Poesiola simpatica
Lavo le mani nel lavandino,
Poi scarto un cremino,
Lo mangio al mattino,
Poi assaggio un fico
Ch'era nel frico;
Prendo una sottiletta,
Ne taglio una fetta,
La metto su una bifetta,
E la mangio senza fretta.
Poi scarto un cremino,
Lo mangio al mattino,
Poi assaggio un fico
Ch'era nel frico;
Prendo una sottiletta,
Ne taglio una fetta,
La metto su una bifetta,
E la mangio senza fretta.
Vedo intorno a me
- Omaggio ad Allen Ginsberg -
Passeggio per la strada, guardo, e vedo,
Cose che percepisco e a cui non credo,
Giovani destinati a macinare,
Dentro macchine d'umanità avare,
Necessitati all'umiliazione,
Di privarsi della propria espressione,
Perché rabbiosamente
Combattan per il pane tra la gente,
Lottando senza sosta,
In un mondo che ad essi non si accosta,
Ma li stringe schiacciati,
Per lasciarli soli, vecchi e piegati,
A badare a sé stessi,
Infra dei mali i numerosi amplessi.
Passeggio e vedo sotto facce tronfie,
Le braccia piene di vene rigonfie,
Straripanti di droga,
Che il sangue, l'ossa, e le interiora affoga,
E che rende dementi,
Tante disperate giovani genti,
Molti vorrebbero essere aiutati,
Ma vengono affossati,
Per tornare si riprendono altri,
Perché nel tradirsi si credono scaltri,
Restan nell'abbandono,
E non credono più la vita un dono,
Ma aspettano soltanto di morire,
Per non aver nient'altro più a patire.
S'amano altri all'ombra degli aerei,
Son miti prede di morbi venerei,
Che non han soldi per la medicina,
E si levan piangendo la mattina,
La malattia squassa
Il sistema immunitario e si abbassa
La difesa del corpo,
E dell'amato l'amore fa un morto.
Eppur si giace per consolazione
Di quotidiane lotte all'afflizione,
Si giace per avere un po' di pace,
Perché il resto dispiace,
Ma da tutto questo ci si separa
Rimanendo rinchiusi in una bara.
Così vedo del mondo gli spaventi,
Tutte le lotte e i dolorosi eventi,
Si cala sull'atroce macchinario,
L'ombra infausta del Moloch sanguinario.
Passeggio per la strada, guardo, e vedo,
Cose che percepisco e a cui non credo,
Giovani destinati a macinare,
Dentro macchine d'umanità avare,
Necessitati all'umiliazione,
Di privarsi della propria espressione,
Perché rabbiosamente
Combattan per il pane tra la gente,
Lottando senza sosta,
In un mondo che ad essi non si accosta,
Ma li stringe schiacciati,
Per lasciarli soli, vecchi e piegati,
A badare a sé stessi,
Infra dei mali i numerosi amplessi.
Passeggio e vedo sotto facce tronfie,
Le braccia piene di vene rigonfie,
Straripanti di droga,
Che il sangue, l'ossa, e le interiora affoga,
E che rende dementi,
Tante disperate giovani genti,
Molti vorrebbero essere aiutati,
Ma vengono affossati,
Per tornare si riprendono altri,
Perché nel tradirsi si credono scaltri,
Restan nell'abbandono,
E non credono più la vita un dono,
Ma aspettano soltanto di morire,
Per non aver nient'altro più a patire.
S'amano altri all'ombra degli aerei,
Son miti prede di morbi venerei,
Che non han soldi per la medicina,
E si levan piangendo la mattina,
La malattia squassa
Il sistema immunitario e si abbassa
La difesa del corpo,
E dell'amato l'amore fa un morto.
Eppur si giace per consolazione
Di quotidiane lotte all'afflizione,
Si giace per avere un po' di pace,
Perché il resto dispiace,
Ma da tutto questo ci si separa
Rimanendo rinchiusi in una bara.
Così vedo del mondo gli spaventi,
Tutte le lotte e i dolorosi eventi,
Si cala sull'atroce macchinario,
L'ombra infausta del Moloch sanguinario.
venerdì 3 agosto 2007
La custode del cimitero
La notte siedo nel bugigattolo,
Aspetto il sorgere d'un'altra alba,
Mi sento una croce tra le croci,
Di una sfilza che non finisce mai,
Mi chiedo se poi siano esse sincere,
Quanti abbian portato in paradiso,
A quanto non fur scudo alla Gehenna
Io che sol conosco l'inferno in terra,
Il pane guadagnato coi defunti,
Solo dai vivi sapermi guardare,
Perché i morti non fanno più del male,
Avere su un quaderno i loro nomi,
E di tombe cifre di locazioni,
Persone che non ho mai conosciuto,
Se non quando varcarono i cancelli,
Di questo posto o dell'altro mondo,
Fa lo stesso, che tanto si rimane
Spogliati delle nostre settimane,
Di qualche chiacchiera al bar, o di un caffé,
Di tante piccole e semplici cose,
Che gioia danno e un po' di serenità.
Anche a me non rimane che aspettare,
E in qualche modo il tempo mio occupare,
Finché non giacerò dentro una fossa,
E un altro veglierà sulle mie ossa.
Aspetto il sorgere d'un'altra alba,
Mi sento una croce tra le croci,
Di una sfilza che non finisce mai,
Mi chiedo se poi siano esse sincere,
Quanti abbian portato in paradiso,
A quanto non fur scudo alla Gehenna
Io che sol conosco l'inferno in terra,
Il pane guadagnato coi defunti,
Solo dai vivi sapermi guardare,
Perché i morti non fanno più del male,
Avere su un quaderno i loro nomi,
E di tombe cifre di locazioni,
Persone che non ho mai conosciuto,
Se non quando varcarono i cancelli,
Di questo posto o dell'altro mondo,
Fa lo stesso, che tanto si rimane
Spogliati delle nostre settimane,
Di qualche chiacchiera al bar, o di un caffé,
Di tante piccole e semplici cose,
Che gioia danno e un po' di serenità.
Anche a me non rimane che aspettare,
E in qualche modo il tempo mio occupare,
Finché non giacerò dentro una fossa,
E un altro veglierà sulle mie ossa.
Non sei dove sei
Non sei dove sei,
Ché non saprei trovarti,
Se non in uno scintillìo
Di lacrime,
O nella neve che cade
Da un ramo.
Non so dove sei,
Inutili gli sforzi
Per cercarti,
Scavando nella fossa
Dei ricordi,
O tra gli ardui scogli
Del presente.
Non so più chi sei,
Tu che confortavi
Il mio sonno,
O che mi eri vicina
Se triste lacrimavo,
Nel passato.
Non so più se sai,
Che ora non rimane
Altro di te,
Che un vapore di fantasma,
Che si dissolve
Sopra la mia bara,
Speranza mia.
Ché non saprei trovarti,
Se non in uno scintillìo
Di lacrime,
O nella neve che cade
Da un ramo.
Non so dove sei,
Inutili gli sforzi
Per cercarti,
Scavando nella fossa
Dei ricordi,
O tra gli ardui scogli
Del presente.
Non so più chi sei,
Tu che confortavi
Il mio sonno,
O che mi eri vicina
Se triste lacrimavo,
Nel passato.
Non so più se sai,
Che ora non rimane
Altro di te,
Che un vapore di fantasma,
Che si dissolve
Sopra la mia bara,
Speranza mia.
Troppo tardi
Ci si accorge troppo tardi,
Delle cose perdute andando avanti,
Nel percorso della vita,
Degli affetti che non furon coltivati,
O di tante incomprensioni,
Noi perduti tra miraggi e visioni,
Incapaci di vedere,
L'amore che si svolge attorno a noi,
Oro che non raccogliamo,
E un po' alla volta, folli, lo perdiamo;
Noi che sembriamo incapaci,
Di vedere il presente circondarci,
Siam smarriti nel futuro,
E si tralascia quel che l'oggi ci dà,
Domani quanto promette non darà.
Delle cose perdute andando avanti,
Nel percorso della vita,
Degli affetti che non furon coltivati,
O di tante incomprensioni,
Noi perduti tra miraggi e visioni,
Incapaci di vedere,
L'amore che si svolge attorno a noi,
Oro che non raccogliamo,
E un po' alla volta, folli, lo perdiamo;
Noi che sembriamo incapaci,
Di vedere il presente circondarci,
Siam smarriti nel futuro,
E si tralascia quel che l'oggi ci dà,
Domani quanto promette non darà.
Come due nuvole
Come due nuvole io e te abbracciati,
Voleremo dal vento coccolati,
Coprirà il sole il nostro passaggio,
Una carezza sarà il nostro viaggio,
Data ad un cielo ch'è senza confine,
Che sa che il nostro viaggio avrà una fine,
Voleremo come fanno i gabbiani,
Le nubi sfioreremo con le mani,
I tetti guarderemo delle case,
Nel breve spicchio di una mezza frase,
Senza più punti di riferimento,
L'eterno contrarremo in un momento,
Supereremo ogni dimensione,
Non vi sarà limite all'affezione,
Varcando le gabbie di geometrie,
Che sian di Poincaré od euclidee,
Condividendo pochi e dolci istanti,
Attraversati come amici o amanti,
In tal vissuto vivendo una vita,
Che pare una ferita un po' guarita;
Poi forse paga continuerai il volo,
Invece io precipiterò al suolo.
Voleremo dal vento coccolati,
Coprirà il sole il nostro passaggio,
Una carezza sarà il nostro viaggio,
Data ad un cielo ch'è senza confine,
Che sa che il nostro viaggio avrà una fine,
Voleremo come fanno i gabbiani,
Le nubi sfioreremo con le mani,
I tetti guarderemo delle case,
Nel breve spicchio di una mezza frase,
Senza più punti di riferimento,
L'eterno contrarremo in un momento,
Supereremo ogni dimensione,
Non vi sarà limite all'affezione,
Varcando le gabbie di geometrie,
Che sian di Poincaré od euclidee,
Condividendo pochi e dolci istanti,
Attraversati come amici o amanti,
In tal vissuto vivendo una vita,
Che pare una ferita un po' guarita;
Poi forse paga continuerai il volo,
Invece io precipiterò al suolo.
Samhain
Sopra le scope volano le streghe,
E' tempo di congreghe,
Perché quest'oggi inizia il nuovo anno,
Non c'è nessun affanno,
Ma una catena lieta di emozioni;
Girando la ruota delle stagioni,
E' arrivata la festa del fantasma,
E' un celebre marasma,
E per le strade girano furtivi,
I licantropi, i lupi, ed i vampiri,
La luna piena tra le nubi s'alza,
Mentre un lontano ululato incalza,
Fa di sé specchio di malinconia,
E' un suono di poesia.
Si fa così il gran festeggiamento,
Lo scuote un fiero vento,
Ma un posto vien lasciato per i morti,
Che oggi son risorti,
Si manda all'Oltremondo un pensiero,
Che sia il più delicato e il più sincero,
Si osserva un poco una fotografia,
In cui un ricordo sia,
E si procede assorti alla preghiera,
Si sente veritiera,
Poi in silenzio si resta alcuni istanti,
Non sentendosi più tanto distanti,
D'ogni persona che non più è presente,
Ma vive nella mente.
Poi proseguendo si banchetta lieti,
I pasti sono quieti,
Sapendo che si è vinta la barriera,
Pur essa è assai severa,
Che separa dall'altro questo mondo,
Giacché essa è valicata fino in fondo,
Gioisce ognuno con il suo congiunto,
Ed è un felice assunto,
Potere in letizia ricordare,
Chi in vita si è voluto solo amare,
Sapendo sempre che verrà un momento,
In cui sarà il ricongiungimento,
E si unirà chi in questi giorni è vivo,
A chi di vita è privo.
Così finisce la celebrazione,
E finirà anche la mia canzone,
Si lascian le congreghe,
E sulle scope tornano le streghe.
E' tempo di congreghe,
Perché quest'oggi inizia il nuovo anno,
Non c'è nessun affanno,
Ma una catena lieta di emozioni;
Girando la ruota delle stagioni,
E' arrivata la festa del fantasma,
E' un celebre marasma,
E per le strade girano furtivi,
I licantropi, i lupi, ed i vampiri,
La luna piena tra le nubi s'alza,
Mentre un lontano ululato incalza,
Fa di sé specchio di malinconia,
E' un suono di poesia.
Si fa così il gran festeggiamento,
Lo scuote un fiero vento,
Ma un posto vien lasciato per i morti,
Che oggi son risorti,
Si manda all'Oltremondo un pensiero,
Che sia il più delicato e il più sincero,
Si osserva un poco una fotografia,
In cui un ricordo sia,
E si procede assorti alla preghiera,
Si sente veritiera,
Poi in silenzio si resta alcuni istanti,
Non sentendosi più tanto distanti,
D'ogni persona che non più è presente,
Ma vive nella mente.
Poi proseguendo si banchetta lieti,
I pasti sono quieti,
Sapendo che si è vinta la barriera,
Pur essa è assai severa,
Che separa dall'altro questo mondo,
Giacché essa è valicata fino in fondo,
Gioisce ognuno con il suo congiunto,
Ed è un felice assunto,
Potere in letizia ricordare,
Chi in vita si è voluto solo amare,
Sapendo sempre che verrà un momento,
In cui sarà il ricongiungimento,
E si unirà chi in questi giorni è vivo,
A chi di vita è privo.
Così finisce la celebrazione,
E finirà anche la mia canzone,
Si lascian le congreghe,
E sulle scope tornano le streghe.
giovedì 2 agosto 2007
Lo spuntino di mezzanotte
Oh! Ma di tutte questa è la più bella,
Che nel frigo non c'è la mozzarella,
Trovassi almeno un nonsoché piccante,
A 'st'ora pure è chiuso il ristorante,
Non c'è neanche un poco di prosciutto,
O vino per il mio stomaco asciutto,
Invece trovo solo il parmigiano,
E sul tavolo un mezzo melograno,
A mezzanotte non mi va di secco,
Su questo cibo non metterò il becco;
Nel sacco trovo un pan dell'altro giorno,
Lo mangio avendo il tonno per contorno.
Che nel frigo non c'è la mozzarella,
Trovassi almeno un nonsoché piccante,
A 'st'ora pure è chiuso il ristorante,
Non c'è neanche un poco di prosciutto,
O vino per il mio stomaco asciutto,
Invece trovo solo il parmigiano,
E sul tavolo un mezzo melograno,
A mezzanotte non mi va di secco,
Su questo cibo non metterò il becco;
Nel sacco trovo un pan dell'altro giorno,
Lo mangio avendo il tonno per contorno.
Mi guardi
Mi guardi mentre scendiamo le scale,
E con la tua luce scende un fremito,
Un disegno come un moto d'animo,
Che si scolpisce negli aghi del tempo,
Mi guardi e rivedo nei tuoi occhi,
Tutte le cose che m'han dato gioia,
Un viso di malinconia pieno,
Un airone in un cielo sereno,
Mi sfugge cosa rimane di noi due,
Nel tempo che vieppiù ci allontana,
Distanza incalcolabile nei giorni,
Dai quali non ti raggiungerò più,
Non c'è un ponte che mi conduca a te,
Eppur nella mia vita ci sei tu,
In certe acque blandite dal sole,
In quei tramonti da sempre scomparsi,
Oppure nei prati privi di fiori;
Mi guardi dalla mia immaginazione,
Tu sei la donna che ho sempre amata,
Anche se in vita non ti ho mai incontrata.
E con la tua luce scende un fremito,
Un disegno come un moto d'animo,
Che si scolpisce negli aghi del tempo,
Mi guardi e rivedo nei tuoi occhi,
Tutte le cose che m'han dato gioia,
Un viso di malinconia pieno,
Un airone in un cielo sereno,
Mi sfugge cosa rimane di noi due,
Nel tempo che vieppiù ci allontana,
Distanza incalcolabile nei giorni,
Dai quali non ti raggiungerò più,
Non c'è un ponte che mi conduca a te,
Eppur nella mia vita ci sei tu,
In certe acque blandite dal sole,
In quei tramonti da sempre scomparsi,
Oppure nei prati privi di fiori;
Mi guardi dalla mia immaginazione,
Tu sei la donna che ho sempre amata,
Anche se in vita non ti ho mai incontrata.
mercoledì 1 agosto 2007
Attimi
Guardare alla lente d'ingrandimento,
I processi che seguono alla vita,
Vederne l'infinita attività,
E' il compito che al poeta sta:
Muoverci sempre noi come formiche,
Distraendoci cercar vano svago,
Riposare dalle fatiche stanchi,
Coricati sui fianchi o sulla schiena,
Non s'ha un altro motivo all'operare,
Se non la nostra specie continuare,
Che cosa ci distingue dalle api,
Dalle termiti oppur dai calabroni ?
Cerchiamo nelle scienze o nelle arti
L'avanzamento, che all'uomo compete,
Raggiungendo complete e belle cose,
Che si tratti delle spose degli Dèi,
Oppure degli antichi fatti eroi,
Eppur come gli insetti siamo schiavi,
In reti di cui non abbiam le chiavi,
Poter mangiare, bere, e stare al caldo,
Sono i ben saldi muri del recinto.
Sapendo la necessità in me sita,
Continuo questa parodia di vita,
Ma vago tra momenti in cui ricordo
Quanto fragili siamo e delicati,
Sono gli attimi in cui mi confondo,
E nella melanconia m'affondo.
I processi che seguono alla vita,
Vederne l'infinita attività,
E' il compito che al poeta sta:
Muoverci sempre noi come formiche,
Distraendoci cercar vano svago,
Riposare dalle fatiche stanchi,
Coricati sui fianchi o sulla schiena,
Non s'ha un altro motivo all'operare,
Se non la nostra specie continuare,
Che cosa ci distingue dalle api,
Dalle termiti oppur dai calabroni ?
Cerchiamo nelle scienze o nelle arti
L'avanzamento, che all'uomo compete,
Raggiungendo complete e belle cose,
Che si tratti delle spose degli Dèi,
Oppure degli antichi fatti eroi,
Eppur come gli insetti siamo schiavi,
In reti di cui non abbiam le chiavi,
Poter mangiare, bere, e stare al caldo,
Sono i ben saldi muri del recinto.
Sapendo la necessità in me sita,
Continuo questa parodia di vita,
Ma vago tra momenti in cui ricordo
Quanto fragili siamo e delicati,
Sono gli attimi in cui mi confondo,
E nella melanconia m'affondo.
In treno
In treno mi muovo ma sono fermo,
Immobile come statua di sale,
Dal finestrino allontanarsi vedo
Cose che credo sian di nostalgia,
Non rimangono al soffio d'un sospiro,
Ma scorron come di finzione fatte,
Quante matte idee nella mia mente,
Recuperar dallo spazio d'un vetro
Quelle cose che m'han lasciato avanti,
Mentre distanti si separan da me.
Così viaggio su lignee rotaie,
Dormono le persone a me vicine,
Neanche posso rivolger parole,
Potessi allontanarmi dal silenzio,
Invece duole ciò che si distanzia,
Non viene quanto dà consolazione;
Così si sente sferragliare il treno,
Il suo percorso va verso il futuro,
Combatto l'angoscioso sentimento,
E da ogni cosa in fuga m'addormento.
Immobile come statua di sale,
Dal finestrino allontanarsi vedo
Cose che credo sian di nostalgia,
Non rimangono al soffio d'un sospiro,
Ma scorron come di finzione fatte,
Quante matte idee nella mia mente,
Recuperar dallo spazio d'un vetro
Quelle cose che m'han lasciato avanti,
Mentre distanti si separan da me.
Così viaggio su lignee rotaie,
Dormono le persone a me vicine,
Neanche posso rivolger parole,
Potessi allontanarmi dal silenzio,
Invece duole ciò che si distanzia,
Non viene quanto dà consolazione;
Così si sente sferragliare il treno,
Il suo percorso va verso il futuro,
Combatto l'angoscioso sentimento,
E da ogni cosa in fuga m'addormento.
Dove andrò ?
Che cosa andrò a cercar quest'oggi uscendo ?
Ché in vita non ho gratificazioni,
Nessuno a accompagnarmi sorridendo,
Che scherzi o che mi parli di sue azioni,
Così mi porto semplice vivendo,
Ad accettare le mie delusioni,
E di vita partecipo stupendo
Me stesso delle nostre illusioni.
Così correrò a far la passeggiata,
Che senza mèta o scopo trovo nata
Nella mia mente senza direttive,
Che nella sua stanchezza sopravvive;
Mi muoverò nella spirale o in cerchio,
Sapendomi nel mondo di soverchio.
Ché in vita non ho gratificazioni,
Nessuno a accompagnarmi sorridendo,
Che scherzi o che mi parli di sue azioni,
Così mi porto semplice vivendo,
Ad accettare le mie delusioni,
E di vita partecipo stupendo
Me stesso delle nostre illusioni.
Così correrò a far la passeggiata,
Che senza mèta o scopo trovo nata
Nella mia mente senza direttive,
Che nella sua stanchezza sopravvive;
Mi muoverò nella spirale o in cerchio,
Sapendomi nel mondo di soverchio.
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