Guardare alla lente d'ingrandimento,
I processi che seguono alla vita,
Vederne l'infinita attività,
E' il compito che al poeta sta:
Muoverci sempre noi come formiche,
Distraendoci cercar vano svago,
Riposare dalle fatiche stanchi,
Coricati sui fianchi o sulla schiena,
Non s'ha un altro motivo all'operare,
Se non la nostra specie continuare,
Che cosa ci distingue dalle api,
Dalle termiti oppur dai calabroni ?
Cerchiamo nelle scienze o nelle arti
L'avanzamento, che all'uomo compete,
Raggiungendo complete e belle cose,
Che si tratti delle spose degli Dèi,
Oppure degli antichi fatti eroi,
Eppur come gli insetti siamo schiavi,
In reti di cui non abbiam le chiavi,
Poter mangiare, bere, e stare al caldo,
Sono i ben saldi muri del recinto.
Sapendo la necessità in me sita,
Continuo questa parodia di vita,
Ma vago tra momenti in cui ricordo
Quanto fragili siamo e delicati,
Sono gli attimi in cui mi confondo,
E nella melanconia m'affondo.
mercoledì 1 agosto 2007
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