sabato 25 agosto 2007

E qui finisce anche questa raccolta

E qui finisce anche questa raccolta
D'una poesia che dal mio mondo ho colta,
Ed è luogo di ringraziar le Muse,
Ogni poeta ad aiutar aduse,


Per scrivere ci vuol pazienza molta,
Trovar cose da dir di volta in volta,
Così a chi legge faccio le mie scuse,
Se non ama le rime qui concluse.


Così questo è un sonetto di congedo,
Che anche questa trama è ormai compiuta,
E a qualche nuovo intento mi preparo;
Or l'estro mi si fa sempre più raro,


Ma spero nell'ispirazione avuta,
Così sempre in avanti guardo e vedo.

Commemorazione delle Torri Gemelle

Vorrà affrontare un delicato tema,
Si sa come il mondo ancora ne frema,
Questa canzone scritta nel dolore,
Causa il rimembrar grande languore:
L'aereo la Torre ha traversato,
Tutta la gente ha urlato;
Nessuno si aspettava quel mattino,
Era forse destino,
Che ci sarebbe stata una tragedia,
Ché il Male l'uomo assedia,
Eppur sapemmo dal televisore,
Passate poche ore,
Che quel meraviglioso grattacielo,
Era ormai diventato un cimitero.


Venne il primo aereo fuori rotta,
Fu spaventosa botta,
Finita in esplosione,
Si scatenava una conflagrazione,
L'aereo nell'interno disparve,
E mai più riapparve,
Uniti i passeggeri nella sorte,
Di chi nel lavorar trovò la morte,
S'alzaron fumo e fiamme,
A consumare i papà e le mamme
Di bimbi che non han più i genitori,
E adesso che sono rimasti soli,
Le lacrime restano:
Ad un triste vivere s'apprestano.


Ma non fu sufficiente,
Levare l'urlo di 'sì tanta gente,
Altro aereo giunse,
Ed altra sofferenza al mondo ingiunse;
Esplose dopo l'altro grattacielo,
Che si levava al primo parallelo,
E venne ad esso unito nella strage;
Si trovarono molti nelle ambage,
Create dalle fiamme soffocanti,
Terrorizzati e ansanti,
Dall'occhio si calarono del vento,
E pieni di spavento,
Caddero come angeli senz'ali,
Innocenti che scontan gli altrui mali.


Ma non c'era ancor fine al dolore,
Si commosse ogni cuore,
Ché s'ebbe dei pompieri il sacrificio,
Morti nel loro ufficio,
Dalle macerie vennero sepolti,
Fu una stretta mortale che li ha accolti,
E non lasciò speranze,
Ai cari chiusi nelle loro stanze,
Per avere notizia,
Anch'essi vittime di tal nequizia;
Ma portò un altro spavento la nuova,
Forse ancora da mettere alla prova:
Che il fumo disegnò nel pandemonio,
Un'orrenda figura di demonio.


Ground Zero ora si chiama
Quella terra che il cielo a sè reclama,
Ché di tanta innocenza,
Fu imposto al mondo di restare senza,
Ed ora affrante guardano le stelle
Dov'eran prima le Torri Gemelle.

Quasi-lirica d'un ascensore

Mi chiamano con un tasto,
Ed io spesso mi presento,
Sempre ligio al mio dovere;
So che spesso sono soli,
A volte sbatton la porta,
Se qualcun altro s'appressa,
A volte invece attendono,
Per non far brutta figura,
Sorpresi nella lor fuga.


Pur a volte s'incontrano,
Li accompagno in silenzio,
E viaggiano imbarazzati,
Han gli occhi verso le scarpe,
Oppure verso i miei vetri,
Mentre io li porto al piano,
Certo che a volte parlano,
Come a romper l'imbarazzo,
Per dire le stesse cose,


Che ho ormai sentite da sempre;
Discuton molto del tempo,
Se fa caldo oppur fa freddo,
Come vogliano accertarsi,
Che non sia per l'uno il clima
Poi diverso che per l'altro,
Chiedono a volte: - Come va?
- Bene. - Oppure: - Abbastanza. -
Anche se in realtà va male.


...................................


Pausa perché m'han chiamato,
Ho portato un passeggero,
Riprenderò il discorso
Dal punto in cui l'ho interrotto:
Pare maleducazione,
Dir le cose come stanno,
Si dà almeno una patina,
Di quello che non c'è,
Ma sanno, che non è così.


Poi quando viaggian da soli,
Certi che non li si veda,
Ci son volte in cui piangono,
Così le loro parole,
Che non possono dire,
Trovano sfogo dagli occhi,
Ma ancor scrutano dai vetri,
Ch'alcun li veda al passaggio,
Ché sarebe anche un parlare.


Così tanta sofferenza,
A volte mi fa ammalare,
Ché non vorrei più vederli,
Resto fermo e non mi muovo,
Ed è inutile chiamarmi;
Così arriva il mio dottore,
E' il mio psicanalista,
Che mi cura col martello,
Con i chiodi e lo scalpello.

Scientifica

State a sentir la mia teoria,
Presa da scienze e da filosofia,
Nelle prime so che son ignorante,
Ma l'ipotesi pare interessante;
Stavo facendo il bagno,
Nel piccolino della vasca stagno,
Quando: - Eureka. Dissi, come Archimede,
Forse è la verità che non si vede,
Per anni riflettei sull'elettrone,
Mi chiedevo ma com'è che s'attacca,
Ma poi si stacca e sempre si riattacca?
Nascono gli elementi,
Dall'atomo coinvolto in movimenti.


Questa realtà è un puzzle d'illusione,
Ch'in sé avere par motivazione,
Così tu vedi l'elettron che gira,
E ben presto a sé un altro atomo attira,
Ma si tratta di una struttura a incastro,
La fece il Grande Mastro,
Ché come nel puzzle ogni tassello.
Va ben combinato questo con quello,
Così è degli elettroni,
Ma non hanno bisogno di spintoni,
Ché l'energia è moto senza massa,
E' tutt'altro che lassa,
Essi per natura si combinano,
E l'intero mondo poi ravvivano.


Ogni Legge a regolare Materia,
E' tale cosa seria,
Nasce da questa tal combinazione,
C'è molta precisione;
E così nella chimica fai incastri,
Con formule che poi ti creano impiastri,
E in fisica son leggi d'attrazione,
Capaci a regolar qualunque azione,
Ma la radice è pur sempre la stessa,
Io qui ti parlo d'essa,
La videro agire con il magnete,
Quei che di sapienza avevano sete,
Ma Chi sia il puzzle a costruire,
Questo proprio non lo sappiamo dire.


Ed ecco hai in pochissime parole,
Com'è che il mondo funzionare suole,
Si spinge il tassello nel proprio moto,
Perché in se stesso ha spinta come scopo,
Convesso il positivo,
Concavo il negativo,
Ché l'energia è moto senza massa,
Così nulla si scassa,
Ma ben tessuta è la ragnatela,
Essa la Fonte d'ogni cosa vela.

venerdì 24 agosto 2007

Poesia con le faccine

Che idea che m'è venuta
Di fare una poesia con le faccine,
Son tanto carine !
C'è quella che ride :o)
Oppure sorride :-p
C'è quella un po' offesa :o(
E quella protesa :-/
Per una sopresa :-\
Questa si diverte ^_^
D'uno scherzo ti avverte ^.^
La faccina fornisce un accento
Per ogni pensiero o sentimento.

mercoledì 22 agosto 2007

Storia di un amore inglese tra i due secoli

Ti ricordi quel tempo ormai lontano?
Cominciammo tenendoci per mano,
E poi, nascosti a tutti, il primo bacio,
Quel giorno ci abbracciammo tanto adagio,
E sul Tamigi le corse in carrozza,
Che sopra sassi e buche assai singhiozza,
Le cene che consumavamo insieme,
Discorsi di paura e poca speme,
Davanti a ciotole di foggia indiana,
Piene di chow mien soup e altre delizie,
Delle colonie 'sì tante primizie,
E poi la cioccolata americana,
Ripassavamo assieme il tuo francese;
Perchè volevi tanto esser cortese,
E poi felici tornavamo a casa,
Ti salutavo sotto la cimasa.


La morte di Francesco Ferdinando,
S'ebbe mentre da te stavo tornando,
Di Gavrilo Princip fu l'attentato,
Che l'intero mondo ha terrorizzato,
E noi fummo coinvolti dall'evento,
Finché da te mi portò via il vento,
La Manica dovetti attraversare,
Lasciandoti dolente a lacrimare,
Le navi mi portaron presto in Francia,
Un elmo copriva la mia guancia,
Non più vesti civili ero in divisa,
Che m'era a un tempo dolce a un tempo invisa,
La tua foto portai nel portafogli:
Un fiore tra quei paesaggi spogli,
Mostravi in essa un tenero sorriso,
Eri bella d'aspetto,e dolce in viso.


Quante ne vedemmo passar di mode,
Ché tutte quante il tempo le corrode,
Da quegli alti cappelli con la frutta,
Alle falde che t'ombreggiavan tutta,
Ma fu semplice la fotografia,
Con cui tornai, ma tardi, a casa mia,
E fu essa, certamente, il talismano,
Che mi permise di arrivare sano,
Ma mi sentivo tanto in ansia ché
Volli al più presto rivedere te,
Oh gioia! Reincontrarti, riabbracciarti,
Ch'all'attesa sapesti abituarti;
Avemmo poi la gioia d'un bambino,
Nella vecchiaia conforto vicino:
Un figlio, ma che fosse anche un sostegno,
Per quando l'ossa fossero di legno.


Ma intanto altre armate minacciose
S'affacciavan sul mondo bellicose,
Si riempiva il pianeta di terrore,
All'appressarsi d'un nuovo furore,
Intanto il nostro buon figlio cresceva,
Dall'amore circondato viveva,
Studiava e lavorava senza posa,
E intanto già pensava alla sua sposa,
Ebbe sempre per noi motto gentile,
Era tanto coraggioso, e mai vile,
Finché alle armi un giorno fu chiamato,
E così venne da noi separato,
Restammo poi sotto i bombardamenti,
Insieme stretti, noi tutti tremanti,
Ma la nuova ci fe' mancar la terra,
Di quell'unico figlio perso in guerra.


Così ora noi due, siam ancora soli
Nell'amor che conobbe tanti voli,
Tanti baratri, tanti precipizi,
Passato tra le guerre e gli armistizi,
Finito quasi ormai degli anni il conto,
Andiamo sul viale del tramonto.

martedì 21 agosto 2007

Ali di ruggine

Ali di ruggine,
Ti portano
Nel cielo,


Seduto solo
All'ombra
D'uno stelo,


Ali di vento,
Di consistenza
Evanescente,


Ali fatte
D'un assoluto
Niente,


Ali di pioggia,
Di nubi
Che son sciolte,


Ali di ghiaccio,
D'acque
Ormai raccolte,


Ma arriva un dì
In cui
Si ferma il volo,


E tu rimani,
Triste,
Ancora solo.

Nel portafogli

Oggi nel portafogli
Ho più poesie che soldi,
Domani vorrei avere
Tanti soldi quante poesie.

Il lupo

Mandami o luna, qualche serenità,
Ché la vita un po' alla volta se ne va,
E' argenteo il tuo glaciale raggio,
Che, la notte, alla finestra assaggio,


Mi ricordi del mio ultimo viaggio,
Che spero arriverà essendo io saggio,
Ma intanto placida e quieta se ne sta
Quell'aria che da te mi porterà,


Intanto il lupo ulula e si strugge,
Egli verso di te grugnisce e rugge,
Al riflesso tuo si scuote e rotola,
Mai in pace, s'impolvera e s'inciòttola,


Così son io ed egli è nel mio centro:
E' quel volere che mi grida dentro.

Poesia d'alchimia

Più ci penso e più mi pare
Che la trasmutazione alchemica
Dia luogo
Al buon padre di famiglia;


Non credo
Che dell'uomo
Oro più nobile
Si possa fare.

S'intravede dal vostro sguardo

S'intravede dal vostro sguardo,
Che avrebbe anche potuto
Andare meglio,


S'intuisce dal vostro sguardo,
Che a un certo punto è giunto
Qualche risveglio,


Che ci si è accorti in un qualche tempo
Ch'é venuta a mancare
La motivazione,


E che era ormai troppo tardi,
Per giungere a riavere
Ogni occasione,


Così rimane una tristezza,
Un gemito o un singulto
Sopra lo sguardo,


Che sembrano galleggiare
Su lacrime cadenti
Come in ritardo,


Ma non piove alcunché dagli occhi,
Forse rimane a volte
Pallido il viso,


Ripensando il passato,
Ma è solo un istante, e poi
Torna deciso.

Per un po'

Per un po' con te non parlo più,
Così sto bene io, stai bene tu.

Come un lupo

Come un moto frenetico s'appresta
Quest'ansia, che mi spinge a naufragare,
Sebbene stretto alle mie cose care,
Ché sento il richiamar della foresta,


Sono alle volte dolci a volte amare,
Le cose a cui sempre so tornare,
Eppur fisso nell'animo mi resta
Quel languore ch'il desiderio attesta,


E' come un voler correre tra i boschi,
Godere di tramonti chiari e foschi,
Come un lupo tra l'erbe volteggiare,
Ed alla luna piena ululare,


Vivere di passioni e sentimenti,
Di cui s'imprimerà l'orda dei venti.

Il percorso

Sono un sonetto che marcia all'indietro,
Per ogni epoca storica arretro,
So del Bene e del Male,


Ricorderò tutti gli avvenimenti,
Ogni problema internazionale,
In cui furono coinvolti i viventi,


La prima e seconda guerra mondiale,
Che furono cagione di spaventi
Per ogni uomo ed ogni animale,


Ricorderò le colonie lontane,
Ch'Europa ebbe ovunque sopra il mondo,
E di come si lavorasse il pane
Oltre le mura e un fossato profondo,


Vennero prima legioni romane,
E falangi dallo scudo rotondo,
Ma fu eoni dopo che fu il mane
Di questo piccolo puntino tondo.

La strada del genio

E' un cammino
Gravido d'incertezze,
Verso una mèta
Immersa nella nebbia,


Non si ha la bussola,
Né alcun quadrante,
Non ci si orienta
Nemmeno un istante,


Come se,
Muovendosi nel vuoto,
Ci si agitasse,
In cerca di uno scopo,


Alla deriva
In terre d'illusione,
Umide e stagnanti,
Come in peregrinazione,


E non si sa
Se si scaverà dell'oro,
Oppure l'ambita
Corona d'alloro.

Quelque tour de Jours

J'ai passé quelque tour de jour en France,
Pour chercher un soulagement à ma souffrance,
J'ai passé une semaine heureuse en Menton,
Parce que je, d'etre touriste, ai eu l'occasion,


J'ai eu une quelque liberation, Je pense,
Mais elle n'est pas vrai changé, la substance,
Pourtant Je, qu'ai eu cette merveilleuse vision,
Voudrai levèr a la lune une triste chanson,


Car comme une barque qui s'en va loin sur la mèr,
Je me move sans point et Je désespére,
De revivre ce songe que J'ai eu une été,
Et que tous les hommes appellent felicité,


Ainsi Je chante a ce satellite distant,
Parce que la bonheur, elle est toujours avant.

Se vi piace

Se vi piace
Chiamatemi
Il piccolo Leopardi
Di Torino,


Anche,
Se preferite
" Leopardino ",


Perché io porto
Nelle strade
Del Duemila,


Quella tela
Che il Cantòre,
Nei suoi versi,
Tesse e fila.

Mentone

Si trova una perla sul lungomare,
Dove ogni tanto mi va di viaggiare,
E' un gioiello di luci e di stelle,
E non distingui mai queste da quelle,


Di barche nuove e vecchie caravelle,
Di granite, gelati e caramelle,
E' una delizia dove passeggiare,
Tra luoghi assai festosi e gioie rare;


I parchi ricchi son di fiori e palme,
Il cielo culmina nell'acque calme,
Ci sono tante vetrine e negozi,
Da visitare tutti tra gli ozi;


Come di Paradiso è una visione:
La città di Menton, Menton, Mentone!

Nel labirinto dell'esistenza

Nel labirinto dell'esistenza
- Come si cresce? Come si cresce? -
Di stratagemmi non puoi fare senza
- Come si riesce? Come si riesce? -
Imparare a muovere i passi
. Come spostarsi? Come spostarsi? -
Senza inciampare ogni giorno nei sassi
- Senza ferirsi? Senza ferirsi? -
Sapersi muovere in modo opportuno
- Senza fermarsi? Senza fermarsi? -
Senza finire in certame veruno
- Senza lottare? Senza lottare? -
Come si riesca a far tutto questo
- Come puoi fare? Come puoi fare? -
Io non lo so.

Il passeggero cieco

E' vago un percorso di miglia,
Che mai si distanzia,
Che più non arretra,


Mentre sto immobile e fermo,
Nel ghiaccio che ho attorno,
Mi sento di pietra,


Tra rocce scoscese e gradini
Di ferro battuto,
Guanciali di piuma,


I miei anni senza colori,
Il tatto e gli odori,
E ciò che profuma,


Pensieri di viole cadenti,
D'affanni perduti,
Di muoversi piano,


Sorveglia i miei passi il mio cane,
E' sempre al mio fianco,
Mi porta lontano,


I suoi occhi al posto dei miei,
Un po' di corpo in più,
Quello che manca a me,


Un cuore che sento che batte,
E che mi vuol bene,
Per quanto in me c'è;


Ma ora si struggon colori,
L'azzurro dei fiori,
Chissà com'è il cielo,


O anche la primavera,
La luce del sole,
Il fiorire d'un melo,


Null'altro rimane che buio,
Qualcosa di opaco,
Di luce un bisbiglio,


Lo schermo che non mi permette,
D'avere uno sguardo
Dal mio fermo ciglio,


E adesso che il treno va avanti,
Ho solo paura
D'errar la fermata,


Spaesato tra tutti quanti,
Che vedono il mondo,
Non forse chi guata,


Non chiedo sostegno,
Mi muoverò piano,
Per ire alle porte,


Mi guida il mio cane infermiere,
Le malferme gambe,
Le mie mani accorte;


Ma ecco la porta si chiude,
Davanti al mio corpo,
Sventura che ho avuto.


Mi volgo cercando persone,
Per avere sostegno,
Per chiedere aiuto.

Tutto perché

Tutto perché
Non avevo il coraggio
Di dire
Che avevo paura
...................
Così,
Sciogliendosi la roccia,
Mi sento una foglia
Che s'accartòccia.

O dama dal cappello e scarpe bianche

O dama dal cappello e scarpe bianche,
Porti un vestito decorato a fiori,
Tu che hai fermato più di mille cuori,
Lasciandoli delusi in membra stanche,


Perché alcun fiato non han più neanche,
Versata fu ogni forza negli amori,
Ch'in mille palpiti hai costretto fuori
Da indebolite e sospiranti fianche,


O gemma che fai gemere le genti,
Se anche solo il guardo tuo presenti,
O bagliore che nel barbaglio abbaglia,
Elegante figura che si staglia,


Io ti vedo ma tu non vedi me,
Eppur non penso più ad altro che a te.

lunedì 13 agosto 2007

Sonetto " alla burchia "

Controlla d'abbassar bene il volume,
Ché tutti quegli insetti ed astronavi,
Non abbiano a far tremar le travi,
Già pronto è ogni tipo di dolciume,


Così han partecipato assieme i favi,
I polli che non han messo il costume,
E tutti i cuochi con il loro acume,
Perché della dispensa hanno le chiavi,


Così s'entra in un clima di taverna,
Si chiacchiera, si beve e gioca molto,
Ma non rotola il dado sulla panca,

Tuttavia la rete poi si stanca,
E d'ordinate cifre fa un raccolto,
Che a poco a poco svuotan la cisterna,


Si spegne la lanterna,
Nel piatto non si trova più biscotto,
Ché tutto s'è ammantato nel cappotto.

domenica 12 agosto 2007

Come una pioggia

Come una pioggia
D'affetto,
Suonano le tue zampe
Sul palchetto.

La fiaba dell'albero d'argento

C'era una volta un albero d'argento,
Lo accarezzava il vento,
Culminavano i rami scintillanti
In una chioma di foglie dorate,
Di rilucenti venature ornate,
Le stelle eran sue amanti,
Che si specchiavan nelle belle foglie;
Non erano mai le sue fronde spoglie,
Ma ogni dì fiorite,
Vezzeggiate da un clima dolce e mite,
Portava frutti di rosso rubino,
Per giocar con il sole del mattino,
Ma aveva le radici nella terra,
Prendeva il nutrimento di sotterra.


Ma una notte quell'albero d'argento,
Fu colto da un funesto sentimento,
Perché gli occorse di veder la luna,
Pensò: - Sarebbe certo una fortuna,
Avere tale luogo per mia casa,
La mia radice qui non è persuasa,
Più alto nutrimento là trarrebbe,
D'una terra d'argento lei vivrebbe,
Ed io codesto pianeta dall'alto
Veder potrei, traendone risalto,
Abbandonando il mondo del dolore,
Sarà adeguato a quello il mio colore,
Rispecchierò anch'io la luce e il sole,
Così mi porti speme dove vuole. -


Così a forza di torcersi e allungarsi,
L'albero argenteo finì per spezzarsi,
Rovinò a terra in parte,
Rimase la radice sua in disparte,
Finirono nel fango le sue foglie,
Nessun lume più coglie,
Ché le stelle guardan con asprezza
All'arroganza, che il bel tronco spezza,
Non lo vezzeggia il vento,
Che dalla pianta ormai reso scontento,
Ne allontana i pezzi un po' alla volta,
Finché ogni cosa è tolta,
Restano i bei rubini a rotolare,
Ben più in basso di prima a scintillare.


La favola insegna che
Si ambisce sovente a quello che non c'è,
Forse è meglio sapersi accontentare,
Quanto si ha amare
Con tutte le forze, perché ciò è bello
Ben più che fare in aria un castello.

Sempre che vago

Sempre che vago nel mio labirinto,
Che di vicende è tutto dipinto,
Ma tal percorso ha un particolare,
E cioé che indietro non si può tornare,


Non si capisce se è vero o se è finto,
Questo edificio in cui devo viaggiare,
E' un intricato e un po' assurdo recinto,
Ed ha un carattere suo peculiare.


Non ho neanche a guidarmi una mappa,
In ogni caso da qui non si scappa,
Non ci son punti di riferimento,
Ed alle volte fa nascer spavento;


Ma sarà triste raggiunger l'uscita,
Ché arduo è il labirinto della vita.

Poesia disordinata

Questa poesia non sarà ordinata,
Né, quasi, rimata,
Sarà invece una poesia scomposta
E disordinata,
Lo faccio apposta,
Perchè voglio scrivere
Quel che più mi va,
E sfogarmi.

La notte fumo sul balcone,
Perché voglio bene ai miei,
E non voglio più fargli respirare
Il fumo passivo,
Se lo faccio mi sento cattivo;
Così fumo fuori,
Fumo tanto io e non dovrei,
Fumo proprio tanto tanto,
Fumo perché è il mio modo di piangere,
Così vado in balcone e piango.


Perciò m'incuriosisce
Quando mi consigliano:
- Smetti di fumare. -
Perché sarebbe
Come dirmi:
- Smetti di piangere. -
Ma come si fa
A smettere di piangere?
Specialmente quando
Non sai, esattamente, perché piangi.


Così, non ditemi:
- Smetti di fumare. -
Perché magari poi ci provo,
Ma non ce la posso fare.


Oggi non ci sono stelle,
E il cielo è terso,
Perché piango non so,
Forse perché mi sento di troppo
Nel mondo,
Un peso in più che non sa
Perché c'é,
Forse per motivi che non conosco,
Comunque mi fanno compagnia
Tante luci
Artificiali, che spezzano
Il buio della notte.


E' pieno qui
Di lampioni,
Che guardano per terra,
E mandan luce al cielo,
Lucciole finte imprigionate
In una gabbia di vetro,
O forse piccole stelline,
Che son come le vedi,
Non so, ma continuo a fumare,
Mentre i lumini
Si riflettono sulle
Mie lacrime,
Che non ci sono.

sabato 11 agosto 2007

Canto alla Stella Polare

Stella che brilli nella nebbia,
Stella che brilli nella notte, e rimani
Su nel cielo, perla dell'oscurità,
Gioiello che di giorno se ne va,
Ma che presta una guida al navigante,
Che si sposta sull'onde del mare.


Stella che impedisci il naufragare,
Ti rifletti negli specchi equorei,
Mentre io dalla mia barca di legno,
Più volte ricadendo la pagaia,
Il tuo disegno infrango, e così muovo
Verso la mia destinazione.


Ma sempre il tuo aspetto
Si ricompone nelle acque
Che spezzate ancor si ricongiungono,
Ed io poso il mio sguardo in basso
E poi in alto, e vedo ancora disegnate
Le tue figure di rifrazioni piene.


Ma una di esse è solo un'illusione,
Mentre l'altra, pur vera, è lontana,
Così delle due una non è sincera,
E l'altra non è alla mia portata,
Così verso di te porto la mano,
Ma nel palmo nulla mi rimane.


Pur avanzo, e con grandi fatiche,
Con il remo spezzo l'acque antiche,
Tu mi guidi, dal tuo luogo in alto,
Immobile mi guardi e non sorridi,
Stella la cui luce è buona e poca,
Stella che ti fai sempre più fioca.

Il treno nero dalle sbarre bianche

Il treno nero dalle bianche sbarre
Arriva tra la nebbia ed il vapore,
Ovunque sia il momento pronto accorre,
Si muove piano e non fa rumore,
E' mosso dalla sua locomotiva,
Di pilota essa è priva,
Che lo muove con agghiacciante fischio,
A decorarla è un teschio,
La griglia in basso è la sua dentatura,
Non porta ammaccatura,
Essa non abbisogna di carbone,
Le epoche a dar forza sono buone,
Il treno non è mai ritardatario,
Sempre giunge in orario.


Ma i finestrini suoi sono incrostati
Dalle nebbie dei giorni,
Ed i vagoni suoi sono accostati
Da frammenti d'eterno disadorni,
Essi che sembrano non finire mai,
Nella lor fila d'assai freddi acciai,
E nello spazio portano persone,
Che furono malvagie o forse buone,
Ma è breve il viaggio per la gente bella,
Che presto esce dal treno e fa una stella,
Molto più lungo è per gli altri il viaggio,
E' questo un fatto saggio,
Perché in ciò consiste la punizione,
E forse n'avran purificazione.


Ma ogni giorno c'è un nuovo vagone,
Che si ritrova fermo alla stazione,
Esso non porta mai sedile alcuno,
Non si siede nessuno,
Ché tutti in quella molto ampia stanza,
Ballan gli ultimi passi d'una danza,
Che parte molto lenta,
A poco a poco rapida diventa,
Per dopo molti anni poi tornare,
A causa di stanchezza, a rallentare,
Anche gli ultimi tempi,
Pur di dare alla noia contrattempi,
A danzar si continua,
S'attacca il carro al treno che s'insinua.


Così sempre percorre il mondo il treno,
Che non conosce freno,
Ma ovunque è di passaggio,
E anche chi non vuol costringe al viaggio,
Poi si allontana e muove,
E ognuno che rimane allor commuove.

Haiku

E' un solo istante,
L'arco di un movimento,
Dal tempo spento.

La pizza

Sul tavolo si fa strada la pizza,
Che col profumo l'appetito attizza,
E' sempre saporita e deliziosa,
Che sia quattro stagioni o capricciosa,


Tagliata a fette spesso essa si posa,
Oppure come tutta intera cosa,
La mozzarella col sugo armonizza,
E gioia ed armonia sul desco sprizza,


Non c'è banchetto che non sappia unire,
E con il suo sapore divertire,
Ad ogni buongustaio s'accompagna,
Perché felice è chi se la magna;


Nessuno può negar che questo piatto,
Ogni palato lascia soddisfatto.

Svegliarsi un mattino

Svegliarsi un mattino
E accorgersi
Che il mondo è bello,


Essere attratti
Dal canto
D'un uccello,


O esser commossi
Da un tocco
Di farfalla,


Che ti si posa,
Delicata,
Sulla spalla,


Restare attòniti
Ad osservare
Il sole,


Che liberarsi
Dalle montagne
Vuole,


O spostare
Lo sguardo
Su nel cielo,


Per scivolare
Su quell'azzurro
Velo;


Se non ci fossero
Così
Tanti conflitti,


Forse noi tutti
Saremmo
Meno afflitti,


E torneremmo
A rimirare
Il mondo,


Per apprezzarlo
Tutto,
Fino in fondo.

E' quasi un meccanismo

E' quasi
Un meccanismo
Di vendita,
Ché prima leggi
E poi scrivi
Di rendita.

Brezza lunare

Brezza che vieni di notte,
E un palpito d'amore
Fai nascer nel cuore,


Brezza che chiamo lunare,
Che giungi dall'alto,
Che sai affascinare,


Soffio dolce di vento,
Che spiri leggero,
E mi lasci contento,


Soffio così delicato,
Che, alitando piano,
Rimane inascoltato,


Brezza che induci a sognare,
Così come ami tu,
Insegnami ad amare.

Per il mio cane

E per il mio cane ecco un poemetto,
Perché per lui provo un mondo d'affetto,
Adesso si è sdraiato sulla porta,
E se devi passare non gl'importa.


Tutto quello che dico sempre ascolta,
E quando sono in ansia mi conforta,
Così io sempre gli darò un pezzetto
Di cibo, perché è proprio un angioletto.


E' tanto bello, e Gandalf lui si chiama,
Da quando è nato solamente ama,
A guidarlo è un nasino tutto nero,
E' molto dolce ed è sempre sincero,


Lui che di così poco s'accontenta,
Di quel piccolo aver che lo sostenta.

Le 4 stagioni

Primavera

Dolce e sincera,
E' l'aria temperata
Di primavera.

Estate

S'innalza il sole,
Ed accendere suole
La calda estate.

Autunno

Si sveglia il freddo,
Nel rigoroso autunno
Cadon le foglie.

Inverno

Sopra un tappeto
Scricchiolante di foglie,
Segnato è l'anno.

Le 4 stagioni

Siam le stagioni,
Che portano i raccolti,
Che in terra colti,
Son saporiti e buoni,
Per vivere e nutrirsi.

venerdì 10 agosto 2007

Tra le lapidi di legno

Tra le lapidi di legno,
Ormai estinte dal disegno,
Tra le ruvide rovine
Di perdute cittadine,
Tra quei rovi irti e scomposti
Che dal tempo son deposti,
Tra le antiche civilità,
Viaggia, viaggia, corri e va.


Tra le pietre e il Colosseo,
Sopra i libri od al Museo,
Tra le armi e i macchinari
Degli antichi legionari,
Tra le società boschive
Delle epoche primeve,
Tra 'sì tante vecchie età,
Corri, corri, viaggia e va.


Tra le medievali guerre,
E le mappe delle terre,
Tutte già colonizzate,
E dal tempo cancellate,
Tra le suore e le regine,
Tra mercanti e contadine,
Tra cose che non sono più,
Viaggia e corri vieppiù.


E nell'epoca più nuova,
Che 'sì grandi ingegni cova,
Dalle macchine all'aereo,
Dal computer allo stereo,
Dallo Shuttle alle navi,
Viaggian pure le astronavi,
Tutte cose che son là,
Viaggia, viaggia e resta qua.


E' il percorso della storia,
Giunge sempre alla vittoria,
Porta tante cose belle,
E ci guida anche alle stelle,
Ma ci sono anche conflitti,
Che han lasciato tanti afflitti,
Però sempre noi speriamo
Di veder l'amore umano
Riuscir presto a trïonfare,
E la Terra a conquistare.

mercoledì 8 agosto 2007

L'Angelo della Torcia

Ma non c'è un modo per tornare indietro?
Tornare a ormai passate mattinate,
Di vita risalir le gradinate,
Un Angelo ci guiderà 'sta volta,
Via via ci indicherà quel che più importa,
Quando ti stanchi, o se ce la fai appena,
Per appoggiarti ti offrirò la schiena,
E se vorrai fermarti a qualche piano,
Ti aspetterò, ti tenderò la mano,
Non so se è colpa mia, forse ho sbagliato,
Ma nel mio cuore so che ho solo amato,
Ma con la torcia l'Angelo sta a lato,
Mi scruta attento e non fa un'azione,
Forse attendendo una mia decisione,
Egli che forse non mi ha mai guidato.
Così mi sento solo nella vita,
E guardo ad ogni piaga ed ogni errore;
Un balsamo che curi ogni ferita,
Non ho, e ognuna causa a me dolore,
Starò così all'ombra del mio tetto,
Piangendo sul futuro e sull'affetto,
Ché ahimé mi guardo attorno e non arretro.

martedì 7 agosto 2007

Mi allontano

Mi allontano, mi allontano,
Vi saluto con la mano,
Tutti voi che ho conosciuto,
Tutti voi con cui ho vissuto,


Perché il tempo ci distanzia,
In un movimento d'ansia,
E comunque senza sosta,
Da un dì all'altro esso ci sposta,


Penso spesso ai tanti amici,
Con cui passai giorni felici,
Tempi che furon gioiti
Ma che ora son finiti.

Dalle mie persone care,
Non mi voglio separare,
Quelle poche sempre attente,
Così amorevolmente,

Che mi diedero l'affetto,
Ed un mio sicuro tetto,
Che mi seppero guidare,
E m'insegnarono ad amare.


Tutti insieme, tutti insieme,
Come il primo giorno avviene,
Quello in cui ci si conosce,
Ed un nuovo affetto nasce,


Mi allontano, mi allontano,
Vi saluto con la mano,
Tutti voi che ho tanto amato,
E a cui sono affezionato.

6 Giugno 1944 - Lo sbarco in Normandia

Calmo è il mare e la spiaggia si avvicina,
In questa arroventata e aspra mattina,
Noi siamo in tanti qui sulla scialuppa,
Al caldo, col sudore che c'inzuppa,
Racchiusi quasi senza aver riparo,
Vicini alla distanza di uno sparo,
Tra tutti gli escrementi,
Di chi non sa solo stringere i denti,
Ma trema per il terrore e si strugge,
Pur rimane e non fugge,
Perché lontano è da quella casa,
Da cui la mente è invasa;
Così muoviamo immersi nell'afròre,
Che nasce dal gran caldo e dal terrore.


Scorgo alte le fortificazioni,
I bunker e le dure costruzioni,
Son dietro a un territorio recintato
Da duro ed ispido filo spinato,
Si alzan delle croci,
Allestite per degli scopi atroci,
Rallentare il bersaglio,
Per poi colpirlo col rovente maglio,
Che viene da una raffica a distanza,
Che costringe nell'immobile stanza,
Che fa dell'uomo un carneo simulacro,
In seguito ad ignobile massacro,
Così mentre un po' più ci avviciniamo,
Ancora maggiormente noi tremiamo.


Così tocca la terra e poi si alza
La scialuppa, e la battaglia incalza,
Si cala lo sportello della barca,
E la paura ogni schiena inarca,
Così come scendiamo son già tuoni
Di bombe a mano e scoppi di cannoni,
Ruggisce la mitraglia,
E corpi, e sangue, e lacrime sparpaglia,
Urlando corre il medico da campo,
Dove non c'è più scampo,
Si agita tra i morti e tra i feriti,
Di loro molto pochi son guariti,
Così che fan pensare a quanto vale
L'uomo, se escogita 'sì tanto male.


Ma questo scritto è sopra la mia tomba,
Ché d'Angeli allo squillo della tromba,
Finii con un buco nella pancia,
Dopo aver fatto pochi passi in Francia,
Ma con coraggio fu vinta la guerra,
E libera fu l'europea terra.

Sempre gravoso porto sulla schiena

Sempre gravoso porto sulla schiena
Questo mio nero carico di pena,
Che pesa sulle ossa e rattrappisce
Il corpo e un po' alla volta lo finisce,


Per questo il capello incanutisce,
A volte anche il sol l'occhio ferisce,
Perché ogni dì si entra nell'arena,
Per una lotta che giammai si frena.


Ma cercai oggi una consolazione,
Qualche piacere o una soddisfazione,
Qualcosa che potesse ristorarmi
Da tutto questo inutile affannarmi;


Mi recai presso la gelateria,
Ma giunto mi fermai, me ne andai via.

Acrostico

Veni, vidi, vici,
In questi giorni infelici
Trovai quel che cercavo,
Recando una torcia, bruciavo
In una pira di passioni,
Operando in grotte d'immaginazioni:
L'arte del poeta.

Prove tecniche di poetazione

- Ecco qui che arriva la caraffa, è bella grossa e ha un collo di giraffa -
- Ed ora di riempirla aspetto -
- Proviamo con un sonetto? -
- Oppure tenteremo un bel mottetto. -
- Allora si comincia di sestina? -
- Purché la rima sia con " caffeina. " -
- Aggiungerei, dopo, una terzina -
- Qui ci sta proprio bene una quartina -
- Sta venendo un buon poemetto,
Senti? Ha il sapore del caffé ristretto. -
- E un'altra rima ? -
- Solo una spruzzatina -
- Ma non resisto! -
- E' un poemetto,
Non un fritto misto. -
- Riempi, butta lì, riempi bene la caraffa -
- Qui cosa ci metto? Non ho idee! -
- Ficca una terzina musicale -
- Ma non vale -
- Sì che ci sta bene, fa ritmo! -
- Potrò fare la poesia con l'algoritmo? -
- Certo che puoi se riesce bene -
- Allora copio questo che conviene. -
- Da un libro di fisica applicata ? -
- Perché no? Non vien rima stonata.-
- Quanto manca alla fine, ancora molto? -
- Poco, due versi e poi l'ascolto. -
- L'ascolti solo tu? Ci sono anch'io. -
- Usavo il verbo come sostantivo.
Comunque, come concludiamo ? -
- Due parole e un punto ci mettiamo. -
- Queste qui? -
- Queste qui! -

Così la caraffa fu allestita,
E rapidamente fu servita,
Meglio del caffé, ché s'assapora,
Non dopo pranzo, ma se ti gusta l'ora!

Secondo mosso immobile

Vorrei restare fermo
Come un morto,
Nel buio del sonno
Sentirmi sepolto,
Ma poi il mondo attorno
Si avvicina,
E nel suo vorticare
Mi trascina.

Passeggiata all'alba

Si ode un frinire di cicale,
Che dagli sparsi arbusti oggi risale,
Mentre l'albeggiare sulle nuvole,
Si riflette in aspetto di favole,
C'è anche un cinguettar di dolci accenti,
Che scivola adagiato sopra i venti,
Assieme a un mormorare di motori,
Che siano d'auto, camion o trattori,
Alle finestre son le prime luci,
Delle fabbriche accese le fornaci,
Apre il panettiere il forno a legna,
Raggiungo facilmente la sua insegna,
Poi compro un po' di latte e qualche pane,
In tasca un soldino mi rimane,
Ed esco, porto tutto in un sacchetto,
Che fornirà alimento al mio deschetto,
Raggiungo dopo la vicina piazza,
Mi fa lì compagnia una gazza,
E' tutta nera con le strisce bianche,
Si posa sulle zampettine stanche,
Mi è facile a sedermi trovar posto,
Così mi adagio in angolo riposto,
Mi adagio e intanto mangio una biovetta,
Lasciando andare il tempo che mi spetta.

Dal parrucchiere

Questa mattina andrò dal parrucchiere,
E' piacevole il volto lindo avere,
Così preparerò un nuovo vestito,
Che cercherò elegante e rifinito.


Forse mi coglierà un anelito,
A fuggire da un posto che é gestito,
Da far sì che star fermi sia un dovere;
Ma almeno le botteghe son ciarliere.


Ne uscirò davvero un figurino,
Mi sentirò grazioso e assai carino,
Passeggerò felice e sorridente,
Sapendomi curato ed attraente;


Tutti vedranno che sarò più bello,
Ché taglierò la barba ed il capello.

lunedì 6 agosto 2007

E' questo vivere

Come salire
Scale a chiocciola
Di muratura,
Lontano c'è
Una piccola apertura,
Dalla quale luce viene,
Ma più forte
Rimane questa luce
Delle torce.


O viaggiare nella notte
Sottovento,
Circondati da un qual
Placido accento,
Di grilli che stridono
Vicini,
Fremendo con i loro
Corpicini.


O anche meditar
Sotto la luna,
In piedi rimanendo
Su una duna,
E mormorare lenta
Una preghiera,
Che il Cielo raggiungendo
Poi s'avvera.


Oppure vorticar
Come Dervisci,
Finché sopra la sabbia
Tu finisci,
Travolto da una nobile
Emozione,
Che del tuo cuore fa
L'abitazione.


E' questo il vivere che mi è pur caro,
Anche se spesso si dimostra amaro,
Purché si possano sempre sentire
Le piccole cose, che fan gioire.

Mi mangia la Morte

Mi mangia la Morte, che non aspetta,
Mi mangia un po' alla volta e senza fretta,
E' con me fin dal valico iniziale,
Pronta a calare giù il colpo finale,


Ogni giornata che passa è una fetta,
Che in antro digerente vien costretta;
Non v'è rimedio al tempo che m'assale,
Ché mi crea tristezza e fa un po' male.


Così Natura digerisce e forma
Le forme che di norma poi trasforma,
Tutti nella sua alchimia siam presi,
Perché ci porta via e non ci dà resi;


Di me rimarran forse le poesie,
Ammonticchiate sopra l'ossa mie.

Un concetto di libertà

Stàtico e perplesso ripenso
A quanto volte mi sono sentito
Un soldatino costruito in stagno,
Da un simpatico pacchetto regalo
Di situazioni avviluppato.


Oppure un burattino in legno,
Legato a fili che cadon dall'Alto
- Ma se non c'è un Alto ci sono i fili -
Non da me agitato, ma dagli eventi,
O forse totalmente inanimato,
Come un cartone privo di disegno.


O soltanto una confezione
Di cibo in scatola senza scadenza,
Usuale alimento della Morte.

Haiku

Spuntano i frutti,
Ma son presto distrutti,
Per ritornare.

Rimane un'ansia

Rimane un'ansia,
E come di noia un fermento,
Il petto s'alza,
E s'abbassa nella grave fatica
Di respirare
- Mi voglio addormentare -
In un desìo di totale annullamento,
Abbraccio il materasso,
Desiderando sprofondarvi dentro
( Sarà il mio morbido sepolcro ),
Per non uscirne mai più.


- Non riesco a resistere all'oppressione
Dell'aria sopra i muscoli nasali. -


Ma poi si muove il corpo,
Strascicato, privo di ogni volontà,
Da varie necessità quotidiane.

Sconclusionato delirio

Mettersi alla finestra ad aspettare
Un che, che non arriva, non arriva,
Un qualcosa che tarda...ad arrivare,
Mentre quell'albero lì, quello laggiù,
Mi prende in giro con l'indifferenza,
Lui che nulla sa della sofferenza
( Oppure lo sa e non lo vuole dire ),
Ma non sceglierà di farsi poeta;
Scagliarsi poi sul PC e scrivere
( Ma PC fa una sillaba o son due? )
Tentar di scrivere poesie moderne,
O di capire una poesia moderna,
Ma che cos'è una poesia moderna?
So solo che il cervello si squinterna,
Si svalvola, si spreme, si squaderna,
E intanto il che ancora non arriva,
Sarà forse già andato alla deriva;
Ma cos'è questo " che " che tanto cerco?
Forse è una congiunzione congiuntiva,
Ma allora perchè tutto l'affannarsi
Per una congiunzione congiuntiva?
O quel Messaggio dell'Imperatore,
Che sopra lustra e decorata carta,
Reca impresso un " che " in caratteri d'oro?
Sarebbe proprio un ricco tesoro!
Attendere senz'aspettarsi altro,
Per un " che " vergato in lettere d'oro.
Può capitare di scrivere su un " che "...
Come si porta a capo il verbo " PC "?
E poi la destrutturalizzazione
Del linguaggio, ma di cosa si tratta?
Deve essere destrutturalizzato
E spezzettato per forza, il linguaggio?
Io al posto suo mi sentirei un po' male;
Comunque è meglio mettere una fine
A questo sconclusionato delirio.
( A rotolar nel letto son riuscito
Benissimo, a dormire invece no ).


P.S. Son persone che soffrono, i poeti,
Come gli altri, certo, come gli altri,
Ma loro si tormentano a scriverlo.

domenica 5 agosto 2007

Una firma su un libro

Leggevo oggi un libro dell'Ottocento,
Ma sussultai al delicato accento,
Di una firma sulla pagina, a lato,
Che il mio interesse ha presto conquistato,


Così ancora adesso in cuore sento
L'impressione che n'ebbi in quel momento,
Datami da un messaggio rilasciato
Da chi non si volle dimenticato.


Chi eri tu che in pochi tratti vivi,
A che pensiero o credo aderivi,
Volesti tu la pagina firmare,
Perchè ti si potesse ricordare?


A tuo modo ti facesti immortale,
Nel leggere il pensiero a te risale.

E' una mia colpa

E' una mia colpa
Di Catoni Censori,
Rigidi ed austeri,
Ruvidi e severi,
Fantasticare,


E poi accorgermi,
Provando tenerezza,
Che anche gli anziani
Vogliono scherzare.

Un vapore di fiumane

Delle vissute angosce e dei tormenti,
Delle assidue pene e i patimenti,
Delle dolcissime e felici cose,
Cadute tra i giacinti o tra le rose,


Tutte le vicende sono erose,
Dal tempo di cui si son fatte spose,
E nulla più rimane degli eventi,
Perché del tutto si son fatti assenti.


Così la vita va e cancella il resto,
E si giunge al traguardo molto presto,
Si percorre la vita lagrimando,
A volte sorridendo, sempre ansando,


Finché di tutto quanto non rimane
Che, in cielo, un vapore di fiumane.

Viaggi

Vedere il cielo,
E riscoprirne l'estensione,
Come un uccello,
Volare d'immaginazione,


Tra le nuvole,
Viaggiare sotto la spinta dei venti,
E al di sotto,
Ad ogni meraviglia essere attenti,


Guardare assorti
I pinnacoli e gli antichi sepolcri,
Esser liberi,
Sopra di verdi pianure le coltri,


Gioir felici,
Sopra i boschi e le vetuste rovine,
Esser sereni,
Come si dicono le genti divine,


Tornare al nido,
Ristorati da 'sì tanto viaggiare,
Vivere in casa,
E il circostante tornare ad amare.


Ché fatti saggi
Da tali e tanti viaggi,
Saper che non c'è niente
Meglio del tuo presente,
Ed è solo chi ti ama,
A crearti sempre il miglior panorama.

Mattiniere luci ammaliatrici

Si riversan su me nell'albeggiare,
Le mattiniere luci ammaliatrici,
Indosso preparandomi ad andare,
Rattoppati ideali e ricuciti,
Passati in centomila lavatrici,
Per essere domani rivestiti;
Procedendo per la forza d'inerzia,
Nella vita che la nostra solerzia,
Il nostro impegno e tutti i nostri afflati,
Devia verso altri lidi ed altri luoghi,
Di quei che c'eravamo prefissati.
Così per quanto si remi e si voghi,
Della vita nell'acque turbinanti,
Si rimàn per lo più stanchi ed affranti,
Sapendo che si giungerà a quel mare,
Laddove spetta a tutti di arrivare;
Si perde al giorno un poco di se stessi,
Che va dove i ricordi sono messi;
Con le speranze e i sogni trova posto
Tutto in un cofanetto ben riposto,
Che riponiamo come cosa cara,
Ché la vita si fa sempre più avara.

L'uccellino in gabbia

Scivolerà il mio canto dalla gabbia,
Sarà un canto d'amore e non di rabbia,
Di me tra queste sbarre prigioniero,
Parlerà con tono dolce e sincero,


Del cibo, dell'acqua e un po' di sabbia,
Sono i miei beni, non che d'altro abbia,
Se non questo piccolo spazio austero,
Sopra i miei voli guardiano severo.


Vorrei spiegare le mie ali ai venti,
Volar sulle prigioni e sui conventi,
Invece compirò tra queste sbarre,
Quel resto di mia vita da detrarre;


Così è dell'uomo che nato nel mondo,
Non ne scoprirà ch'un piccolo fondo.

sabato 4 agosto 2007

La cosa peggiore

La cosa peggiore è sapere,
Che anche se tutti i miei traguardi,
Avessi mai raggiunto,
Ora mi sentirei così lo stesso,
O anche molto peggio.

Maschere

Pose appositamente poste,
E poi nascoste e ben riposte in posti,
Dove son prese per essere alle prese,
Con le frese del mondo in ogni mese,
E con l'estese accese offese prese
Senza pavese che difenda le tese
Stanche membra che sembrano patire
Quel martirio di cui fine è il morire.

Poesiola simpatica

Lavo le mani nel lavandino,
Poi scarto un cremino,
Lo mangio al mattino,
Poi assaggio un fico
Ch'era nel frico;
Prendo una sottiletta,
Ne taglio una fetta,
La metto su una bifetta,
E la mangio senza fretta.

Vedo intorno a me

- Omaggio ad Allen Ginsberg -

Passeggio per la strada, guardo, e vedo,
Cose che percepisco e a cui non credo,
Giovani destinati a macinare,
Dentro macchine d'umanità avare,
Necessitati all'umiliazione,
Di privarsi della propria espressione,
Perché rabbiosamente
Combattan per il pane tra la gente,
Lottando senza sosta,
In un mondo che ad essi non si accosta,
Ma li stringe schiacciati,
Per lasciarli soli, vecchi e piegati,
A badare a sé stessi,
Infra dei mali i numerosi amplessi.


Passeggio e vedo sotto facce tronfie,
Le braccia piene di vene rigonfie,
Straripanti di droga,
Che il sangue, l'ossa, e le interiora affoga,
E che rende dementi,
Tante disperate giovani genti,
Molti vorrebbero essere aiutati,
Ma vengono affossati,
Per tornare si riprendono altri,
Perché nel tradirsi si credono scaltri,
Restan nell'abbandono,
E non credono più la vita un dono,
Ma aspettano soltanto di morire,
Per non aver nient'altro più a patire.


S'amano altri all'ombra degli aerei,
Son miti prede di morbi venerei,
Che non han soldi per la medicina,
E si levan piangendo la mattina,
La malattia squassa
Il sistema immunitario e si abbassa
La difesa del corpo,
E dell'amato l'amore fa un morto.
Eppur si giace per consolazione
Di quotidiane lotte all'afflizione,
Si giace per avere un po' di pace,
Perché il resto dispiace,
Ma da tutto questo ci si separa
Rimanendo rinchiusi in una bara.


Così vedo del mondo gli spaventi,
Tutte le lotte e i dolorosi eventi,
Si cala sull'atroce macchinario,
L'ombra infausta del Moloch sanguinario.

venerdì 3 agosto 2007

La custode del cimitero

La notte siedo nel bugigattolo,
Aspetto il sorgere d'un'altra alba,
Mi sento una croce tra le croci,
Di una sfilza che non finisce mai,
Mi chiedo se poi siano esse sincere,
Quanti abbian portato in paradiso,
A quanto non fur scudo alla Gehenna
Io che sol conosco l'inferno in terra,
Il pane guadagnato coi defunti,
Solo dai vivi sapermi guardare,
Perché i morti non fanno più del male,
Avere su un quaderno i loro nomi,
E di tombe cifre di locazioni,
Persone che non ho mai conosciuto,
Se non quando varcarono i cancelli,
Di questo posto o dell'altro mondo,
Fa lo stesso, che tanto si rimane
Spogliati delle nostre settimane,
Di qualche chiacchiera al bar, o di un caffé,
Di tante piccole e semplici cose,
Che gioia danno e un po' di serenità.
Anche a me non rimane che aspettare,
E in qualche modo il tempo mio occupare,
Finché non giacerò dentro una fossa,
E un altro veglierà sulle mie ossa.

Studio me stesso

Studio me stesso,
E non mi piaccio,
Studio me stesso,
E d'altro taccio.

Non sei dove sei

Non sei dove sei,
Ché non saprei trovarti,
Se non in uno scintillìo
Di lacrime,
O nella neve che cade
Da un ramo.


Non so dove sei,
Inutili gli sforzi
Per cercarti,
Scavando nella fossa
Dei ricordi,
O tra gli ardui scogli
Del presente.


Non so più chi sei,
Tu che confortavi
Il mio sonno,
O che mi eri vicina
Se triste lacrimavo,
Nel passato.


Non so più se sai,
Che ora non rimane
Altro di te,
Che un vapore di fantasma,
Che si dissolve
Sopra la mia bara,
Speranza mia.

Troppo tardi

Ci si accorge troppo tardi,
Delle cose perdute andando avanti,
Nel percorso della vita,
Degli affetti che non furon coltivati,
O di tante incomprensioni,
Noi perduti tra miraggi e visioni,
Incapaci di vedere,
L'amore che si svolge attorno a noi,
Oro che non raccogliamo,
E un po' alla volta, folli, lo perdiamo;
Noi che sembriamo incapaci,
Di vedere il presente circondarci,
Siam smarriti nel futuro,
E si tralascia quel che l'oggi ci dà,
Domani quanto promette non darà.

Come due nuvole

Come due nuvole io e te abbracciati,
Voleremo dal vento coccolati,
Coprirà il sole il nostro passaggio,
Una carezza sarà il nostro viaggio,
Data ad un cielo ch'è senza confine,
Che sa che il nostro viaggio avrà una fine,
Voleremo come fanno i gabbiani,
Le nubi sfioreremo con le mani,
I tetti guarderemo delle case,
Nel breve spicchio di una mezza frase,
Senza più punti di riferimento,
L'eterno contrarremo in un momento,
Supereremo ogni dimensione,
Non vi sarà limite all'affezione,
Varcando le gabbie di geometrie,
Che sian di Poincaré od euclidee,
Condividendo pochi e dolci istanti,
Attraversati come amici o amanti,
In tal vissuto vivendo una vita,
Che pare una ferita un po' guarita;
Poi forse paga continuerai il volo,
Invece io precipiterò al suolo.

Samhain

Sopra le scope volano le streghe,
E' tempo di congreghe,
Perché quest'oggi inizia il nuovo anno,
Non c'è nessun affanno,
Ma una catena lieta di emozioni;
Girando la ruota delle stagioni,
E' arrivata la festa del fantasma,
E' un celebre marasma,
E per le strade girano furtivi,
I licantropi, i lupi, ed i vampiri,
La luna piena tra le nubi s'alza,
Mentre un lontano ululato incalza,
Fa di sé specchio di malinconia,
E' un suono di poesia.


Si fa così il gran festeggiamento,
Lo scuote un fiero vento,
Ma un posto vien lasciato per i morti,
Che oggi son risorti,
Si manda all'Oltremondo un pensiero,
Che sia il più delicato e il più sincero,
Si osserva un poco una fotografia,
In cui un ricordo sia,
E si procede assorti alla preghiera,
Si sente veritiera,
Poi in silenzio si resta alcuni istanti,
Non sentendosi più tanto distanti,
D'ogni persona che non più è presente,
Ma vive nella mente.


Poi proseguendo si banchetta lieti,
I pasti sono quieti,
Sapendo che si è vinta la barriera,
Pur essa è assai severa,
Che separa dall'altro questo mondo,
Giacché essa è valicata fino in fondo,
Gioisce ognuno con il suo congiunto,
Ed è un felice assunto,
Potere in letizia ricordare,
Chi in vita si è voluto solo amare,
Sapendo sempre che verrà un momento,
In cui sarà il ricongiungimento,
E si unirà chi in questi giorni è vivo,
A chi di vita è privo.


Così finisce la celebrazione,
E finirà anche la mia canzone,
Si lascian le congreghe,
E sulle scope tornano le streghe.

giovedì 2 agosto 2007

Lo spuntino di mezzanotte

Oh! Ma di tutte questa è la più bella,
Che nel frigo non c'è la mozzarella,
Trovassi almeno un nonsoché piccante,
A 'st'ora pure è chiuso il ristorante,
Non c'è neanche un poco di prosciutto,
O vino per il mio stomaco asciutto,
Invece trovo solo il parmigiano,
E sul tavolo un mezzo melograno,
A mezzanotte non mi va di secco,
Su questo cibo non metterò il becco;
Nel sacco trovo un pan dell'altro giorno,
Lo mangio avendo il tonno per contorno.

Mi guardi

Mi guardi mentre scendiamo le scale,
E con la tua luce scende un fremito,
Un disegno come un moto d'animo,
Che si scolpisce negli aghi del tempo,
Mi guardi e rivedo nei tuoi occhi,
Tutte le cose che m'han dato gioia,
Un viso di malinconia pieno,
Un airone in un cielo sereno,
Mi sfugge cosa rimane di noi due,
Nel tempo che vieppiù ci allontana,
Distanza incalcolabile nei giorni,
Dai quali non ti raggiungerò più,
Non c'è un ponte che mi conduca a te,
Eppur nella mia vita ci sei tu,
In certe acque blandite dal sole,
In quei tramonti da sempre scomparsi,
Oppure nei prati privi di fiori;
Mi guardi dalla mia immaginazione,
Tu sei la donna che ho sempre amata,
Anche se in vita non ti ho mai incontrata.

Il minuetto

In un luogo
Per il rock
Attrezzato,
Io suonerò
Un minuetto
Delicato.

mercoledì 1 agosto 2007

Attimi

Guardare alla lente d'ingrandimento,
I processi che seguono alla vita,
Vederne l'infinita attività,
E' il compito che al poeta sta:
Muoverci sempre noi come formiche,
Distraendoci cercar vano svago,
Riposare dalle fatiche stanchi,
Coricati sui fianchi o sulla schiena,
Non s'ha un altro motivo all'operare,
Se non la nostra specie continuare,
Che cosa ci distingue dalle api,
Dalle termiti oppur dai calabroni ?
Cerchiamo nelle scienze o nelle arti
L'avanzamento, che all'uomo compete,
Raggiungendo complete e belle cose,
Che si tratti delle spose degli Dèi,
Oppure degli antichi fatti eroi,
Eppur come gli insetti siamo schiavi,
In reti di cui non abbiam le chiavi,
Poter mangiare, bere, e stare al caldo,
Sono i ben saldi muri del recinto.
Sapendo la necessità in me sita,
Continuo questa parodia di vita,
Ma vago tra momenti in cui ricordo
Quanto fragili siamo e delicati,
Sono gli attimi in cui mi confondo,
E nella melanconia m'affondo.

In treno

In treno mi muovo ma sono fermo,
Immobile come statua di sale,
Dal finestrino allontanarsi vedo
Cose che credo sian di nostalgia,
Non rimangono al soffio d'un sospiro,
Ma scorron come di finzione fatte,
Quante matte idee nella mia mente,
Recuperar dallo spazio d'un vetro
Quelle cose che m'han lasciato avanti,
Mentre distanti si separan da me.
Così viaggio su lignee rotaie,
Dormono le persone a me vicine,
Neanche posso rivolger parole,
Potessi allontanarmi dal silenzio,
Invece duole ciò che si distanzia,
Non viene quanto dà consolazione;
Così si sente sferragliare il treno,
Il suo percorso va verso il futuro,
Combatto l'angoscioso sentimento,
E da ogni cosa in fuga m'addormento.

Dove andrò ?

Che cosa andrò a cercar quest'oggi uscendo ?
Ché in vita non ho gratificazioni,
Nessuno a accompagnarmi sorridendo,
Che scherzi o che mi parli di sue azioni,


Così mi porto semplice vivendo,
Ad accettare le mie delusioni,
E di vita partecipo stupendo
Me stesso delle nostre illusioni.


Così correrò a far la passeggiata,
Che senza mèta o scopo trovo nata
Nella mia mente senza direttive,
Che nella sua stanchezza sopravvive;


Mi muoverò nella spirale o in cerchio,
Sapendomi nel mondo di soverchio.

martedì 31 luglio 2007

Un pezzo di luna

Or s'è staccato un pezzo di luna,
Attonito constàto dal balcone;
In una notte silenziosa e bruna,
Sugli astri poserò la mia attenzione,


Forma il cielo una limpida laguna,
Dove le stelle delicate e buone,
Si bagnano e risplendono una ad una,
Ma a guardarle non ci son persone,


Ch'è giunta l'ora del dolce riposo,
Per l'uom che é delle fatiche sposo,
Non turbi, stelle, la vostra bellezza,
Di Morfeo la placida carezza,


Che porta a noi quel sonno necessario,
Che pur d'altre fatiche è l'emissario.

L'agguato

Aghi aguzzi
Che vorticando
Nella spirale
Infinita,
Pungono frangenti
Attimi di nulla.


Attraversando
La strada,
Su un metallico
Bisonte,
Trema leggermente
Il carico ben trattenuto.



Spilli d'acciaio,
Che roteano
Senza esser visti,
Preparando il prossimo
Agguato.


E intanto ripenso
Alla Sibilla Cumana,
Alle sue foglie sparse,
Irrecuperate dagli
Abissi del tempo,
Annotate dagli Angeli.


Alle colonne doriche
Crollate,
Non spilli allora,
Ma ombre mortali
Di meridiane
Immo-mobili.


Schivo il prossimo
Dèmone,
Ruggisce rombando,
Il rosso occhio
Di un Triocolo
Evidenzia il mio errore.


Ma penso
Alle vette notturne
Percorse dai venti,
Ora tacite,
Un tempo percorse
Da Annibale,


E il rosso
Delle torce,
I barriti degli
Elefanti,
Dove sono ora
Quelle zanne d'avorio ?


Predato
Da un verme
Metallico
Che si muove
Su rotaie,
Tremo al passaggio!


Carovane
Di mercanti
Si snodano
Su lunghe file,
Trema la terra
Sotto zoccoli e ruote.


Ma aghi aguzzi
Vorticano nella
Spirale infinita,
Anch'io cadrò vittima
Del loro agguato.

Benessere

Sono pervaso da
Un vago senso di malessere,
Il piede cavo si impegna
Nel causare dolore,
Specie se, per qualche motivo,
Non ho i plantari,
Mi sento le ginocchia cedevoli,
I muscoli della schiena
E delle gambe sono rigidi
E un po' indolenziti,
La discopatia erniaria
Mi rende insicura la schiena,
Alle volta fa male,
Ho un leggero senso
Di insicurezza intestinale,
Anche le spalle e
I muscoli delle braccia
Sono rigidi
E un po' indolenziti,
Se tengo il collo girato
Magari per parlare con
Qualcuno un po' scostato,
Prende presto a farmi male,
Sono miope,
E soffro d'insonnia,
Mi fanno male gli occhi
A causa dello schermo
Del computer
E delle letture,
Ho una certa cefalea,
Che mi dà l'impressione
Di avere un piccolo
Martello pneumatico
Dentro il cranio,
Fa caldo e sudo
Tantissimo,
L'attrito delle
Ascelle mi causa
un certo bruciore;
Tutto sommato,
Direi che sto proprio bene.

Il Re Nero

Dei giorni in cui
Praticavo la musica,
E' rimasta solo una nota,


Una sirena di nave, grave,
Lontana come lontano
E' il pianoforte da me,


Di quando sognavo
Di far l'insegnante,
E' rimasta una frase,


Che dissi a un'amica
Al Liceo: - Penso già
Ai futuri miei allievi.


Dell'impegno che misi
A cercare l'amore,
E' rimasto un fiore,


Secco, appassito,
Son io, che aspetto
Il vento per portarmi via.


Ma ora soltanto
Rimango perplesso,
Alla scacchiera sedendo,


E ad ogni alba mi accorgo,
Che la partita va avanti;
Ma il Re Nero da tempo
E' reclinato.

domenica 29 luglio 2007

Chi mi spiegherà ?

Chi mi spiegherà,
Perché dopo mezzanotte
Mi viene da piangere,
E non so il perché,


Chi mi spiegherà,
Che è come
Passare una frontiera
Di nebbia,


Perché la notte
Sei solo
Di fronte a te stesso,
E non c'è la pace,


Come un campo
Di battaglia
Pieno di ombre,
Sui muri,


Di soldati,
Che puntano
Le baionette
Contro il cuore,


Paesaggio grigio
Che non sai
Da dove arrivi,
Ma ti circonda,


Paesaggio
Che è quello
Dell'anima
Che si guarda,


Paesaggio
Che è un urlo
Di desolazione
Nel deserto,


Chi mi spiegherà ?
La notte
Quando fuggo
Nel sonno,


Ma chiudo
Gli occhi,
E so che il risveglio
Mi aspetta.

4 in versi liberi

Le mille e una notte

Una conchiglia
Posata sta
Sopra un guscio di perle
Venute dall'Est


Un silenzio

Un silenzio
Ti sfiora d'emozioni
Che alludono misteriose
All'Amore di Eraclito


Lo sguardo

Mi accarezzi
Senza toccarmi,
Mi guardi,
Ma non mi amerai.


La boccetta

Una boccetta vuota
Rimane in una stanza,
Cadono lacrime,
Che non raccoglie.

L'equipaggio

L'astronave è già partita,
Si allontana tra le stelle,
Si allontana ed il reattore,
Nello spazio fa faville,


Cinque son dell'equipaggio,
Cinque son ben addestrati,
Se ne vanno nello spazio,
Essi son ben preparati,


Uno esce dopo un giorno
A vedere lo scafandro,
Lui si guarda bene attorno,
Poi si perde nello spazio.


Quattro or son diventati,
Quattro ottimi astronauti,
Essi son ben preparati,
Per agire tra gli astri.


Uno visita l'interno,
Controllandone il motore,
Quello dà in un'accensione,
E' terribile il bruciore,


Tre ora sono qui rimasti,
Tre astronauti ormai impauriti,
Tre a viaggiare nello spazio,
Dalla Terra son partiti;


Quando siedono alla mensa,
Presto iniziano a parlare,
Ma la discussione è intensa,
E si va per litigare,


Ma di loro uno tossisce,
Poi d'alzarsi tenta invano,
A star male si accanisce,
E s'appoggia su una mano,


Cade infine nauseato,
Cosa c'era nel suo piatto ?
Lui con un estremo scatto,
Riman giù, presto fiaccato.


In due ora son rimasti,
Due astronauti paranoici,
Tra quei panorami vasti,
L'uno all'altro dà ogni colpa.


Si controllano l'un l'altro,
Pure sembrano innocenti,
Si controllano ben bene,
Sono pieni di spaventi,


Pure un di lor scompare,
Non si sa che cosa accadde,
Non lo posso raccontare,
Non so cosa capitò.


Uno solo ora è rimasto,
Uno solo preparato,
E' alla guida della nave,
Dalle spore conquistato,


L'atronave ancora viaggia
Nello spazio assai profondo,
Essa è fino al suo fondo,
Dalle spore ricoperta,


Essa viaggia viaggia sempre,
Non c'è più nessun pilota,
Si allontana tra le stelle,
Pure è ancora tutta vuota,


Riman solo un astronauta
Ricoperto dalle spore,
Esso è in vita, mai non muore,
Ché le spore il fiato danno,


Esso è in vita, mai non muore,
Sempre giovane rimane,
E con lui le aliene spore,
In eterno anche vivranno.

Batte la lavandaia

Batte la lavandaia
Il suo lindo bucato,
Lo batte con pazienza,
Lo ha molto lavorato,


Continua con passione
Codesto suo operare,
Continua per il fatto
Ch'abbisogna di mangiare,


Passa di là un poeta,
E vede il lustro panno,
Dice alla lavandaia:
- Io certo non m'inganno,


Più poeti ci sono
In Italia che lavandaie,
Così uniam le sorti,
Per lasciar parche grondaie,


Io vedo che ancor sbatti
Quel panno ben lavato,
Che davvero a me sembra
Un foglio di bucato,


E' certo un foglio bianco,
Ove scriver si può,
Sarò scarso poeta,
Ma questa idea ti do,


Scriviamo su quel panno
Qualche mia invenzione,
Magari pagheranno,
Per attrarre l'attenzione. -


Così qualche poeta
Rimase pur per strada,
Ma molti ora sanno,
La storia come vada,


Poeti e lavandaie
Hanno unito certe idee,
Ed hanno poi creato
Certe frasi euripidee


Che ancora oggi stanno,
Udite, ben si oda,
Su molte maglie e panni,
E crearono una moda.

Identità oscura

Ho ormai ripreso l'identità oscura,
Così potrò non aver più paura,
E per il mondo mi muoverò in pace:
Sarò vestito come più mi piace.


Nel mio pensiero ogni contrario tace,
E a questo desiderio mio soggiace
Tutto quello che fu per me una cura;
E' la mia scelta fondata e sicura,


Se dubbi ebbi ora son deciso,
Così sul volto mi torna il sorriso,
Dei colori non m'importa più niente,


Come fu m'abbiglierò tra la gente;
Io dell'Inconscio messaggero e alfiere
Son ritornato alle mie vesti nere.

I parassiti

I parassiti
Tra i peli
Si appiccicano,


E la pelle,
Fastidiosi,
Pizzicano,


Hanno spesso
Croste
Marroncine,


Oppure molte
Zampette
Vicine,


Quando camminano
Causano
Pruriti,


O quando pungono
Con aghi
Appuntiti,


Piattole,
Pulci, Cimici
O zanzare,


Godono molto
La pelle
A punzecchiare,


Se li guardi
Con la lente
D'ingrandimento,


Ti prende spesso
Un disgustoso
Sentimento,


Specie se
Sono
Bene incassati


Dentro la carne,
E sono
Ormai ingrassati,


Fanno le uova,
Le depongono
Tra i peli,


Credo siano
Bianche
Come asfodeli,


Anche se riesci
Con fatica
Ad annientarli,


Esse si schiudono
Pronte
A rimpiazzarli,


Non c'è
Parte del corpo
Che sia immune,


Ognuno pungono
Prima o poi
Con grande acume.

sabato 28 luglio 2007

Mi capita

Mi capita,
Alle volte,
Di viaggiare in posti
Lontani,
Strani,
Beccheggia l'urto
Della mente,
Col niente.


Mi capita
Di sentire
Come un fruscìo
Di velluto,
Intessuto
D'arabeschi misteriosi,
Colorati,
Dinientati.


Mi capita
Di vaneggiare
Uno spicchio di onde,
Profonde sì,
Ma verso l'alto,
Per poi ricadere,
Disperdersi,
Affondare.


Mi capita
Di non vedere
Più
Quanto ho intorno,
Ritorno
Ad un attimo,
Forse un'ora,
Forse un giorno,
E lì soggiorno


Almeno un po',
Perché mi capita
Di non esser presente,
Giacente,
Tra lapislazzuli
Blu
Su persiane
Veneziane,


Mi capita
Di percorrere
Le nuvole,
Come in favole,
Arrampicandomi
Sopra di esse,
Senza fatica,
Come su mollica.


Mi capita
Poi sempre
Di svegliarmi,
Alzarmi
Dal letto,
Ma dal cielo blu
Scendere giù.

Stella del Nord

Stella
Che brilli
Nell'alto,


Illumina
La via
Al viandante,


Che vestito
D'un pallido
Manto,


S'inerpica
Sul terreno,
Ansante,


Illumina
E dimmi,
Nella notte,


Di quante
Strade furono
Interrotte,


Nel tuo
Bagliore
Silenzioso,


Accetta
Un canto
Di riposo,


Dalle
Quotidiane
Lotte tristi,


Tu sai
Perché sempre
Assisti,


Ad ogni
Evento
Sulla Terra,


Ché a te,
Nulla
Si rinserra,


Porta Luce,
Amore
E pace,


Sul nostro sonno,
Quando il mondo
Tace.

Il messaggero alato

Sinistro uccello dalle piume nere,
Tu che il becchime assaggi delle Chere,
Tu che dimori vicino alle tombe,
Ed al cui sguardo Speranza soccombe,


O tu che sai quale destino incombe,
Perché viaggi sicuro tra le ombre,
Le antiche cronache son tutte vere,
Le predizioni tue sono sincere;


Or vola e vieni dal regno dei morti,
E dicci quali notizie tu porti,
Raccontaci di sinistre caverne,
Delle tenebrose regioni averne,


Anche racconta il tuo oscuro passato,
Del Perché fosti Messaggero Alato.

venerdì 27 luglio 2007

Fiore stendardo

Un fiore vi sarà come stendardo
Sul poema del torinese bardo,
Un fiore vi sarà irto di spine,
Su strada di macerie e di rovine,


Inframezzate dal pungente cardo,
Dove distrutto è ogni baluardo,
Su tal deserto s'alzan le mattine;
A tale luogo l'animo m'è affine.


Ché vagai a lungo e mai trovai l'amore,
E per questo ogni giorno un poco muore
Quello spirto che non ha più ristoro,
Neanche trova pace nel lavoro,


Di tutti questo è il mio più grande male,
E so che il mio futuro sarà uguale.

Fiocco di neve

Fiocco di neve,
Con te si gioca
Spensierati
Per la strada.


Tu che rallegri,
E fai gioire
Ogni
Contrada,


Tu che rivesti
Il mondo
D'un manto
D'innocenza,


Ma se non ci sei,
Nessuno nota
La tua
Assenza,


Fiocco di lacrime
Che cadi
Dal cielo,


Fiocco di pianto
Reso solido
Dal gelo,


Fiocco di sogni,
Che si uniscono
Ricompattati,


Sul suolo
Per esser
Calpestati,



Fiocco ordinato,
Ma non si vede
Niente,


Della tua precisa
Simmetria
Splendente,


Fiocco che cadi
Soffice
Dall'alto,


E di emozioni
Copri
Il grigio asfalto.

Quadro gotico

Sotto la luna piena c'è un castello,
Sul barbacane posa un pipistrello,
Son tutte le sue mura consumate,
Esso coprono edere intrecciate,
S'alzano verso il cielo,
Lo orlano del loro cupo velo,
Fende e strappa la notte
L'ululato di lupi a frotte e frotte,
Non c'è nessuna luce,
Soltanto il buio d'una notte truce,
Vaneggia nel silenzio
Qualche lamento dato dall'assenzio,
E su tutto troneggia
La musica che un'organo gorgheggia.


Allo strumento è seduto un vampiro,
Che suona e lascia andare un gran sospiro,
Dalle canne si levano accenti
Acuti e di gran dolor gementi,
Rimembra i dì perduti,
I giorni al sole ch'egli ha pur vissuti,
Note di basso lente,
Nel suo animo son le gioie spente,
Soltanto ne rimane,
Un tramonto che non arriva a mane,
Così grevi gemiti
Strappa all'organo con freddi fremiti,
Più che ad altro egli pensa,
All'amore perduto e alla sua assenza,


Lo sguardo fisso sopra la tastiera,
Attende ancora ma non più egli spera,
Come se lei volesse visitarlo,
E ancor pietosamente accettarlo,
Poi sul pallido volto
Si riflette un sogno che fu sepolto,
Ma è sol per un istante,
Ch'ella non ne sarà mai più l'amante,
Un giorno lei è scomparsa,
Quando scoprì la disperata farsa,
Le fece l'ammissione,
Che era soggetto alla Maledizione,
Si allontanò nel buio,
Lui tese la sua mano nel rabbuio.


Adesso ancora suona,
Il suo destino più non l'abbandona,
Rimane solitario,
Le note sta vibrando all'incontrario.

Pensieri pomeridiani

Tutto il giorno
A calcolare il tempo
Davanti
Ad orologi disintegrati,


I tuoi versi
Mi assediano
Il cervello
Come cannoni levati.


Mentre qui mi parlano
Del caldo asfissiante.


Il riflesso
D'uno spicchio di sole
Su una pentola
Di stagno.


Una lucente tela
Fatti di
Pensier di
Ragno.


Sogni
che strabordano
Stipati
In un cassetto,


Ne rimane
Ancora uno,
Quello lì,
Dove lo metto ?


Mentre qui mi parlano
Dell'Euro pencolante,


Vuoti
A perdere,
Pensar da soli
Al reso.


Io non ascolto,
Alla noia
Mi sono
Arreso.

Cade di petali una pioggia

Cade
Di petali
Una pioggia,


Cade
Di colorata
Foggia,


Scende,
E galleggia un po'
Sul mare,


Scende,
E silenziosa poi
Scompare,


Piumeggia
Fino a scender
Sui fondali,


Piumeggia,
Fra i pesci
Disuguali,


In cielo
Non son fulmini
E scintille,


Ma solo
Piàne e tenere
Faville,


Le nubi son
Di zucchero
Filato,


Da una rondine
Il cielo
E' attraversato,


Nell'acque,
Semplice,
Schiumeggia


La candida
Spuma,
Che biancheggia.

La condotta giusta

Nell'armadio sono le vesti nere,
E' la condotta giusta da tenere,
Ché mi è sembrato d'avere successo,
Con i panni che sto portando adesso,


A quanto sono io ritorno spesso,
Ad ogni maschera che addosso ho messo,
Ma nulla d'altro poi vorrei sapere,
Se non fossero che follie mere.


Ahimé! Ché non si può tornare indietro,
Ogni ambizione è infranta come vetro,
Mi adatterò a quanto è necessario,
Piccole cose da scriver sul diario,


Sia la mia vita semplice e comune,
Soprattutto da delusioni immune.

giovedì 26 luglio 2007

Fosca notte

Notte fosca,
Di presentimenti pregna,
Quando nubi nere
Soffocano la gonfia luna,
E nel buio
Soggiace
Un silenzio
Di pace.


Notte arcigna,
Che nascondi i segreti,
Che nessuno
Vuole conoscere,
Tu, paurosa,
Ti sfida
Soltanto
Chi osa.


Notte diafana,
Brilli d'argento
Sotto un velo,
Tu che sei il cielo,
E non si può tagliare
Il tuo tessuto
Di velluto
Per volare.


Fosca notte,
Coperta sul mondo,
O su una parte
Di esso,
In te si ripercuote
Ogni voce
Che la quiete
Scuote.

Le vesti nere

Quest'oggi abbandonai le vesti nere,
Non sono più sincere,
Ché voglio tornare ad amar la vita,
Ch'essa mi sia gradita,
Tornare ad annusare ogni fiore,
Della semplicità godere in cuore,
Esser sempre felice,
E non udire più quanto mi dice
Quel che ascoltai da certi antichi tomi,
Di cuoio hanno gli aromi,
Che insegnavano religione antica,
Li studiai con fatica,
Secondo cui il mondo non è bello,
Di quanto praticai qui vi favello.


Vestito sempre al solito colore,
Il segno del dolore,
Mostrai me stesso pallido d'aspetto,
Mi sembrava corretto,
Per due anni mangiai carne di mare,
Senza altro cibo quasi assaporare,
Gustata con il pane,
La pasta e colazione a inizio mane,
Non feci altro mai che lamentarmi,
Nient'altro che lagnarmi,
Ma ora tutto diventa diverso,
Ché d'altro ormai converso,
Affronto l'esistenza col sorriso,
E sereno risulto sopra il viso.


Oggi di nuovo i jeans ho indossato,
Mi son sentito grato,
Ed una bianca e decorata maglia,
Elegante si staglia,
Solo le scarpe erano ancor nere,
Ma d'altro color le vorrei avere,
Allo specchio mi guardai,
E quello che vidi molto apprezzai,
Sono uscito per ammirare il mondo,
L'ho amato fino in fondo,
E poi l'aria del giorno ho respirato,
Mi son sentito amato,
Poi come libero tornai a casa,
Scoprii che di gioia era pervasa.


Finisce anche la strada di poeta,
Sono giunto alla meta;
Seguir pensai così la religione,
Ma alle spalle lasciai tale visione,
Piuttosto apprezzerò il mio tetto,
D'altro non mi preoccupo né aspetto.

La luce del sole

Mi chiudo a te
Come si apre una ferita,
Perché io sono il vampiro,
E tu sei il sole.

mercoledì 25 luglio 2007

Il vampiro

Triste e demoniaco personaggio,
Poco importante ed ancor meno saggio,
Sono ogni giorno vestito di nero,
Perché più non desidero e non spero;


Della vita tutti i bocconi assaggio,
Li lascio saggiati al mio passaggio,
Che sian di gusto dolce oppure austero,
Mi nutro al lume d'un serale cero,


Perseguo di giorno corso comune,
Di notte invece son dal sonno immune,
Traggo dai classici vitale linfa,
Mi nutro da ogni satiro e ogni ninfa,


E per mezzo della loro energia,
Recito e scrivo la mia poesia.

Il genio imperfetto

Nella sua stanza son lambicchi e storte,
Fiale che siano lunghe oppure corte,
Nell'angolo non mancan materiali,
Per quadri che saranno negli annali,


Appartato si trova un pianoforte,
Libri stipati son dietro le porte;
Tutto è pronto e non ci sono guanciali,
Per chi per il futuro ha messo l'ali:


" Ma che prepari, genio imperfetto ?
Forse il sapere non ti fa difetto,
Ma ancor manca da te una cosa nuova,
Che ti valga per segno o come prova,


Che i tuoi lavori non sian stati vani:
" Forse verrà un'idea dopodomani. "

Perdonami

- Dedicata a mio padre -

Perdonami,
Per ogni sigaretta che ho fumato,
Per ogni chiodo conficcato
Nella mia bara,


Perdonami,
Per ogni volta che non ho ti ascoltato,
E la tua voce ho consultato
Sempre più rara,


Perdonami,
Per ogni volta che non ti ho capito,
O che non ho intuito
Il tuo bisogno,


Perdonami,
Per quando non ti sono stato accanto,
Se eri in sorriso o in pianto,
Adesso mi vergogno,


Perdonami,
Se non volendo ti ho fatto del male,
Se tristezza t'assale,
E non sono con te,


Perdonami,
Se non comprendo che sei stanco,
Quando sono al tuo fianco,
E penso solo a me,


Perdonami,
Se non ti do tutto l'affetto,
Se qualcosa d'altro aspetto,
E non ti penso,


Perdonami,
Perché alle volte nel tuo sguardo,
Vedo che non ho il riguardo
Che sarebbe il tuo compenso.


Perdonami,
Perché sono quel che sono,
Non è tornare indietro un dono,
Ma ti voglio bene.

Cresce il ramicello

Un po' alla volta cresce il ramicello,
Cresce sopra un ruscello,
E dal tronco si sporge lentamente,
E' d'ogni forza assente,
Mette un po' alla volta le prime foglie,
Perché all'improvviso vita coglie,
Si forma con pazienza,
E non rimane d'alimento senza;
Radice saggia terra con acume,
La rende nutrimento,
Ch'essa gli invia col radiante lume,
Non c'è forse spavento;
Sul tronco vive lieto,
S'agita un poco ma è sereno e quieto.

Ma poi vien con brutalità strappato,
Nel rivo vien scagliato,
E con un tuffo va in acqua corrente,
Il muoversi è fluente,
Si mostran le vie calme e mansuete,
Ma già all'inizio è preso in una rete,
Tenace essa l'afferra,
Sempre lo seguirà lontan da terra.
Poi lentamente avanza,
Lo guidan sempre l'acque delicate,
E i primi scogli scansa,
Ché alcune rocce già son affiorate,
Vorrebbe un suo percorso,
Ma dell'acque dovrà seguire il corso.


Più lontano è ormai giunto il travicello,
Ché abbandonò il ruscello,
Colpisce irti sassi e acuminati,
Nel fiume son stagliati,
I suoi urti fan gran rumore e chiasso,
Costantemente gli è sbarrato il passo,
Ruggiscon le correnti,
Le bianche spume danno acuti accenti,
Si scheggia e graffia il legno,
Mentre perde il suo cesellato aspetto,
Non ha più alcun sostegno,
Perché di sicurezza è in difetto,
Fa per precipitare,
E lo vediamo scomparire in mare.


Più non so raccontare,
Forse da lui son nati altri rami,
O è scomparso in posti più lontani,
Nessuno può saperlo;
Io l'ho perso e non posso più vederlo.

Precipitevolissimevolmente

Qualora tutto attorno
Amaro sia,
Precipiti speranza
Nella poesia.

martedì 24 luglio 2007

Come un pupazzo di paglia

Alle volte
Quando mi viene
Da piangere,

Provo a distrarmi,
Un libro, un fumetto,
Un film
Oppure anche
Un videogioco,

Ma non si spegne il fuoco,
Che mi consuma dentro,
E mi viene da
Guardare la parete,
Forse per ore,
Non aspettando più niente.

E così veramente,
Capita che passi il tempo,
Silenziosamente,
Attendendo qualcosa
Che non so.

Perché mi par d'essere
Un pupazzo di paglia,
Incapace di
Aspirare a qualcosa.

Sarà che del futuro,
Ho perso
Ogni visione,

- E' triste sensazione -

Oppure ci son stati
Molti errori

Passati.

Ma che rimangono,
Come spilli trapunti
Nell'anima,

- Che danno angoscia -

Ne colgo molti spunti
Per quello che scrivo
Ma
Non arriva un sorriso

Sul mio viso.

Solo rimane attendere,
Mentre scende il sole,
E con lui cala
La mia ombra
Sulla parete.

Il contabile

Giorno e notte, giorno e notte,
Solo documenti a frotte,
Senza sosta, senza sosta,
Noto quello che mi costa,
Senza fretta, senza fretta,
Ché nessuno più m'aspetta,
Sono solo, sono solo,
A levare il triste assolo,
Con pazienza, con pazienza,
Non ne noterò l'assenza,
Stando attento, stando attento,
Io soddisferò il mio intento,
Lavorare, Lavorare,
Sempre per dimenticare,
Non finisce, non finisce,
Il dolor che mi stordisce,
Tutto tace, tutto tace,
Lasciami un pochino in pace,
Tu che vieni, vieni e torni,
Di memorie ognor m'attorni,
Tu fantasma, spettro antico,
Che del cuore sei nemico,
Sei lontana, sei lontana,
Ma il mio tempo si dipana,
Sui miei conti, sui miei conti,
Spero che mai più m'incontri,
Ma non vale, ma non vale,
Perché ancora mi fai male,
Anche stanco, anche stanco,
Sempre annoterò ogni ammanco,
Finché un'ombra un dì verrà,
Che da te mi guiderà.

Non

Non spezzare
Delle galassie
Il corso,


Non sentire
Del dispiacere
Il morso,


Non odiare
Il tuo destino
In terra,


Che sia di
Qualche pace,
O solo guerra,


Non avere
Timore
Del domani,


Anche se a volte
Triste
Tu rimani,


Non urlare
Alle celesti
Sfere,


Non sfidare
L'astrologico
Potere,


Non riecheggi
Nel vuoto
Il tuo lamento,


Ma di quel poco
Che hai
Fatti contento,


Ché se sei solo
Sappi,
Forse c'è


Chi tra le stelle
Ama
Solo te;


Così anche se
Sul tuo futuro
Un'ombra giace,


Sorridi solo
Quando
Tutto tace.

lunedì 23 luglio 2007

L'arte è una preghiera

L'arte è una buona e candida preghiera,
Che verso l'Alto s'invola sincera,
Se suoni una nota al pianoforte,
Un po' allontanerai la nera morte,


Se una poesia scriverai la sera,
In ciel sapran che c'è chi non dispera,
Se una matita farai tua consorte,
Su altri mondi aprirai le porte;


Tutti gli Angeli saranno grati,
A chi li ha con passione allietati,
Mandando su dal mondo di qua sotto,
Che in molti casi si mostra corrotto,


Qualche cosa che renda l'uomo degno,
Che sia un poema, musica, o un disegno.

Dimmi solo se ti piace

Dimmi solo se ti piace,
Questa poesia che leggo
Anche per te,
E' Solo una foto
Senza immagine,
Solo un supporto
Che non ha più il vetro,


Dimmi solo se l'apprezzi,
E' qualcosa che non so,
Su un foglio bianco
Di neve che si scioglie,
Il suono sussurrato
Del silenzio,


Dimmi solo se l'accetti,
Prendendola così com'è,
Un soffio d'aria
Nel pieno del vuoto,
Un accento tonico,
Senza sillaba.

Dimmi solo se vorrai
Una poesia che non c'è.

Panorama

Al mattino mi sporgo alla finestra
- Vicino è una ginestra -
E vedo andar la metropolitana,
Che piano si allontana,
Più giù un coloratissimo giardino,
Lì va e gioca il bambino:
Un tempo salii sullo scivolo,
E da lì scendevo come un rivolo
D'acque di gioia piene,
Giornate che fur forse più serene,
Sul bordo abbaia un cane,
Un uomo segue e solo non rimane,
Io sono qui che aspetto,
Un poco sotto il mio vermiglio tetto.


Lo sguardo spazia sulla nuova chiesa,
E' verso il cielo ascesa,
Poi cade sulla mole antonelliana;
Le cure mie risana
Vedere dall'alto il mondo pratico,
Cosa che per me è un viatico,
In esso vivo e pur non v'appartengo,
Perché scontento i sogni miei trattengo,
Voglion volar via,
Per tenerli non v'è alcuna magia,
Come fosser cresciuti
Pulcini ch'ora sono adulti astuti,
Ma se un giorno che verrà li perderò,
Per qualche gioia, che altro troverò ?


Guardando un po' più in là vedo Superga,
Sembra che incenso asperga,
E quegli alpestri monti rinomati,
Che si sono levati
In tempi dei quali non ho memoria,
Ed hanno antica storia;
Mentre gli alberi stanno indifferenti
Dell'astro diurno sotto i raggi ardenti,
Sanno le nostre vite,
Ma d'essi non fur mai parole udite,
Ch'altri deridessero,
O che robusto spigolo avessero,
Sol essi forse saggi,
Che siano abeti, pini, oppure faggi.


Finisce la canzone,
Serrate e ferme son le lignee imposte,
Non v'è più narrazione,
Se non di quelle al vivere preposte,
Ché se n'è andato pur questo mattino;
Apro la porta e vado al mio destino.

Frenesia ingegneria

Frenesia ingegneria,
Cambia il mondo
Per magia,


Ingegneria frenesia,
Calcoli da
Psichiatria.


Tra i due dividendi
Gode solo il
Divisore,


Se sottrai i fattori
Di sicuro
Fai un errore,


Se la tele accendi
In qualche cavo
Partirà,


Un'elettrica corrente
Che lontano
Se ne va,


Pur se non la vedi
Porterà
Davanti a te,


Qualche cosa
Da vedere
Che molto lontano è,


Se un aereo
Fai volare
Di sicuro accadde che


In un dì che non è più
Qualcun volò
Pure per te,


Se di una piattaforma
Nello spazio
Tu saprai,


Non guardare in alto,
Osserva bene
Dove vai.


Frenesia ingegneria,
Riempie il mondo
Di magia,


Ingegneria frenesia,
Io non so che
Cosa sia.

Congedo

Ahimé, finisce qui la mia canzone,
Di scriver smetto almeno per un poco,
Il lume che seguii s'è fatto fioco,
Mi mancherà la versificazione,


Forse verrà un dì un'altra situazione,
Quando scriver potrò non più per gioco,
Certo sarìa per me gentile loco,
Ma del futuro ho un'altra visione.


Avessi fatto cosa più leggera,
Non avrei visto strada 'sì severa,
Ma di donar del bello ho tentato,
Ed or mi sento stanco e affaticato;


Così per ora fiacco me ne vado,
Di nostra vita ad affrontare il guado.

La chiocciola platonica

Sempre mi ha meravigliato
La spirale della chiocciola,
Chi ha tracciato col compasso
Le sue linee tenui ?
Ma soprattutto,
E' questa la chiocciola
Che incontrai un mattino,
O un'altra ?
Dite, dite: - Le somiglia ?

domenica 22 luglio 2007

Un incidente

Delle marce al silenzioso calo,
La macchina è finita contro un palo,
I vetri infranti, i gemiti, le urla,
In dramma si mutò presto la burla,
Le sirene, i motori, e poi gli allarmi,
Dei pompieri le innocue e buone armi,
S'avvicina una donna tra la gente,
Un fazzoletto porta caramente:
- Tienilo bene, no, così, così,
E non toglierlo per un po' di lì. -
Poi l'ambulanza, il letto, l'ospedale,
Dove si cerca d'arginare il male:
- E tutti gli altri sono vivi ? -
- Sì, ché non vi volle il ciel di luce privi. -

Mi piace il verso libero

Mi piace il verso libero perché
Ci posso dir quello che piace a me,
Se ti coglie all'improvviso un'intuizione,
Di scriverci un poema hai l'occasione,
Se si accende un lumino nella mente,
Puoi evitare di non raccontare niente,
Così dalla rima non sei vincolato,
Ma in pace scriverai quanto hai inventato.


Però la rima preferisco assai giacché
E' elegante esattamente come il thé,
Che preso alle cinque al tuo paese,
Può ricordarti dello stile inglese,
Fu usata da Petrarca, Dante e Tasso,
Calcolata con la riga ed il compasso,
E' precisa, equilibrata e ricca molto,
Spesso è citata da ogni uomo còlto.


Così se ad essa tornerò non vi offendiate,
Spererò che il verso mio così apprezziate,
Io amo questo scrivere per gioco,
Oppur sarà che mi si accende un fuoco
Di ritmi, che su un foglio esser tracciati,
Vogliono, sperando essere amati.

Un mattino

Piano piano,
Non scricchiola il pavimento,
Ma è traccia lucente
Che risplende al lumino


- passa un poco un po' di tempo, un pochino di tempino -


Ancora piano,
Senza fretta
Anche al buio
Può passare


- passa ancora qualche tempo, aspettiamo, aspettiam qua -


Ma da questa
Parte invece,
La gamba del letto
Si vedrà


- ticche ticche ticche ticche ticche ticche ticchettà -


Girerà
Il mio orologio
Finché la sveglia
Suonerà


- drinne drinne drinne drinne drinne drinne drinne drà -


Che sorpresa
Al mio risveglio
Una lumaca
Trovo qua !

I dischi in vinile

Rammento d'un tempo
Emozioni in scaffale
Di dischi in vinile
Stipati vicini,


Entravi in negozio:
- Ascolterei questa;
E la puntina
Dapprima grattava,


Poi melodiosa
Una canzone
Diceva parole,
Che più non ricordo,


Però i sentimenti
Son quelli rimasti,
D'un tempo passato
Lontano da me,


Laddove compravo
Talvolta dei dischi,
Si trova un ufficio
Di contabilità,


Neanche le mura
Riverniciate,
Di quella musica
Parlano più,


Ma nel mio scaffale
C'è qualche vinile,
Che come un fantasma
Ancora s'aggira,


Lo ascolto un pochino,
Ma mi par profanarlo,
Così apro il cassetto
E inserisco un CD,


Già scriverlo è freddo,
Ma è questo il progresso,
I cari ricordi
Lasciamoli lì.

Senza rime, tranne una

Come un fiocco di neve,
Un po' di luce
Chiusa dentro,


Come un camino
Spento
Da sempre,


Un sogno forse
Che fu
Dimenticato,


Oppure un'alba
Che non
Sorgerà


Mai più;


Come un libro
Chiuso
Da un lucchetto,


Un soffio d'aria
Per animare
Un fiore,


Sotto la polvere
Che cade
Dal tempo,


Io sono qui
Che non so
Cosa aspetto.

sabato 21 luglio 2007

Scusa passerotto

Scusa passerotto,
Se ti ho disturbato,
Ché te ne sei andato
Tanto lontan da me,


Provasti un quarantotto,
Chè ti ho fatto spaventare,
Avrei voluto stare
Ancora un po' con te,


Qui sulla panchina,
Tu sulla spalliera,
Entrambi qui si era
In gran felicità;


Ma su quella vicina
Volare tu volesti,
E così facesti
La tua volontà,


Ma presto una ragazza
Ti buttò del pane,
E tu che hai tanta fame,
Ti lanci proprio là,


Altri della tua razza
S'involano a mangiare,
Che ci si può saziare,
Da tal gran quantità.


Poi passi a me di fronte,
Correndo come un matto,
Hai forse visto un gatto,
Che te ne vai così ?

Vai a bere acqua di fonte,
Per buttar giù il boccone,
Sei proprio un bel ghiottone,
Tu che ti posi lì,


Adesso vai su un vaso,
Nel becco hai una mollica,
Ma quanto fai fatica,
Per poter mangiar ?


Ché meni per il naso
Tutti quegli altri,
Che vengon, fatti scaltri,
Il bene tuo a rubar ?


Ti posi sull'asfalto,
Ed i colombi astuti,
Colossi ben temuti,
Ti tocca d'evitar,


Poi ti allontani in alto,
Se un dì ci rivedremo,
Non ci riconosceremo,
Che avremo altro da far.

Per i genitori

Scrivo un poema per i genitori,
Son loro i più grandi miei tesori,
M'hanno amato da quando ero bambino,
E nei disagi stanno a me vicino,


Divido le mie gioie e i miei dolori
Con loro, che mi han dato quei valori,
Che guidan come il sole del mattino
Di vita nel sentiero adamantino.


A voi che m'aiutaste nel bisogno,
Che non credeste la mia arte un sogno,
Sia dedicata ogni mia poesia,
Con ogni scritto ed ogni cosa mia,

E ogni nota che sul piano suonai,
Ché non potrò dimenticarvi mai.

La storia di Francia

Se porrai gli eventi
Sulla bilancia,
Non peserà più gran mistero
Che la storia di Francia,


Con lei l'intera Europa
Tentò uscir dall'anarchia,
Ché il duro Carlo Magno
Spiegò la polizia,


Si unificò per prima
Come una nazione,
Fu sempre governata
Da uomini d'azione,


Vide la dinastia
De' guaritor sovrani,
Che la scròfola curavano
Col tocco delle mani.


Il sud della regione
Conobbe il Càtarismo,
Che fu invero retaggio
Dello Gnosticismo.


I Cavalier Templari
Da lei furono creati,
Quelli che il re e il papa
Poi vollero bruciati.


Fu in seguito coinvolta
In una guerra di cent'anni,
Che sul suo terreno
Portò stragi e malanni,


Finché in certo periodo
Mezza era ormai occupata;
Ma nacque una Pulzella,
Che l'ha tutta liberata,


Lei non combatteva,
Ma alzava il suo stendardo,
E come per magia,
Giungevano al traguardo,


Le milizie che guidava
Senza provar timore;
Vero è che al suo paese
Ha fatto grande onore,


Però di tanti sforzi
Così fu ripagata:
Fu venduta al nemico,
Come strega fu bruciata.


Ma un'altra atroce guerra
Trovò Francia sul sentiero,
Lottò contro dei due mondi
Il magistrale impero,


Ella seppe confrontarsi,
Ma del conflitto soffrì assai,
Ché le truppe mercenarie
Non finivan proprio mai.


Poi conobbe anche
Il regno del Re Sole,
Che recò nel mondo
Il fasto e lo splendore,


Ma in seguito la fame
Portò alla Rivoluzione,
Brillarono da essa
L'armi di Napoleone,


Egli ispirò poeti,
Cantòri e vecchi saggi,
Che furono ammirati
Dei suoi armati viaggi.


Sempre ha cambiato il mondo
Quella gallica nazione,
Perché sempre ebbe ben chiara
Del futuro la visione,


Ancora essa è una guida
Dell'antica Europa cara,
Perché al suo timone
La destinazione è chiara;


Ma se tornerai agli eventi
Sulla bilancia,
Non peserà più gran mistero
Che la storia di Francia.

venerdì 20 luglio 2007

Elisa

Al tuo nome, Elisa,
Vaga il mio pensiero,
Tornano i ricordi
A un tempo più sincero,


Alle passeggiate
Sotto verdi fronde,
Rammento ogni parola,
Nulla si confonde,


A te non piaceva
Passeggiare tanto,
Così ti lamentavi
Con la tua voce d'incanto,


Io ti lasciavo dire,
Per sentirti ancora,
Ti guardavo, ch'eri bella
Come l'alba o l'aurora,


Parlavamo spesso
Sopra le panchine,
Ricordi che dicevi
Che avevo sempre un fine ?



O rammenti quando
Cenavamo al cinese ?
Eravamo studenti,
Facevamo poche spese.


A volte al cinema
La sera ti portavo,
E poi di notte a casa
Da solo ritornavo,


Qualunque spettacolo
Ti faceva felice,
Ché desideravi
Di diventare attrice,


Sempre ti accompagnavo
Alla tua casetta,
Non starai mai più lì,
Ma essa ancor ti aspetta,


E reclamavo un bacio
Sotto il tuo portone,
Era triste allontanarmi
Da quel caro androne,


Da tempo hai traslocato,
E ciò fa ancora male
A quel corridoio,
A quelle bianche scale,


Che più non saranno
Da te resi pieni
Di luce e di gioia,
Di tutti i tuoi beni,


Ancor può capitarmi
Di cercare di te,
Come se fossi pronta
Ad uscire con me,


Ma sul campanello
C'è un altro cognome,
Allor mi rammento
Che non ho che il tuo nome;


Son passati molti anni
Dai tempi d'allora,
Ma mi capita alle volte,
Di ricordarti ancora.