martedì 21 agosto 2007

Il passeggero cieco

E' vago un percorso di miglia,
Che mai si distanzia,
Che più non arretra,


Mentre sto immobile e fermo,
Nel ghiaccio che ho attorno,
Mi sento di pietra,


Tra rocce scoscese e gradini
Di ferro battuto,
Guanciali di piuma,


I miei anni senza colori,
Il tatto e gli odori,
E ciò che profuma,


Pensieri di viole cadenti,
D'affanni perduti,
Di muoversi piano,


Sorveglia i miei passi il mio cane,
E' sempre al mio fianco,
Mi porta lontano,


I suoi occhi al posto dei miei,
Un po' di corpo in più,
Quello che manca a me,


Un cuore che sento che batte,
E che mi vuol bene,
Per quanto in me c'è;


Ma ora si struggon colori,
L'azzurro dei fiori,
Chissà com'è il cielo,


O anche la primavera,
La luce del sole,
Il fiorire d'un melo,


Null'altro rimane che buio,
Qualcosa di opaco,
Di luce un bisbiglio,


Lo schermo che non mi permette,
D'avere uno sguardo
Dal mio fermo ciglio,


E adesso che il treno va avanti,
Ho solo paura
D'errar la fermata,


Spaesato tra tutti quanti,
Che vedono il mondo,
Non forse chi guata,


Non chiedo sostegno,
Mi muoverò piano,
Per ire alle porte,


Mi guida il mio cane infermiere,
Le malferme gambe,
Le mie mani accorte;


Ma ecco la porta si chiude,
Davanti al mio corpo,
Sventura che ho avuto.


Mi volgo cercando persone,
Per avere sostegno,
Per chiedere aiuto.

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