Sotto la luna piena c'è un castello,
Sul barbacane posa un pipistrello,
Son tutte le sue mura consumate,
Esso coprono edere intrecciate,
S'alzano verso il cielo,
Lo orlano del loro cupo velo,
Fende e strappa la notte
L'ululato di lupi a frotte e frotte,
Non c'è nessuna luce,
Soltanto il buio d'una notte truce,
Vaneggia nel silenzio
Qualche lamento dato dall'assenzio,
E su tutto troneggia
La musica che un'organo gorgheggia.
Allo strumento è seduto un vampiro,
Che suona e lascia andare un gran sospiro,
Dalle canne si levano accenti
Acuti e di gran dolor gementi,
Rimembra i dì perduti,
I giorni al sole ch'egli ha pur vissuti,
Note di basso lente,
Nel suo animo son le gioie spente,
Soltanto ne rimane,
Un tramonto che non arriva a mane,
Così grevi gemiti
Strappa all'organo con freddi fremiti,
Più che ad altro egli pensa,
All'amore perduto e alla sua assenza,
Lo sguardo fisso sopra la tastiera,
Attende ancora ma non più egli spera,
Come se lei volesse visitarlo,
E ancor pietosamente accettarlo,
Poi sul pallido volto
Si riflette un sogno che fu sepolto,
Ma è sol per un istante,
Ch'ella non ne sarà mai più l'amante,
Un giorno lei è scomparsa,
Quando scoprì la disperata farsa,
Le fece l'ammissione,
Che era soggetto alla Maledizione,
Si allontanò nel buio,
Lui tese la sua mano nel rabbuio.
Adesso ancora suona,
Il suo destino più non l'abbandona,
Rimane solitario,
Le note sta vibrando all'incontrario.
venerdì 27 luglio 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento