giovedì 19 luglio 2007

Il pappagallo

Durante un piovoso mezzogiorno, mentre mi gustavo il giorno,
Leggendo le più abborracciate e inutili cazzate,
Venne lesto un pappagallo, a scocciare come il gallo,
Che t'angustia le mattinate con le sue menate:
- E' un rompiballe. - Pensai, grattandomi le palle,
Mi era tra le balle.


E distintamente ricordo, certo non me lo scordo,
Che era tutto spento dal soffitto al pavimento,
Ché era in rosso la bolletta, e nessun ti aspetta,
Ma i fili te li tagliano, anche se sei sgomento:
- Cheppalle - ripensai, ché erano due balle,
M'ero rotto le palle.


Le tende eran consunte, malandate, vecchie e unte,
E le tarme in sottofondo, con un fruscìo di fondo,
Ballando sulle punte, si mangiavan le trapunte,
Ma di tutto questo mi esasperava nel profondo
Quello scassaballe già pronto a rompermi le palle,
Mi era tra le balle.


Poi come disamino, mi feci animo:
- Di che genere sei ? - Chiesi - Ché non ti vedo il sesso,
Suvvia ti chiedo scusa, se qualcosa in me t'accusa,
Che anche se leggevo, venisti a scocciarmi lo stesso. -
Ma il rompipalle era deciso a starmi tra le balle,
Ancora tra le palle.


Certo che come giornata, era proprio sfigata,
Senza sole, né luce, un pappagallo ci mancava,
Che venisse a fare il duro, profittando dello scuro,
Poi con le zampe la candela a terra mi buttava,
Volèa mostrarsi il rompiballe anche scassapalle,
Mi era tra le balle.


'Sì tanto era svaccato, che mi ero già incazzato,
Così mi voltai, feci finta di andarmene allora,
Ma quello era un po' stronzo, e con la sua faccia di bronzo
Pronunziò soltanto due parole, e cioé: - Era ora.
- Questo è rompere le balle! - Dissi a quello stressapalle,
Ancora tra le palle.


Lui lesto alzò le ali, e mi cacò negli stivali,
Certo che svolazzando non mostrava alcun rispetto,
Ché a me non s'inchinava, piuttosto mi sputtanava,
Non so se questo facesse per stizza o per dispetto,
Ma proprio mi frantumò le palle, quel tritaballe,
Mi era tra le balle.


E quel bastardo sorrideva, ché mi derideva,
Così mi volsi a dirgli in preda alla disperazione:
- Che significa il tuo nome ? Oppure il tuo cognome ? -
Sperando di distrarlo dalla mala operazione,
Rispose lo scassapalle, mentre alzava le spalle:
- Fuori dalle balle.


Se prima ero incazzato, or mi sentii meravigliato,
Ché nessuno fu mai sbattuto fuori da un uccello,
Quello era indifferente, gl'importava proprio niente,
Che in una delle camere era entrato del mio ostello,
Continuò il rompipalle, riecheggiando nella valle:
- Fuori dalle balle.


Poi col suo peso piegò il fusto del d'Efesto busto,
Che già abbastanza gobbo mi parèa per conto suo,
Io cercai di parlare, e con lui di ragionare,
Ma distinguer per niente lui sapeva tra il mio e il tuo,
Disse anzi il tritaballe, con linguaggio da stalle:
- Fuori dalle balle.


- Io stavo bene solo e non sopporto qui il tuo volo. -
Volli dire a quel tipo dall'aspetto impertinente:
- Ché anche senza amici si può essere felici. -
Ma quello mi puntava col suo sguardo indifferente,
Sarebbe stato il rompiballe forte a Roncisvalle:
- Fuori dalle balle.


Ormai ero esasperato, ero rimasto senza fiato,
Mi chiesi se il suo padrone non fosse un disgraziato,
Che lo aveva preparato e molto bene addestrato,
Affinché il mio pomeriggio fosse tutto guastato,
Urlava lo scassapalle, fin oltre le mie spalle:
- Fuori dalle balle.


Pensai: - Questo m'assedia. - Così presi la mia sedia,
A mia volta decidendo di pensare ai fatti miei,
Lo guardai dritto negli occhi, e lui m'attaccò i pidocchi,
Che contati con le tarme facèan quarantasei,
Intanto il rompipalle acchiappava le farfalle:
- Fuori dalle balle.


La candela ancor bruciava e la casa s'incendiava,
Vidi negli occhi suoi rispecchiarsi un rosso fuoco,
Con la foga d'un corridore corsi all'estintore,
Rimaneva poco per esser costretto al trasloco,
Ma a frantumar le palle continuava il tritaballe:
- Fuori dalle balle.


Mi sarebbe costato l'incendio un grave dispendio,
Si diffondevano in aria il fumo e il molesto odore
Del tappeto bruciacchiato, ahimé quanto l'ho pagato,
Disse: - Era ora; mentre mi si spezzava il cuore
Quel scassapalle, io ero tra le bruciate falle,
E poi: - Fuori dalle balle.


- Per te, disgraziato, finì il mio tappeto bruciato. -
Gli dissi mentre lo scempio guardava compiaciuto:
- Ora uno nuovo mi comprerai o i soldi procurerai,
Per ricucire quel tappeto che ho tanto sbattuto. -
Ma lontano è il rompiballe dall'orientale calle,
Ripete: - Fuori dalle balle.


- Con un colpo finale hai distrutto il tappeto orientale,
Almeno se volto le spalle non dire: - Era ora,
Se brucia la dimora, non ripetere: - Era ora.
Ché solo questo, e anche di peggio tu hai detto sinora.
Ma mi volta le spalle, scuotendo bene le palle:
- Fuori dalle balle.


- Adesso lascia la mia casa, se al suolo non l'hai rasa -
Gli dissi, ché ero al punto di non farcela proprio più:
- E più non venire, se in arrosto non vuoi finire. -
Ma a quanto pare quello proprio non la mandò giù,
Deciso scosse il rompipalle le sue cornee gialle:
- Fuori dalle balle.


Lui si sventolava, la man la pentola afferrava,
Ed a lui mi avvicinai senza far troppo rumore,
Poi mi sollazzava il condimento che pronto stava,
E presto mi tornarono il sorriso e il buonumore,
Non c'era miglior modo per portar quel cuocipalle
Fuori dalle balle.


Questa sera, per scrivere questa parodia delle balle, mi sono proprio fatto due palle ( n.d.a)

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